L’autoaccusa di Angelo Izzo, uno dei tre mostri del Circeo

Colasanti
Izzo

Non finisce di stupire Angelo Izzo, che si è autoaccusato anche della morte di un’altra ragazza, che avrebbe rapito e ucciso con la sua banda. Si tratta di Rossella Corazzin, la ragazza di San Vito al Tagliamento, sparita il 21 agosto 1975 dai boschi di Tai di Cadore, mentre era in vacanza. A rivelarlo è stato l’Adnkronos che precisa  come le dichiarazioni di Izzo non siano state ritenute credibili tanto che la Procura di Perugia aveva archiviato l’inchiesta. Per i magistrati perugini si tratta di circostanze non riscontrabili. Angelo Izzo attualmente è detenuto nel carcere di Velletri, dove sta scontando la pena per il duplice omicidio di Ferrazzano. La minore, secondo quanto riferito da Izzo, sarebbe stata sequestrata dalla banda di criminali romani in vacanza in Cadore e portata sul lago Trasimeno dove sarebbe stata violentata da 10 uomini e poi uccisa. Un mese prima si era consumato il massacro del Circeo, nella notte tra il 29 e il 30 settembre 1975, quando Izzo, Andrea Ghira e Gianni Guido picchiarono, violentarono e annegarono una studentessa di 19 anni, Rosaria Lopez, e ridussero in fin di vita una sua amica di appena 17 anni, Donatella Colasanti, che riuscì a salvarsi solo facendosi credere morta. Nel 2005, Izzo si rese responsabile di altri due omicidi: quello di Maria Carmela Limucciano e Valentina Maiorano, rispettivamente moglie e figlia di Giovanni Maiorano, esponente della Sacra Corona Unita. Izzo, divenuto amico del boss in carcere a Palermo, si era conquistato la fiducia delle due donne e, non appena ottenuto dai giudici il permesso di uscire dal carcere, le uccise e le seppellì in una villetta a Ferrazzano in provincia di Campobasso. Un  personaggio nent’affatto tranquillo. L’altro personaggio che poi sfuggì alla cattura, Ghira, l’unico dei tre a sfuggire alla giustizia, sarebbe morto nel ’94 in Spagna e sarebbe stato sepolto nel cimitero di Melilla sotto falso nome dopo essersi arruolato nella legione straniera. Nel 2005 la Procura di Roma dispose la riesumazione della salma per effettuare la comparazione del Dna e il suo cadavere identificato. I familiari delle vittime hanno però contestato le conclusioni della perizia, sostenendo che le ossa sarebbero quelle di un parente di Ghira. Ora la nuova decisione della Procura capitolina.

 

Articoli Correlati

- No Comments on this Post -

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *