magdiVolendo analizzare l’ultima strage di Bruxelles da parte dei terroristi dell’Isis, la si può considerare l’ennesima dimostrazione di vulnerabilità di una città, dove non si può impedire a nessuno che abbia deciso di fare del proprio corpo un’arma letale, di farsi esplodere in un qualsiasi luogo affollato. Quello che è successo a Bruxelles è un copione già visto in altre città, ma nella capitale del Belgio si è registrata una particolarità: quella città non è solo la capitale del Belgio, è la capitale d’Europa, con la sede del Parlamento Europeo, ma gli attentatori non venivano dal califfato, erano belgi anche loro e sembravano invisibili nonostante fossero sotto gli occhi di tutti. Qualche mese prima l’attentatore Al Bakrauoi era stato fermato in Turchia e subito rilasciato in Belgio dov’era stato instradato, così come il Kamikaze della strage di Bruxelles era nella lista dei più ricercati dell’interpool e malgrado questo era libero di circolare senza che nessuno lo controllasse. Il terrorismo ha potuto attecchire e colpire il Belgio perché il Belgio è considerato uno stato fallito, uno stato privo di controllo del suo territorio e incapace di interagire con gli altri stati come membro della Comunità internazionale. Per 540 giorni, quasi due anni, il Belgio è stato privo di governo, nessun partito riusciva a formare una maggioranza stabile, con il vecchio esecutivo rimasto in carica per compiti di ordinaria amministrazione, che non poteva legiferare. In assenza di una vera intelligence e di un sistema normativo sicuro, il Belgio è stato travolto negli anni da una serie di scandali, troppi per un paese così piccolo, l’assenza di un vero nucleo antiterroristico tra le forze dell’ordine ha favorito lo sviluppo di una rete di fiancheggiatori dei peggiori jihadisti del mondo e tutto questo a due passi dal Parlamento europeo. Fino a poco tempo fa in Belgio non esistevano neanche norme antiterrorismo e quelle approvate da poco si dimostrano ancora blande, per quanto possa sembrare incredibile il codice penale belga non autorizza le perquisizioni notturne e di giorno la polizia suona ancora il campanello prima di entrare in un sospetto covo terroristico. Un qualcosa di simile è avvenuto nel periodo seguente ai fatti di Parigi, quando la polizia belga si è avvicinato all’abitazione dov’erano nascosti alcuni autori del massacro del Bataclan della capitale francese. Quando il poliziotto belga suonò il campanello come fanno i postini, dall’altra parte della porta i terroristi spararono ferendo due agenti: è paradossale, ma il Belgio è ancora considerato la zona debole d’Europa e i terroristi si muovono molto bene dove le strutture statali sono deboli. Questo lo si è già potuto appurare in Irak e Siria, dove proprio in quegli stati falliti, l’Isis ha prosperato, la debolezza politica e normativa del Belgio è una delle ragioni che hanno favorito la strage e sono costate la vita a 32 persone. Il quartiere di Molenbeck, una specie di enclave islamica nel cuore della capitale belga è un luogo con regole sue, fuori dal controllo dell’intelligence belga e non è il solo quartiere a rischio. Mentre il nostro Presidente del Consiglio invoca una centrale unica di intelligence europea dove tutti i servizi di sicurezza dialogano e si scambiano informazioni per affrontare il terrorismo, in Belgio c’è una sorta di guerra civile strisciante fra le due componenti linguistiche che formano il paese: fiamminghi da una parte con la loro lingua e valloni da un’altra che parlano francese, due diversi apparati burocratici e ben sei apparti di polizia che non collaborano, non si parlano e addirittura si guardano male, com’è possibile debellare il terrorismo in una situazione del genere?
Rino R.Sortino

Rino Sortino
Author: Rino Sortino

Giornalista e opinionista televisivo, nel passato ha partecipato in qualità di opinionista a trasmissioni quali "passione sport" presso lazio tv e gold tv

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