Alluvione di Modica
Alluvione di Modica
Alluvione di Modica
Alluvione di Modica
Alluvione di Modica
Alluvione di Modica
Alluvione di Modica
Alluvione di Modica

Il Sud Italia agli inizi del Novecento è stato attraversato da funeste disgrazie che hanno provocato morte e distruzione, ma il bello che dopo gli stessi che hanno subito nel corso degli anni ulteriori disastri non hanno imparato nulla, perché per amore del vil guadagno e non amando la propria terra rispettandola, palazzinari, malavitosi e quant’altro hanno reso il Sud Italia nulla e poco più che un immondezzaio. Qui ricordiamo quello che successe a Modica il 26 settembre del 1902.

In tutta la Sicilia in quell’anno nell’estate ci fu una prolungata siccità che però terminò alla fine di Settembre cominciando a piovere in tutta la provincia di Siracusa facendo straripare i fiumi Anapo, Tellaro ed Erminio. La città più colpita risultò essere la città di Modica, e qui successe una vera e propria tragedia. Pioveva già da ventiquattro ore è la piaggia aveva distrutto abbondantemente i raccolti, allagando strade e campi. La terra non era più in grado di assorbire l’acqua e i torrenti Pozzo dei Pruni e Jannimauro ormai avevano abbondantemente superato il livello di guardia. Proprio il Pozzo dei Pruni che era alimentato da un bacino di 17 kmq con una pendenza del 30%, nella discesa impetuosa delle acqua raccolse anche dei torrenti che erano anch’essi in piena del Passo Gatta, Cava Fazio e della Vaccalina come un imbuto, creando un dislivello delle acque di circa cento cinquanta metri. La forze dell’acqua arrivò  a circa cinquanta km. All’ora, arrivando alle spalle della chiesa di Santa Maria di Betlem, il orimo edificio ad essere colpito, con un muro d’acqua di circa 11 metri d’altezza. Il risultato che seguì fu apocalittico: il Ponte della Catena crollò senza resistenza, le prime case di abitazione furono spazzate via come se fossero state di carta; la Chiesa di S. Maria si riempì di acqua melmosa per un’altezza di tre metri e cinquanta. Nel palazzo dirimpetto alla Chiesa, l’acqua sfondò i balconi, allagando le stanze, dove lasciò un metro di fango; le colonne dei Ponti Pilera (gli attuali Ponti Pulera) si incrinarono paurosamente e l’Atrio Comunale si riempì di acqua per un’altezza di tre metri. Ma le acque non si arrestarono, continuarono l’opera distruttrice e devastante; l’alveo coperto di Piazza San Domenico scoppiò e l’acqua raggiunse i dieci metri di altezza dal letto dell’alveo. In prossimità del “Ponte Stretto” le acque del Pozzo dei Pruni e dello Jannimauro fecero innalzare la fiumana che si riversò sulla Via Santa Marta (attuale via V. Veneto).Erano le 4 e 40 del mattino del 26 settembre: oltre alla quantità incalcolabile dei danni sia in città che nelle campagne, ci furono 110 vittime che nulla hanno potuto contro la furia delle acque. La notizia giunse in tutta Italia con un grande sgomento che tutti i maggiori comuni d’Italia, ma anche quelli più piccoli fecero a agra per destinare gli aiuti alla popolazione di Modica, e giornali italiani e stranieri continuavano a fornire informazioni e a aprire  sottoscrizione per raccogliere fondi. Le città di Palermo e di Milano, vedendo quello che l’alluvione aveva fatto nel quartiere Sbalzo, si impegnarono congiuntamente a ricostruirlo, ed anche oggi questo quartiere viene chiamato Milano – Palermo. In un anno Modica si rialzò grazie alla solidarietà di tutta l’Italia, oggi questo non lo vediamo più. Ed il governo? Zanardelli era impegnato in un banchetto di Stato a Melfi, Giolitti che era appena rientrato a Roma, non potè far altro che organizzare la macchina statale per gli aiuti a Modica ed anche a catania, dove un a forte mareggiata aveva distrutto il water front della città. Il 27 a Modica già si fecero il conto dei danni come scrivevano i giornali dell’epoca: i cadaveri recuperati per il momento sono circa 80, ma le vittime sembra che siano almeno 300. Nella provincia gli ingegneri del Genio civile calcolano sommariamente i danni per 5 milioni di lire. Il ministro degli Interni invia come primo soccorso duemila lire. E per chiudere citiamo un estratto del libro La grande alluvione del 2004 dove cità appunto l’episodio di Modica: “….   La terra ebbe tempo d’assorbirne quantità incredibili, tanto da trasformarsi in una immensa coltre liquida. Le cave che attraversano l’abitato da nord e da est e che si sarebbero trasformate da lì a poco in trappole mortali, contenevano ancora all’altezza degli argini la fiumara d’acqua rifiutata o restituita dalla terra. Questo il punto, alle quattro e venti antimeridiane del 26 settembre. Proprio a quest’ora, il volume della pioggia che sembra già insuperabile, si dilata spaventosamente; non si tratta più di pioggia, più o meno torrenziale, ma di una valanga d’acqua che piove compatta a velocità incredibile. Si sono aperte le cateratte del cielo. La terra non è più in grado di contenerla; enormi distese mostrano la nuda roccia spogliata dell’humus che ha iniziato la sua macabra corsa verso la rovina. Laggiù in fondo c’è la città che dorme, ignara dell’apocalisse. I fulmini scavano solchi abbaglianti nel cielo nerissimo, squarciano le tenebre e si insinuano nelle fessure delle finestre e delle porte, come a spiare; i tuoni rotolano sulle coste e fanno tremare le case. I torrenti Pozzo dei Pruni, Ianni Mauro e Santa Liberante cominciano a vomitare montagne d’acqua. Particolarmente terribile il primo, alimentato da un bacino di circa diciassette chilometri quadrati, con pendenze che superano, in molti punti, il 30%, inizia la sua pazza corsa a sette chilometri dalle porte di Modica. Via via che precipita verso il fondo valle, raccoglie le acque in piena del Passo Gatta, di Cava Fazio e della Vaccalina, come un enorme imbuto. All’altezza del San Pancrazio, entra nella strettoia degli argini; a questo punto il dislivello di oltre 150 metri e la strozzatura graduale aumentano vertiginosamente l’altezza della fiumara e la sua velocità….  Piomba alle spalle della Chiesa di Santa Maria come una gigantesca palla di cannone: si tratta di un fronte di acqua di quasi undici metri di altezza proiettato ad oltre cinquanta chilometri l’ora. Il ponte della Catena, investito dall’onda che porta avanti un grosso albero, a guisa di ariete, crolla senza resistenza. Il primo vero ostacolo è rappresentato dalla curva di Via Dione su cui sorgono tre case di abitazione, a diversi piani, che vengono spazzate via come castelli di sabbia. Dove un momento prima c’erano tre costruzioni di mole rispettabile, l’acqua si scava un nuovo letto profondo più di tre metri dal piano della strada e largo più di quindici! La parete est della Chiesa, robustissima e di nuova costruzione, servì quasi da guida all’acqua per scagliarsi contro il palazzo dirimpetto, che subì gravissimi danni, e per irrompere, attraverso i balconi sfondati, nelle stanze del primo piano dove lasciò un metro di fango. La Chiesa, il cui pavimento ha una superficie di quasi mille metri quadrati, si riempì di acqua melmosa per una altezza di tre metri e cinquanta. In Piazza Mazzini, il famoso piano Orosco, la piena ha un attimo di sosta, a causa del suo improvviso allargamento di fronte….”

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