images La diga del Vajont con i suoi 264 metri è la più alta al mondo, la costruzione venne realizzata tra il 1957 e il 1959 per creare un sistema di raccolta delle acque di numerosi fiumi della regione: lo scopo era quello di produrre la massima quantità di energia elettrica possibile. Il 19 ottobre 1963 esattamente 50 anni fa si compì la più grave tragedia ambientale della storia italiana, mancavano circa 20 minuti alle 11 di sera quando un’immensa frana, lunga circa 2.000 metri e alta 150, si staccò dalla parete settentrionale del monte Toc e precipitò a quasi cento Km orari nella vallata artificiale della diga del Vajont, una località tra il Friuli e il Veneto, uccidendo quasi duemila persone. La caduta della frana sollevò un’onda immensa, alta forse più di cento metri, che scavalcò la diga e si riversò nella stretta vallata percorrendola in quattro minuti prima di rovesciarsi sul paese di Longarone (Veneto). Il paese venne spazzato via in pochi istanti senza che nessuno o quasi avesse il tempo di mettersi in salvo: le vittime furono quasi duemila molte delle quali non vennero mai più ritrovate. La tragedia apparve ancor più dolorosa in quanto le indagini chiarirono che non si era trattato affatto di un evento casuale ed imprevedibile, ma si poteva intervenire preventivamente: tecnologicamente le dighe sono sbarramenti che devono bloccare le acque di un fiume per creare un bacino artificiale. L’energia elettrica prodotta dalle dighe ha l’enorme vantaggio di essere pulita e rinnovabile, lo scopo è quello di produrre la massima quantità di energia elettrica possibile anche durante i periodi di secca estiva. Le dighe italiane che superano i 15 metri d’altezza e che hanno tra i 50 e i 100 anni sono circa 550, secondo i tecnici del’Enel le dighe sono prive di pericoli perché risultano tra i manufatti più controllati.

Rino Sortino
Author: Rino Sortino

Giornalista e opinionista televisivo, nel passato ha partecipato in qualità di opinionista a trasmissioni quali "passione sport" presso lazio tv e gold tv

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