mem-emo2Uno studio scientifico, almeno così dicono, basato sulla psicologia, atto studiare la felicità. Ricerche in tal senso ce ne sono a centinaia, ogni giorno i giornali, le riviste e i social ne propinano una nuova che vuole essere definitiva. L’ultima, in ordine cronologico, così come riporta TgCOM24, sostiene che: “Più che all’ideale di gioia, si avvicina alla capacità di rendersi conto, anche nel dolore, della verità delle proprie emozioni.” Questa ricerca, in sintesi sostiene che bisogna superare la visione per la quale bisogna “ascoltare i desideri e le necessità degli altri prima di noi stessi” perché questo “significa perdere di vista i nostri bisogni, riducendo al silenzio la voce interiore.” C’è quasi l’invito al recupero di una sorta di sano egoismo. Il punto ruota tutto a quel concetto chiave di ‘verità delle emozioni’. Gli ideali sono belli, entusiasmanti, attraenti, ma spesso ignorano la realtà delle cose, del mondo e degli uomini. Non ultimi di quegli uomini che sposano tanti ideali. Lo spendersi per gli altri è bellissimo e anche socialmente necessario, ma risulta un’impresa titanica e destinata a creare seri problemi se si ignora la verità di noi stessi. Chi fa il bene non è un mero mezzo per il quale questo bene deve passare da un punto A ad un punto B. Chi fa il bene lo fa come protagonista e quel bene lo coinvolge fino a trasformarlo, a renderlo partecipe del bene fatto all’altro. Per questo è necessario guardare alla verità, anche a quella delle emozioni; ignorarla significa inseguire un idolo di bene che non serve a nessuno. Né a noi né tantomeno a chi vorremmo aiutare.

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