Damiano Coletta
Damiano Coletta

Damiano Coletta presidente della civica Latina Bene Comune in una nota mette in guardia da possibili lottizzazioni del nuovo consiglio di amministrazione di Acqualatina SpA  che si dovrà fare nei prossimi giorni. Ecco la nota: Latina Bene Comune intende ribadire con fermezza la necessità che i Commissari straordinari, attualmente amministratori di sette Comuni dell’ATO 4 (Latina, Terracina, Nettuno, Priverno, Minturno, Itri e Castelforte), si oppongano a qualsiasi tentativo di ulteriore lottizzazione del Consiglio di Amministrazione di Acqualatina. C’è una ragione tecnica, prima ancora che politica, per affermare questa banale necessità democratica. Per il rinnovo del CdA è prevista la votazione con una doppia indicazione: i Comuni proprietari del 51% delle azioni devono esprimere le proprie preferenze per selezionare tre componenti di loro competenza, mentre il socio privato Veolia deve solo indicare i suoi due rappresentanti in sede di assemblea dei soci per il rinnovo delle cariche. Lo stesso metodo si applica per l’elezione del Collegio Sindacale. I Comuni attualmente commissariati detengono quasi il 23% delle azioni complessive di Acqualatina: quindi sono i legittimi proprietari di quasi la metà del capitale sociale in mano ai soci pubblici. Va da sè che una votazione in assenza dei rappresentanti di questi Comuni, elettivi o commissariali che siano, rappresenterebbe una grave lesione dei diritti di elettorato attivo e passivo dei cittadini residenti in questi Comuni. A questa ragione tecnica poi se ne aggiungono altre due di carattere politico. La prima riguarda il fatto, ben noto all’opinione pubblica, che i commissariamenti dei Comuni di Latina e Terracina sono derivati dalla sfiducia imposta dal senatore Claudio Fazzone, a causa del tentativo del partito Fratelli d’Italia di nominare direttamente i propri componenti nel CdA della società: una votazione per il rinnovo di questo organismo in assenza dei rappresentanti di questi Comuni potrebbe portare ad un colpo di mano rispetto al quale, se realizzato, anche il Partito Democratico dovrebbe dare parecchie spiegazioni agli utenti. La seconda ragione riguarda il mancato rispetto della volontà popolare espressa dai cittadini con i referendum del 12 e 13 giugno 2011. Anche a Latina quasi il 58% degli elettori (in assoluto il 52% degli aventi diritto – cioè la maggioranza assoluta), in buona parte contraddicendo le indicazioni dei partiti di riferimento, hanno votato per una drastica inversione del modo in cui si sta gestendo il servizio idrico integrato nell’ATO 4, come nel resto del Paese. Latina Bene Comune farà la sua parte fino in fondo affinché questa volontà venga rispettata.”

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