La nave Stella Polare

Erano gli anni della spedizione ai Poli, alla fine dell’ottocento esploratori coraggiosi ed anche un po’ incoscienti a sfidare le intemperie e le tormente di neve di quei luoghi qualsi inospitali. Eppure la febbre per arrivare per primi ai poli è stata pressocché universale, ed in questa corsa sono nono mancati gli italiani. Siamo nel 1899: Luigi Amedeo di savoia – Aosta, cugino del Re d’Italia, il 12 luglio del 1899 salpò insieme all ammiraglio Umberto Cagni di Bu Melian da Christiania – l’attuale capitale della Norvegia Oslo – sulla baleniera di legno di 350 tonnellate Jason, (ribattezzata Stella Polare) per tentare di raggiungere il  Polo Nordper via “di superficie”, cioè su quel mare di ghiaccio e raggiunse la baia di Tepilitz. Erano imbarcati, oltre a Cagni e a Luigi Amedeo, dodici italiani, tra cui i componenti della pattuglia poi da lui guidata verso al polo, il tenente di vascello Querini e il medico di Marina Achille Cavalli Molinelli, (poi comandante del Corpo Sanitario della Regia Marina), otto norvegesi (che costituivano l’equipaggio), un centinaio di cani da slitta, provviste alimentari e attrezzature varie. Per prepararsi alla spedizione vera e propria, si fermarono a Teplitz nell’inverno, ma la nave, imprigionata dai ghiacci, si squarciò su un lato e venne allestito un campo base di fortuna sulla banchisa; il Duca degli Abruzzi subì l’amputazione di due falangi a causa di congelamenti e dovette rinunciare al tentativo di raggiungere il Polo. La spedizione iniziò in primavera, l’11 marzo del 1900. I membri si divisero in tre gruppi, con slitte e cani, viveri e materiali: i primi due gruppi, di sostegno al terzo, dopo alcuni giorni di difficoltà, tornarono al campo base contando la perdita di tre uomini. Il terzo gruppo, formato dal comandante Cagni, il marinaio Canepa e le guide valdostane Petigax e Fenoillet, con viveri per tre mesi, il 25 aprile, tra mille difficoltà, raggiunsero gli 86° e 34′ di latitudine nord, superando il record di Fridtjof Nansen di 21′, a 381 km dal Polo Nord. Nel freddo delll’Artico, con strumenti ricognitivi rudimentali e amputazioni per congelamento, decisero però di tornare indietro: dopo dieci giorni di marcia abbandonarono quasi tutto sui lastroni di ghiaccio, alla deriva. Con una sola tenda, dodici cani e le provviste strettamente necessarie sulle slitte rimaste, i quattro uomini riuscirono finalmente a raggiungere la baia di Teplitz, era il 23 giugno del 1900. Cagni e i suoi avevano percorso 1400 chilometri in 104 giorni: un’impresa storica.

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