L’ambiguità dei termini

programmi-dizionario-italianoQuando si scrive, quando si parla, quindi quando si comunica, capita sovente di incappare in un fenomeno così fastidioso e per molti aspetti di difficile gestione. È quello dell’intendersi sul significato delle parole. Pare una cosa ovvia che se dico ‘cielo’ intendo lo spazio a noi sovrastante nel quale c’è il sole di giorno e la luna di notte, così come se dico ‘motore’ intendo quella cosa che fa muovere un’automobile. Molto meno ovvio se parlo di ‘amore’, ‘perdono’, ‘fede’, ‘progresso’ e molti altri. Eppure su queste parole si fondano discussioni che portano molto lontano, influenzano grandi decisioni, alimentano roboanti fraintendimenti, ma molto spesso manca alla base una comune idea di quelle parole su cui si fondano i nostri discorsi. Tanto che anche sant’Anselmo (per citarne uno tra i tanti) “è convinto che la maggior parte degli errori dipenda dall’ambiguità dei termini, pone quindi la massima cura nell’analisi del significato della parola.” [S. V. Rovighi – Introduzione a Anselmo d’Aosta] Quando si espone il problema si viene quasi sempre attaccati e criticati per voler rimandare la discussone a problemi capziosi e di lana caprina. Eppure l’esperienza insegna proprio il contrario e dimostra come basterebbe intendersi sulle parole, capire cosa vogliamo dire quando le usiamo, che interpretazione diamo loro, sul loro senso e significato per ridurre il numero delle discussioni e risolvere una mole impressionante di problemi.

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