Coronavirus

Nella provincia di Latina i contagi da covid sul posto di lavoro hanno superato, dall’inizio della pandemia, il tetto delle 600 unità, con un incremento significativo nel mese di gennaio, quando si sono registrate 145 infezioni di origine professionale che hanno portato il totale a 632 casi. Ha commentato la Uil: “Stiamo parlando di un numero che incide per il 7,2% sul totale delle denunce censite nella regione. Va inoltre evidenziato che la nostra provincia al 31 gennaio ha fatto registrare l’incremento più elevato (29,8%) di tutto il Lazio. Rispetto al mese precedente l’area della Tuscia ha infatti marcato una crescita percentuale del 24,4, mentre il territorio della Ciociaria del 23,1. Più contenuta la crescita nelle province di Roma e Rieti, rispettivamente 17,7 e 5,3 punti percentuali”. I dati emergono dal report che la Uil del Lazio realizza periodicamente, elaborando i dati Inail, per monitorare l’andamento della pandemia e le ricadute sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori della provincia pontina. Ha commentato Luigi Garullo, segretario della Uil di Latina: “Complessivamente nessun territorio è stato risparmiamo dall’onda lunga dell’esposizione dei contagi di fine autunno al 31 gennaio 2021 il totale regionale delle segnalazioni di questa specifica tipologia di infortunio ha raggiunto le 8760 unità, 35 hanno avuto esito mortale, sette in più rispetto al nostro precedente approfondimento. Di queste, due si sono verificate nel nostro territorio, cinque nella provincia di Roma”. Dopo Roma e il suo hinterland, che conta 6898 denunce, Latina con le sue 632 segnalazioni è stata la provincia laziale con più di infezioni di origine professionale da covid. Da inizio pandemia a Frosinone se ne sono infatti registrate 580, a Viterbo 393, a Rieti 257: “Ma per capire quanto questa emergenza sanitaria stia creando difficoltà, incertezze e timori a lavoratori e cittadini basta un dato: in tutto il Paese dallo scorso ottobre a fine gennaio 2021 sono state oltre 92mila le denunce di contagio vvenute nell’ambiente di lavoro o a causa dello svolgimento dell’attività lavorativa, praticamente il 62,3% di quelle registrate da inizio pandemia. Tornando alla nostra provincia l’analisi dei dati fa emergere una marcata differenza di genere: sono state 358 le infezioni sul lavoro tra le donne, 274 tra gli uomini. Mentre le fasce di età tra i 35 e 49 anni e tra i 50 e i 64 anni hanno insieme totalizzano 511 denunce. Sono stati 108 i casi di contagi covid certificati tra gli under 34 e 13 tra gli over 64. Il settore della sanità e dell’assistenza sociale con ospedali, case di cura e di riposo, istituti e cliniche, si conferma al primo posto per denunce, seguito dall’amministrazione pubblica con gli organismi preposti alla sanità, come Asl e amministratori regionali e provinciali. Colpiti, anche se in misura minore, i servizi di supporto alle imprese. Tenere alta l’attenzione, rispettare i protocolli anticovid e le norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro restano gli strumenti per fronteggiare questa fase emergenziale. Ma è chiaro che occorre voltare pagina. Che si tratti di una infezione contratta lavorando oppure di una impalcatura che cede, il tema della sicurezza e della salute sul lavoro va affrontato voltando pagina, anche culturalmente. Ciò sarà possibile soltanto mettendo al centro il valore del lavoro e della vita umana. Vista da questa prospettiva c’è però ancora molto da fare.”

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui