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Terence Hill

Il suo nome e cognome italiano ormai lo ricordano in pochi, che ha usato all’esordio della sua carriera cinematografica, ma Mario Girotti, alias Terence Hill, parla dei rapporti tra l’Italia e Germania, che a suo parere, “si dicono tante bugie in Italia con il solo scopo di prendere più voti, perché Angela Merkel in realtà è molto pro-Italia e il resto è propaganda.” Di padre umbro e mamma tedesca di Dresda, si trova a fare  un insolito ruolo di “pontiere” tra due culture. L’attore si trova a Berlino, in occasione della presentazione del suo ultimo film all’Italian Film Festival: “Il mio nome è Thomas” è un road movie di ambientazione western di cui è attore, regista e sceneggiatore, un film che ha segnato il suo ritorno al cinema dopo film di grande successo come “I quattro dell’Ave Maria”, “Il mio nome è Nessuno” e “Lo chiamavano Trinità”, spesso interpretati in coppia con l’amico Bud Spencer. Sono parole di amarezza quelle dell’amatissimo interprete di Don Matteo sui rapporti tra Italia e Germania in questa fase storica. Come ha dichiarato l’attore “in realtà la Germania è più amica degli altri paesi dell’eurozona, solo che dire che i Paesi Bassi pretendono il rispetto dei patti con l’Unione europea non fa effetto mentre la Germania è forte e fa più effetto.  Tra i due paesi secondo me c’è una fratellanza ma è, come dire, messa da parte perché non serve in questo momento”. Terence Hill è tornato alla regia dopo tanti anni, dopo aver girato Don Camillo nel 1983 e Lucky Luke nel 1991, e dopo aver interpretato da protagonista le 11 serie televisive di Don Matteo. Ha raccontato l’attore citando il maestro del western, con cui ha passato tanti anni insieme e tante ore alla moviola nel periodo di ‘Il mio nome è nessuno’: “C’era un desiderio, dopo tanta televisione, di tornare a qualcosa di epico e non di quotidiano, un po’ come si facevano i film di Sergio Leone”. Il suo ultimo film, dedicato a Bud Spencer, è stato presentato a Dresda in agosto con un maxi schermo all’aperto sullo sfondo della Frauenkirche, davanti a cinquemila persone e “per me è stato un grande onore e anche una cosa molto emotiva”. A Dresda, la città della madre, lo lega un rapporto particolare: “io fino a 6 anni parlavo solo tedesco poi mia mamma è morta giovane e non l’ho parlato più” ma una cosa l’ ha ricordata bene, l’attore classe 1939,ossia  il bombardamento anglo-americano del 1945. Ma Hill preferisce sorvolare e non parlarne, mentre racconta con piacere la calda accoglienza che ha avuto in un paese solitamente noto per la sua freddezza. In futuro Terence Hill ha in mente di fare un film tratto da un libro di un autore americano, di cui ha comprato i diritti, e che si ambienta proprio in Germania.

 

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