L’ASSASSINIO DI SIMONETTA CESARONI IN VIA POMA IL 7 AGOSTO DEL 1990

Il trasporto del corpo di Simonetta Cesaroni
Il trasporto del corpo di Simonetta Cesaroni
Simonetta Cesaroni
Simonetta Cesaroni

Il 7 agosto del 1990 viene trovata morta a Roma nell’ufficio di Via Carlo Poma 2 dove lavorava Simonetta Cesaroni, trafitta da 29 coltellate in varie parti del corpo. Simonetta aveva 20 anni e lavorava per l’Associazione Italiana Alberghi della Gioventù che aveva come presidente Francesco Caracciolo Di Sarno. Il delitto rappresenta uno dei casi giudiziari più complessi della storia italiana segnato da anni da gravi errori che ne hanno compro messo le indagini. Tra gli indagati, poi definitivamente scagionati, ci sono stati Pietrino Vanacore, che era uno dei portieri dello stabile di Via Poma, prima arrestato, poi processato ed infine assolto perché il fatto non sussiste, e Federico Valle, il primo dei sospettati che abitava nello stabile dove Simonetta lavorava, anche lui sospettato ma scagionato dall’esame del DNA e anche dal fatto che gli investigatori hanno riscontrato che Valle non aveva alcuna ferita che Simonetta prima di morire aveva creato al suo assassino nel tentativo di difendersi. Valle era nipote dell’architetto Cesare Valle che aveva lo studio in Via Poma. Nell’aprile un altro colpo di scena: una nuova indagine porta a sospettare di Raniero Busco, il fidanzato di Simonetta prima che ella fosse uccisa. Condannato in primo grado per omicidio volontario aggravato a 24 anni di carcere, durante il processo di appello venne difeso dall’avvocato Coppi, colui che fece assolvere Andreotti dall’accusa di associazione di stampo mafioso durante i sette anni di processo che era stato intentato contro di lui, facendolo assolvere in appello per non aver commesso il fatto e con l’assoluzione in via definitiva della Cassazione Busco esce definitivamente di scena. Pietrino Vanacore, che dopo i fatti di Via Carlo Poma si era trasferito a Torre Ovo, nell’imminenza del processo contro Busco il quale doveva essere convocato come testimone, si suicida lasciando un biglietto dove vi era scritto questo: “Venti anni di sofferenza e sospetti portano al suicidio.” A 25 anni dal delitto il caso Cesaroni non ha ancora trovato il suo colpevole, che probabilmente potrebbe essere anche morto. Una domanda sorge spontanea: ma se voleva fare sesso con lei, visto che il suo cadavere è stato ritrovato seminudo, perché ucciderla? Cosa voleva nascondere il suo assassinio? Forse Simonetta conosceva il suo violentatore – assassino? A questi interrogativi ancora, dopo tanto tempo, non si è trovata risposta e forse non ci sarà mai.

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