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La sezione dell’ANPI di Formia ha voluto ricordare quello che è accaduto nel settembre del 1943 con uno sguardo rivolto anche al locale territorio attraverso un viaggio tragico del passato:

“L’otto settembre di 75 anni fa veniva annunciato ufficialmente l’armistizio del governo italiano con le truppe alleate siglato il 3 settembre a Cassibile in Sicilia. Molti cittadini ricordano quel giorno come un giorno di festa, un esplosione di gioia effetto del sollievo che la prossima fine del conflitto produceva. Purtroppo non fu così.

L’otto settembre rappresenta infatti l’inizio di un periodo oscuro –nero – della storia d’Italia, che fu rapidamente occupata dalle truppe nazifasciste intenzionate a ritardare il più possibile la risalita delle truppe alleate dalla Sicilia. Formia ha vissuto direttamente l’esperienza della guerra in quanto caposaldo della Linea Gustav; punto strategico per impedire la risalita degli Alleati dalla via Appia per tutta la durata delle battaglie di MonteCassino che si svolsero tra gli inizi di Gennaio ed il 19 Maggio 1944.

La sera dell’armistizio le truppe tedesche presero possesso della stazione, il porto e la centrale telefoni, sostituendosi ai militari italiani e dando così il via all’occupazione. Quindi, il mattino del 9, arrivarono le prime bombe sganciate dagli aerei alleati, che colpirono Piazza Mattej, la traversa Colagrosso e la stazione ferroviaria. Le prime vittime delle bombe furono dei civili. In quei giorni iniziarono anche i cannoneggiamenti delle navi inglesi poste davanti la costa. Il 10 iniziarono i raid dei bombardieri a bassa quota, mirati a colpire le posizioni tedesche. Il bombardamento nel quartiere di Mola, distrusse il Pastificio Paone, la fabbrica di laterizi D’Agostino che dava lavoro a molti operai e numerosi altri edifici tra cui fabbriche ed i palazzi Albano, Colarullo, Riccardelli, Petrone e Recco. Fu distrutta anche la chiesa dei Santi Lorenzo e Giovanni Battista, l’antico castello di Mola e il vecchio ponte per il passaggio sul Rio Fresco. In un raid morirono 70-75 persone tra militari tedeschi e civili italiani mentre i feriti furono oltre duecento. Nei giorni successivi furono distrutti il Real Liceo Ginnasio, altri edifici civili ed il porto. Il 29 settembre un bombardamento distrusse il Palazzo Comunale con l’archivio dell’anagrafe, altri edifici di Via Vitruvio e Largo Paone, la parte orientale della Via Appia e la collina di Santa Maria La Noce. Le vittime di questo nuovo bombardamento furono 30.

Dopo i primi bombardamenti gli abitanti si rifugiarono nella galleria ferroviaria, sui monti Aurunci tra Itri e Maranola, Trivio e Castellonorato; nelle campagne di Ponzanello, Mamurrano, Gianola e Acquatraversa e sulle colline di Sant’Antonio, Pagnano e di Santa Maria La Noce. Iniziarono cosi mesi di fame in cui per sfamarsi si mangiavano polpette di paglia. I Tedeschi in una Formia ormai deserta attuarono un piano di distruzione e continui rastrellamenti per reperire forza lavoro da impiegare nella ricostruzione dei ponti. Ciò avvenne anche grazie all’aiuto dei fascisti locali e dei galeotti liberati per prestare servizio per gli occupanti. Durante l’occupazione furono continue le risalite sulle montagne per impedire che i militari italiani sbandati si potessero riunire all’esercito ricostituito oltre la linea Gustav.

Al termine della guerra la nostra comunità, all’epoca di appena 11000 abitanti, contò 1567 morti, di cui 1412 civili e 155 militari, al netto dei dispersi, e circa 1000 invalidi civili. Una tragedia immane che pone la nostra città al fianco di molte altre (tra le più cruente le fosse ardeatine a Roma, Marzabotto in provincia di Bologna, Sant’Anna di Stazzema vicino Lucca e tante altre) che hanno vissuto la cieca ferocia del nazifascismo, portata all’estremo da un assurdo convincimento di superiorità della razza ariana.

Quest’incubo, successivo alla sfiducia votata a Mussolini ed alla conseguente “caduta del fascismo” – perché il fascismo cadde per la grave crisi sociale economica e militare che provocò, quindi non fu tradito come si vuol far credere – è stato spazzato via dalle forze migliori della società di allora, dai nostri padri e dai nostri nonni che a tutela delle generazioni future scrissero quel testo di civiltà e umanità che è la nostra Costituzione, che abbiamo l’obbligo di onorare e diffondere in opposizione ottusità del fascismo.”

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