Striscione

Volevano essere dei cattivi profeti, ma in realtà, come hanno affermato mettendolo per iscritto in una nota inviata alla stampa, gli attivisti di CasaPound Latina riguardo i migranti arrivati a Latina e si è riscontrato un contagio al virus di alcuni di loro: “Come siamo stati bravi a capire le (nemmeno tanto) occulte intenzioni del governo di creare un nuovo focolaio di corona-virus a Latina, sarà purtroppo un gioco da ragazzi prevedere che i 57 clandestini importati l’altro ieri da Lampedusa risulteranno tutti contagiati, visto che hanno fatto un viaggio di 1300 km gomito a gomito con 12 di loro rivelatisi positivi al tampone. Caro sindaco con la salute non si scherza, e chi lo sa meglio di lei che di professione faceva il medico? E conosciamo già anche le sue traballanti giustificazioni: “E’ la Prefettura che decide, i sindaci non posso fare niente.” Certo se fossimo stati a Capalbio, dove c’è la più alta concentrazione di ville di proprietà di alti esponenti del PD, il primo cittadino si sarebbe opposto con successo – come ha fatto – nei confronti del prefetto di Grosseto, con questa ipocrita scusa: “Cosa vengono a fare i migranti qui, che l’inverno il paese è morto?” Ma noi siamo una città di fondazione, i vip preferiscono Sabaudia o il Circeo, i politici li vediamo solo su invito e di passaggio ed abbiamo una tradizione da difendere: questa terra ha accolto i veneti, così – da bonificatori prima e da coloni poi – abbiamo ospitato gli esuli giuliani, i nomadi rom, i profughi di oltre cortina all’epoca della guerra fredda e adesso “le risorse” del business delle ong e perciò possiamo – anzi, dobbiamo! – accogliere anche i positivi al Covid-19. Consiglieri in Comune non ne ha, ma casaPound con le sue inchieste ha messo in guardia il prefetto più di quanto riescano a fare sindaco, maggioranza e opposizione insieme: è dal 2016 che i militanti della “tartaruga frecciata” hanno denunciato le precarie condizioni igieniche nelle quali si trovano i centri di accoglienza (6 persone per ogni w.c., ma viene sempre concessa la proroga fino a 10 persone!), il pericolo delle tensioni sociali (quartiere Isonzo, Latina scalo, Borgo Faiti, Borgo Montello…), lo sfruttamento agrario (“risolto” dal governatore regionale Zingaretti con il servizio Cotral gratis per i braccianti, così i caporali non rischiano più nemmeno il sequestro dei furgoni) e, supportando le pacifiche proteste dei cittadini, è stata impedita l’apertura delle strutture di Via Gorgoglicino e di Via Nascosa che non avevano nemmeno gli elementari requisiti di legittimità urbanistica (sono immobili palesemente abusivi). Gli altri tutti sull’attenti e guai a chi fiata quando la Prefettura (che, lo ricordiamo, è la diretta emanazione del Governo) dirotta 57 tunisini su Latina. Tra l’altro dovrebbero essere rispediti al mittente perché la Tunisia non è un paese a rischio democratico (ha addirittura inaugurato le “primavere arabe” targate Hillary Clinton – Barack Obama) e non ci sono in atto né carestie, né catastrofi ambientali. E allora attenzione! A questo punto il governo non sta più dimostrando sfacciatamente la propria indeguatezza nella gestione dell’emergenza sanitaria (minacciando di prorogare l’emergenza fino al 31 dicembre, no fino al 31 ottobre, anzi fino al 15 ottobre), ma esattamente il contrario: la sta scientificamente utilizzando per rimanere in carica illegittimamente, per continuare a fare il cane da guardia degli organismi U.E., per spappolare l’Italia aizzando le Regioni una contro l’altra. C’è altra logica dietro questa situazione contingente?

1) Non fare i controlli medici e della nazionalità a Lampedusa;

2) Operare un trasferimento-lampo in una provincia che ha retto benissimo all’urto epidemiologico;

3) Accorgersi – eureka! – che sono quasi tutti minorenni e quindi come si fa a rimandarli indietro? Ed ora si capisce anche perché sono venuti dalla Tunisia: è la nazione più vicina che può fornire contagiati. La prossima mossa? Prevedibile come giocare a scacchi con un computer: aspettare che i rifugiati abbandonino l’Hotel Covid – pardon – il centro di raccolta. “

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