Cosa fareste se domani mattina vi svegliaste e vi accorgeste che il vostro nucleo famigliare si è allargato improvvisamente a sette persone?

Vi è la  comune abitudine di sorprendersi difronte a una mamma che con orgoglio ostenta la frase: “Ho cinque figli”. Una sorpresa che non è da sottovalutare. Si tende sempre ad enfatizzare l’aspetto economico che ciò comporta, non a caso oggi è il motivo principale che spinge molte coppie sposate o di fatto a rimandare il passo piu importante, “fare bambini”. Ma l’arte di vivere in una famiglia numerosa non riguarda prettamente l’economia, bensì le fasi di gestione dell’intero nucleo in tutti i suoi aspetti, quotidianamente (o almeno, dal lunedì al sabato).

Fase 1. Ore 7:00, suona la sveglia: una mamma si alza e va nella stanza delle bambine, tre per la precisione. Si accerta che si stiano svegliando, apre gli scuri lasciando le finestre aperte, in modo tale da arieggiare la stanza e rendere il risveglio il più efficace e tragico possibile. Procederà ugualmente per la camera affianco, quella dei due maschi, i più grandi dei cinque figli.

La fase 2 prevede un sistematico riempimento del bagno, e uno spontaneo e coordinato scambio di ruoli: le gemelle che si vestono, uno dei maschi in postazione water e i restanti due membri sul lavandino a lavarsi faccia e denti. Quando la postazione water sarà libera, scatterà automaticamente la corsa verso di essa, tutti improvvisamente vestiti da maratoneta con un cardiofrequenzimetro a regolare il battito. Qualche piccola discussione che recita tutte le mattine le stesse battute: “C’ero prima io, devo ancora vestirmi!” – “Devo solo fare la pipì”- “Muoviti che sennó faccio tardi” – il tutto interrotto da una domanda tipica, una tra le tante: “Mammaaa sai dove sono le mie scarpe Adidas?”. Un bagno di 10 mq che sebbene ospiti cinque persone contemporaneamente, non è ancora troppo piccolo. Inutile raccontare che la fase 2 é quella che richiede piu tempo. Ma l’aspetto che rimane inspiegabile é che sebbene in casa ci fossero due bagni, uno al piano di sopra e l’altro in quello di sotto, l’unico ad essere utilizzato era quello di sopra. Mi è parso di capire che a chiunque abbia un secondo bagno succeda esattamente lo stesso, perciò sono arrivata alla conclusione che sia una forza naturale evitare l’esistenza di un secondo bagno. Un po’ come la sparizione dei calzini in lavatrice.

Comunque quando inizia la fase 3, le bambine sono in macchina aspettando di essere accompagnate a scuola, e i maschi in sella alla bici diretti verso la fermata dell’autobus.

Tutto regolare. I figli a scuola e i genitori a lavoro. Fase 4, la pace dei sensi.

Fase 5: i pranzi. Un tavolone apparecchiato, sette piatti, sette bicchieri, sette forchette, sette coltelli. I piatti e bicchieri di plastica sembrano essere la piú grande invenzione dell’uomo. Gli orari dei ragazzi non coincidono con quelli delle ragazze, ma si farà in modo di aspettare l’arrivo di tutti. Se non si riesce, allora i maschi riempiranno i loro piatti e si posizioneranno difronte a una puntata di The Simpson godendosi il pranzo. Lo sparecchiamento spetterà nei giorni pari al primogenito e nei giorni dispari al secondo, decisione derivante da una punizione che doveva essere inizialmente temporanea, ma che é stata tramandata negli anni successivi anche alle ragazze e che tutt’ora vige. Ma questo punto verrà affrontato in seguito.

Il pomeriggio racchiude la fase 6, scandito da siesta pomeridiana, compiti, un’ora di tv, la merenda, i giochi in giardino o all’interno se fuori piove, e gestione dei trasporti e degli orari degli sport di tutti.

Ovviamente il destino ha sempre fatto in modo che  nulla di tutto cio  coincidesse: alle cinque le bambine a pattinaggio artistico fino alle sette, ma dalle sei alle otto calcio per i ragazzi. Si creava un vortice di andata e ritorno, di quei fastidiosi &su e giu& assolutamente inevitabili. I sabati pomeriggio a vedere le partite di calcio nei paesini piu impensabili della terra, e le domenice pure. I ragazzi hanno tre anni di differenza, non giocano nella stessa squadra, ergo sempre in giorni diversi. E cosi accadeva quando il pattinaggio e il calcio sono diventati a loro volta equitazione/basket/judo e pallavolo. E cosi via.

Giunge la sera, il dopocena, la fase 9 – la 7 e la 8 ve le sveleró più avanti. Il desiderio di mamma e papa è di vedere i figli a letto alle nove e mezza. Regola che, giuro devo ancora capire come, è sempre stata rispettata. Prima che la pace si impossessi delle mura della casa però vi è un’ultima questione di fondamentale importanza. Le lotte per il telecomando. Sono quelle battaglie in cui vince sempre il più grande che, per illogica motivizione, deve avere la precedenza sui piu piccoli. Anche quando avrete cinquant’anni, le cose non cambieranno.

E mentre ci si addormenta, un padre legge la fiaba alle bambine, perché i ragazzi oramai sono troppo grandi. Anche se ha sonno, lui sta su una sedia e con un tono di voce pacato racconta ogni sera una storia diversa.

La fase 10, in cui una mamma e un papá si ritrovano a letto, probabilmente stanchi. Probabilmente felici. Hanno portato a termine anche oggi il lavoro più difficile che esista: fare i genitori.

Okay, dalla descrizione si, sembra proprio essere una quotidianitá caotica. Ma è bello. Bellissimo. So che la terminologia può sembrare scontata, ma non c’è niente di scontato nel vivere cosi felicemente. Ed è difficile da dimenticare, perchè una volta che volge al termine lascia una voragine enorme. L’arte di vivere in una famiglia numerosa è tanto faticosa quanto irrinunciabile. Dal momento in cui tutti i membri hanno un carattere diverso dall’altro, sedersi a tavola diventa motivo di condivisione e di risate, quelle da crampi allo stomaco. E a quanto le liti? Sapere di avere la libertà di discutere senza il timore di ritrovarsi soli o divisi a metà perché basta solamente andare nella parte opposta della casa e ritrovarsi dopo dieci minuti per risolvere tutto. Quando non si ha paura di mostrare affetto, con un abbraccio senza motivo. E anche se a volte avremmo voglia di stare lontani, abbiamo la certezza che la nostra famiglia non permetterà mai di sentirci soli. Di lasciarci soli.

L’arte di vivere in una famiglia numerosa, e di una famiglia in generale, è arte se la sappiamo apprezzare e valorizzare tutti i giorni.

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