Lina Merlin
Lina Merlin
Ingresso casa chuisa
Ingresso casa chiusa

Si ricorda un film di Totò tanti anni fa che con Peppino De Filippo negli anni d’oro, con Totò ormai anziano di una trama dei una casa che Peppino trovò a poche lire, ma che lui sapeva che era un a casa chiusa dove si esercitava la prostituzione e Totò, nelle vesti del nonno ricordava perfettamente questo posto perché ci era stato da giovane. Gli italiani, inutile dirlo, rimpiangono e non da ieri, ma dall’altro ieri la chiusura della case chiuse, le case di tolleranza dove si esercitava la prostituzione di donne maggiorenni. Era la valvola di sfogo dei ragazzi e degli adulti che venendo qui sfogavano le loro voglie di un certo tipo e si controllavano le prostitute a tutti i livelli, sanitario e morale, d’altronde una donna che faceva quel mestiere sapeva a cosa andava incontro.

Ma la legge 75 del 20 febbraio del 1958 era una legge che doveva essere fatta, in quanto  lo imponeva l’ONU che voleva la tutela di tutti i diritti dell’uomo e della donna in questo caso come essere umano. La promotrice e prima firmataria della legge era una maestrina veneta, parlamentare nelle file del Partito Socialista Italiano Lina Merlin, ma in realtà già nel 1948 il ministro DC Scelba aveva cominciato a non concedere più licenze per le casa chiuse. Essendo l’Italia entrata nell’ONU nel 1955 rischiava forti sanzioni perché di fatto le case di tolleranza erano gestiste dallo stato che ci guadagnava e non poco. Rischiava di finire sotto processo addirittura e quindi il Parlamento dovette decidersi a stabilire una legge che venne votata il 20 febbraio del 1958 con 385 si all’abolizione e 115 no. Ma chi era Lina Merlin? Nata a Portonovo (Padova) ma cresciuta a Chioggia (Venezia), la futura senatrice aveva ricevuto in gioventù una rigida formazione cattolica e si era diplomata maestra in un istituto delle Canossiane. Poi, emigrata in Francia durante gli anni del fascismo, si era avvicinata a socialisti esuli (fra cui Matteotti), aveva militato come partigiana e dopo la guerra era stata eletta all’Assemblea Costituente nelle file del Psi. In Senato era entrata nel 1948, diventando subito un simbolo. Va detto comunque che quel “simbolo” non aveva inventato nulla: infatti la sua legge era praticamente fotocopiata da un provvedimento analogo, varato in Francia nel 1946 per iniziativa di due personaggi molto diversi: Marcel Roclore, deputato repubblicano (di destra), e Marthe Richard, una donna controversa, ex-prostituta, ex-spia ed ex-pilota di aerei, che nel dopoguerra era stata eletta consigliere comunale a Parigi. La Richard aveva fatto da apripista con un decreto locale che Roclore aveva poi trasformato in legge nazionale.  L’idea-base della legge francese (tuttora in vigore, nota appunto come “Loi Richard”) era la stessa adottata poi in Italia: chiudere i bordelli ufficiali, punire come reato lo sfruttamento della prostituzione, ma non dire nulla sulla prostituzione in sé, che finiva in una sorta di limbo, non più legalizzata ma neppure vietata. Dettaglio curioso: dopo essere diventata famosa con la sua battaglia, la Richard si era dedicata ad attività culturali creando fra l’altro un premio di letteratura erotica. Invece Roclore era diventato ministro della Salute.

Se Dino Buzzati aveva detto che la Merlin era come “Erostrato, che è leggenda abbia appiccato il fuoco alla grande Biblioteca di Alessandria, distruggendo un grande capitale”.  Ed Indro Montanelli aveva detto che fu addirittura “un colpo di piccone” capace di “far crollare l’intero edificio” su cui si basava la società italiana. Ormai Lina Merlin era bollata come la donna che fece chiudere le case chiuse.  Ma poi Lina Merlin smise di fatto a fare politica, in quanto dopo poco tempo che entrò in vigore la sua legge, alle successive consultazioni elettorali venne esclusa dalle candidature. Lei quindi si dimise dal PSI, stracciandone addirittura la tessera attaccando tutto e tutti, “fascisti rilegittimati, analfabeti politici e servitorelli dello stalinisimo”. Si ritirò a vita privata a Milano e scrisse le sue memorie pubblicate postume. Morì a Padova nel 1979. Ma il problema rimase, perché le prostitute prima esercitarono in alberghi e pensioni compiacenti, poi si misero in strada dove ben presto la criminalità organizzata aveva capito che poteva guadagnarci e non poco, creando non pochi problemi per le forze dell’ordine.

 

Ecco il testo della legge:

LEGGE “MERLIN” 20 FEBBRAIO 1958, N. 75


Abolizione della regolamentazione della prostituzione e lotta contro lo sfruttamento della prostituzione altrui.

 

Capo I – Chiusura delle case di prostituzione

 

Art.1

E’ vietato l’esercizio di case di prostituzione nel territorio dello Stato e nei territori sottoposti all’amministrazione di autorità italiane.

 

Art.2

Le case, i quartieri e qualsiasi altro luogo chiuso, dove si esercita la prostituzione, dichiarati locali di meretricio ai sensi dell’art. 190 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931, numero 773, e delle successive modificazioni, dovranno essere chiusi entro sei mesi dall’entrata in vigore della presente legge.

 

Art.3

Le disposizioni contenute negli artt. 531 a 536 del Codice Penale sono sostituite dalle seguenti: “E’ punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da Euro 260,00 a Euro 10.400,00, salvo in ogni caso l’applicazione dell’art. 240 del Codice penale:
1) chiunque, trascorso il termine indicato nell’art. 2, abbia la proprietà o l’esercizio, sotto qualsiasi denominazione, di una casa di prostituzione, o comunque la controlli, o diriga, o amministri, ovvero partecipi alla proprietà, esercizio, direzione o amministrazione di essa;
2) chiunque avendo la proprietà o l’amministrazione di una casa od altro locale, li conceda in locazione a scopo di esercizio di una casa di prostituzione;
3) chiunque, essendo proprietario, gerente o preposto a un albergo, casa mobiliata, pensione, spaccio di bevande, circolo, locale da ballo, o luogo di spettacolo, o loro annessi e dipendenze o qualunque locale aperto al pubblico od utilizzato dal pubblico, vi tollera abitualmente la presenza di una o più persone che, all’interno del locale stesso, si danno alla prostituzione;
4) chiunque recluti una persona al fine di farle esercitare la prostituzione, o ne agevoli a tal fine la prostituzione;
5) chiunque induca alla prostituzione una donna di età maggiore, o compia atti di lenocinio, sia personalmente in luoghi pubblici o aperti al pubblico, sia a mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità;
6) chiunque induca una persona a recarsi nel territorio di un altro Stato o comunque luogo diverso da quello della sua abituale residenza, la fine di esercitarvi la prostituzione ovvero si intrometta per agevolarne la partenza;
7) chiunque esplichi un’attività in associazioni ed organizzazioni nazionali ed estere dedite al reclutamento di persone da destinare alla prostituzione od allo sfruttamento della prostituzione, ovvero in qualsiasi forma e con qualsiasi mezzo agevoli o favorisca l’azione o gli scopi delle predette associazioni od organizzazioni;
8) chiunque in qualsiasi modo favorisca o sfrutti la prostituzione altrui.
In tutti i casi previsti nel n. 3) del presente articolo alle pene in essi comminate, sarà aggiunta la perdita della licenza d’esercizio e potrà anche essere ordinata la chiusura definitiva dell’esercizio.
I delitti previsti dai numeri 4) e 5), se commessi da un cittadino in territorio estero, sono punibili in quanto le convenzioni internazionali lo prevedano.

 

Art.4

La pena è raddoppiata:
1) se il fatto è commesso con violenza minaccia, inganno;
2) se il fatto è commesso ai danni [di persona minore degli anni 21 o]* di persona in stato di infermità o minoranza psichica, naturale o provocata;
3) se il colpevole è un ascendente, un affine in linea retta ascendente, il marito, il fratello, o la sorella, il padre o la madre adottivi, il tutore;
4) se al colpevole la persona è stata affidata per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza, di custodia;
5) se il fatto è commesso ai danni di persone aventi rapporti di servizio domestico o d’impiego;
6) se il fatto è commesso da pubblici ufficiali nell’esercizio delle loro funzioni;
7) se il fatto è commesso ai danni di più persone;
7 bis) se il fatto è commesso ai danni di una persona tossicodipendente.
(* Parole soppresse dall’articolo 18 della legge 3 agosto 1998, n. 269).

 

Art.5

Sono punite con la sanzione amministrativa pecuniaria da Euro 16,00 a 93,00 le persone dell’uno e dell’altro sesso:
1) che in luogo pubblico od aperto al pubblico, invitano al libertinaggio in modo scandaloso o molesto;
2) che seguono per via le persone, invitandole con atti e parole al libertinaggio.
Le persone colte in contravvenzione alle disposizioni di cui ai nn. 1) e 2), qualora siano in possesso di regolari documenti di identificazione, non possono essere accompagnate all’Ufficio di pubblica sicurezza.
Le persone accompagnate all’Ufficio di pubblica sicurezza per infrazioni alle disposizioni della presente legge non possono essere sottoposte a visita sanitaria.
(Modificato dall’articolo 82 Decreto Legislativo 30 dicembre 1999, n.  205).

 

Art.6

I colpevoli di uno dei delitti previsti dagli articoli precedenti, siano essi consumati o soltanto tentati, per un periodo variante da un minimo di due anni ad un massimo di venti, a partire dal giorno in cui avranno espiato la pena, subiranno altresì l’interdizione dai pubblici uffici, prevista dall’art. 28 del Codice penale e dall’esercizio della tutela e della curatela.

 

Art.7

Le autorità di pubblica sicurezza, le autorità sanitarie e qualsiasi altra autorità amministrativa non possono procedere ad alcuna forma diretta od indiretta di registrazione, neanche mediante rilascio di tessere sanitarie, di donne che esercitano o siano sospettate di esercitare la prostituzione, né obbligarle a presentarsi periodicamente ai loro uffici.
E’ del pari vietato di munire dette donne di documenti speciali.

 

Capo II – Dei patronati ed istituti di rieducazione

 

Art.8

Il Ministro per l’interno provvederà, promuovendo la fondazione di speciali istituti di patronato, nonché assistendo e sussidiando quelli esistenti, che efficacemente corrispondano ai fini della presente legge, alla tutela, all’assistenza ed alla rieducazione delle donne uscenti, per effetto della presente legge, dalle case di prostituzione.
Negli istituti di patronato, come sopra previsti, potranno trovare ricovero ed assistenza, oltre alle donne uscite dalle case di prostituzione abolite nella presente legge, anche quelle altre che, pure avviate già alla prostituzione, intendano di ritornare ad onestà di vita.

 

Art.9

Con determinazione del Ministro per l’interno sarà provveduto all’assegnazione dei mezzi necessari per l’esercizio dell’attività degli istituti di cui nell’articolo precedente, da prelevarsi dal fondo stanziato nel bilancio dello Stato a norma della presente legge.
Alla fine di ogni anno e non oltre il 15 gennaio successivo gli istituti di patronato fondati a norma della presente legge, come gli altri istituti previsti dal precedente articolo e che godano della sovvenzione dello Stato, dovranno trasmettere un rendiconto esatto della loro attività omettendo il nome delle persone da essi accolte.
Tali istituti sono sottoposti a vigilanza e a controllo dello Stato.

 

Art.10

Le persone minori di anni 18 che abitualmente o totalmente traggono i loro mezzi di sussistenza dalla prostituzione saranno rimpatriate e riconsegnate alle loro famiglie, previo accertamento che queste siano disposte ad accoglierle.
Se però esse non hanno congiunti disposti ad accoglierle e che offrano sicura garanzia di moralità saranno per ordine del presidente del tribunale affidate agli istituti di patronato di cui nel precedente articolo.
A questo potrà addivenirsi anche per loro libera elezione.

 

Art.11

All’onere derivante al bilancio dello Stato verrà fatto fronte, per un importo di 52.000,00 Euro, con le maggiori entrate previste dalla legge 9 aprile 1953, n. 248.

 

Capo III – Disposizioni finali e transitorie

 

Art.12

E’ costituito un Corpo speciale femminile che gradualmente ed entro i limiti consentiti sostituirà la polizia nelle funzioni inerenti ai servizi del buon costume e della prevenzione della delinquenza minorile e della prostituzione.
Con decreto Presidenziale, su proposta del Ministro per l’interno, ne saranno determinati l’organizzazione ed il funzionamento.

 

Art.13

Per effetto della chiusura delle case di prostituzione presentemente autorizzata entro il termine previsto dall’art. 2, si intendono risolti di pieno diritto, senza indennità e con decorrenza immediata, i contratti di locazione relativi alle case medesime.
E’ vietato ai proprietari di immobili di concludere un nuovo contratto di locazione colle persone sopra indicate.

 

Art.14

Tutte le obbligazioni pecuniarie contratte verso i tenutari dalle donne delle case di prostituzione si presumono determinate da causa illecita.
E’ ammessa la prova contraria.

 

Art.15

Tutte le disposizioni contrarie alla presente legge, o comunque con essa incompatibili, sono abrogate.

 

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