Lascia il centro di identificazione ed espulsione ed uccide una donna

Carabinieri

Un cavillo giudiziario ha permesso ad un migrante di uccidere una donna: Moussad Hassane ha potuto lasciare il Centro di identificazione ed espulsione (Cie) di Bari Palese e vendicarsi della sua ex uccidendola. L’uomo, un 40 enne egiziano, si trova in carcere a Lodi per aver ucciso a coltellate Antonia D’Amico, la lodigiana di 54 anni che il 16 maggio 2015 fu trovata senza vita nel suo appartamento in centro. Il killer ha ucciso la D’Amico con tre coltellate, di cui due mortali dritte al petto. La donna aveva tenuto nascosto ai figli la relazione, spesso violenta, che aveva con l’egiziano. Hassane  fino a pochi giorni prima dell’omicidio, era al Cie (Centro di identificazione ed espulsione) di Bari, dove era in custodia in attesa di espulsione in seguito alla denuncia per maltrattamenti firmata proprio della D’Amico. Poi, a sorpresa, era stato liberato. E per vendetta l’egiziano aveva preso un treno diretto a Lodi, si era recato a casa della donna e dopo una breve discussione l’aveva uccisa ed poi è fuggito. L’arresto era avvenuto all’aeroporto di Fiumicino mentre si stava per imbarcare per tornare in Egitto. Ma come è potuto accadere che Moussad Hassane, egiziano irregolare, sia stato rimesso in libertà? L’espulsione dell’uomo era stata decretata il 16 aprile 2015, circa un mese prima dell’omicidio, dal prefetto di Lodi. Tuttavia in quell’occasione la Questura non aveva potuto eseguire l’allontanamento di Hassane perché come ha riportato Il Giorno: “non era immediatamente disponibile idoneo vettore e inoltre l’uomo non era in possesso di passaporto”. Per questo gli uffici di olizia avevano disposto che lo straniero fosse trattenuto nel Cie di Bari “per il tempo strettamente necessario” prima di procedere con il rimpatrio. Hassane  dal 2013 continuava a chiedere protezione internazionale, a marzo 2015 aveva presentato l’ennesimo ricorso, questa volta alla corte d’Appello di Bari (l’udienza era stata fissata a fine luglio 2015). E così, il 15 maggio 2015 il giudice del tribunale di Bari, che doveva decidere se rinnovare la sua permanenza al Cie, aveva dovuto rigettare l’istanza di proroga, liberando l’egiziano appena dopo 30 giorni di permanenza nel centro perché in attesa dell’udienza sull’istanza. Poche ore dopo l’uomo aveva preso il treno e si era presentato a Lodi dalla sua ex per vendicarsi. Il giorno dopo aveva cercato di scappare, prendendo il primo aereo per Il Cairo, ma all’aeroporto di Fiumicino era stato fermato poco prima dell’imbarco. Il figlio minore di Antonella D’Amico, Rocco Mazza non riesce a darsi pace, e lo ha raccontato al Giorno: “L’assassino di mia madre è stato liberato dal Cie di Bari per decorrenza dei termini. È una grande ingiustizia, perché è una morte che si sarebbe potuta evitare se quest’uomo fosse stato espulso subito. Valuterò come procedere quando la condanna diventerà definitiva. Intanto ho intenzione di scrivere una lettera al ministro dell’Interno Matteo Salvini”. Il 22 giugno scorso la corte d’Appello di Milano ha confermato anche in secondo grado (la prima sentenza è del 26 maggio 2016) la condanna a 30 anni per l’egiziano. Si attende la Cassazione il 4 luglio:  “L’assassino di mia madre ha ottenuto un avvocato pagato dallo Stato  Adesso andrà in Cassazione. Io invece non potrò permettermi di pagare un legale in grado di rappresentarmi in aula”.

 

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