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Vecchio sito Pastificio Paone
Pastificio Paone

Il Tribunale del Riesame di Latina ha rinviato ancora una volta la decisione se dissequestrare o meno il vecchio stabile dove un tempo era ubicato l’unico opificio ancora rimasto in questa terra formiana, il Pastificio Paone, dove gli operai hanno formato un appello attraverso i suoi rappresentanti il capo operaio Sandro Fico e il rappresentante degli impiegati Antonio Forte. L’appello è stato indirizzato al Prefetto di Latina, al commissario prefettizio di Formia,  al presidente del Tribunale di Cassino e ai sindaci di Gaeta, Spigno saturnia, Minturno, Ausonia e Cassino

Ecco il testo integrale dell’appello:

“I sottoscritti dipendenti del Pastificio Paone, preoccupati per la tutela dei loro posti di lavoro auspicano che la vicenda giudiziaria del Pastificio Paone, nel pieno rispetto nel corso del procedimento, possa chiudersi al più presto e in modo positivo onde poter favorire il prosieguo dell’attività del nuovo stabilimento. L’attività produttiva in questione, risalente alla fine del 1800 e molto nota per la produzione e l’esportazione di pasta alimentare, impiega attualmente circa 40 lavoratori provenienti principalmente dai comuni del Golfo e rappresenta un essenziale sostegno per molte altre famiglie, anche per l’indotto che genera. Il lungo sequestro del vecchio immobile, gravato da un mutuo acceso dalla famiglia Paone per la ristrutturazione e che avrebbe dovuto essere adibito a nuove attività commerciali con l’assunzione di ulteriori circa 90 unità, ha comportato una crisi di liquidità che si è pesantemente riflessa sull’andamento aziendale; solo il rientro nella sua disponibilità consentirebbe, quindi, di proseguire l’attività del pastificio. La struttura è il frutto, da sempre, del reinvestimento degli utili della famiglia Paone ed è l’unica risorsa per mantenere la linea di produzione, destinata altrimenti a cessare nell’ipotesi di una non rapida e/o non creduta sfavorevole decisione giudiziaria. Il Pastificio e la famiglia Paone sono storicamente conosciuti per aver dato, nei 140 anni di vita, lavoro a molti cittadini e famiglie con assunzioni, garanzie sul lavoro, retribuzioni giuste e sempre puntuali e per aver esportato all’estero insieme al prestigioso marchio anche un prodotto d’eccellenza della gastronomia italiana. Non sfugge l’importanza di mantenere in vita questa attività, per evitare ulteriori pregiudizi all’azienda e alle sue maestranze, in un territorio gravemente colpito dalle ripetute crisi economiche, in cui moltissime attività produttive hanno dovuto cessare. Si confida, quindi, nella solidarietà oltre che di Sua Eccellenza il Prefetto, dei rappresentanti istituzionali dei Comuni di provenienza delle maestranze affinché venga scongiurato il pericolo della cessazione dell’attività che sola fornisce i mezzi di sussistenza ai sottoscritti e alle loro famiglie.”

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