La situazione precongressuale del Pd

Martina

Dopo le tensioni che sono avvenute al suo interno, ecco che c’è stata una giornata di trattative e di e contatti frenetici al Nazareno, per cercare un’intesa in vista dell’assemblea del Pd di sabato. L’ipotesi di accordo raggiunta è quella di una conferma di Maurizio Martina come segretario con l’apertura di una fase di confronto “pre-congressuale” per arrivare poi, dopo un’altra assemblea in autunno, al congresso con le primarie prima delle elezioni europee. Certo Martina non ha fatto salti di gioia alla prospettiva di essere eletto “a tempo” e senza poi la possibilità di candidarsi. Ma salvo sorprese dell’ultima ora l’intesa dovrebbe reggere. Del resto il congresso immediato creerebbe problemi un po’ a tutte le aree del partito, visto che schieramenti e candidati non sono ancora pronti. Arrivare ai primi mesi del 2019 anche senza specificare i tempi precisi,  sarebbe l’opzione preferita, anche perchè pare superato il no di parte dei renziani a celebrare la giornata dei gazebo prima delle consultazioni per il Parlamento Ue. In particolare l’elezione del segretario prima del voto per Strasburgo è quello che chiede ormai da giorni Nicola Zingaretti, governatore del Lazio pronto a scendere in campo per la guida del Pd. E con lui anche la sinistra del partito, a cominciare da Andrea Orlando e Gianni Cuperlo. L’ex guardasigilli  è tornato a chiedere uno “stacco netto” con il passato, auspicando che da parte di Martina ci sia “una scansione comprensibile del percorso aprendo una fase di percorso congressuale, cioè di elaborazione e di confronto con la società, un’iniziativa politica”. Per Cuperlo serve “una fase non lunghissima di confronto ed elaborazione, chiudendo il percorso congressuale prima delle Europee utilizzando questo tempo, oltre che per una riflessione, anche per cambiare regole inadeguate, ad esempio costituendo un serio albo degli elettori”. Matteo Renzi da parte sua all’assemblea interverrà spiegando le sue dimissioni ma parlando soprattutto, secondo quanto si apprende, di problemi e prospettive del Paese  non rinunciando a togliersi qualche sassolino dalle scarpe. Anche perchè le tensioni tra i Dem, e la voglia di regolare i conti, restano tutte, come dimostrano le polemiche suscitate dal ‘controllo’ sugli inviti richiesti dallo stesso Zingaretti e sui rumors che parlavano di un possibile ruolo organizzativo per Luca Lotti, in ticket con Martina. Lotti ha detto che “non sono disponibile per nessun ticket e nemmeno per gestire l’organizzazione del Pd denunciando la divisione interna insopportabile di chi non ha mai accettato i risultati di primarie e congressi e ci fa la morale tutti i giorni, contribuendo a divididere il Pd”. Alla fine un renziano nella nuova segreteria potrebbe entrare, ma non sarebbe una figura di primo piano. Il Pd cercherà di voltare pagina dopo il disastro del 4 marzo. Zingaretti gode di un buon seguito nel partito e punta ad allargare la discussione ad altre forze anche esterne ai Dem. Dall’altro lato i renziani devono trovare un candidato forte da opporre al presidente del Lazio. Renzi ormai da settimane sta cercando di convincere Graziano Delrio a correre per la segreteria, ma  per l’ennesima volta, il capogruppo alla Camera ha detto no:  “Non sono disponibile  per ragioni personali e politiche. Bisogna ridare valore ai propri ideali. Si apre la fase congressuale. Bisogna ripartire da una riflessione sui contenuti“. E alla fine, è anche possibile che si vada tutti su Zingaretti.

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