Richard-Dawkins-007Nell’agosto dello scorso anno Richard Dawkins, noto biologo inglese, fece molto scalpore per le sue parole. Dawkins “ha scritto sul celebre social network che i nascituri cui è stata diagnosticata la sindrome di Down dovrebbero essere tutti abortiti perché sarebbe “immorale” partorirli. A una donna che definiva “un dilemma” il fatto di portare in grembo un bambino affetto dalla sindrome, Dawkins ha risposto: “Abortisci e ritenta. Sarebbe immorale metterlo al mondo, visto che hai la possibilità di evitarlo””. [Fonte: La Repubblica] Le persone down non fanno queste distinzioni, non si mettono a discettare su chi ha diritto di vivere o no; sono i presunti sani a farlo. Una sanità certamente fisica, ma non mentale e morale. Che poi Dawkins parli di morale è così terrificante che diventa difficile commentare perché come si fa a replicare alle aberrazioni di un criminale di questa caratura? Dove sono tutti i benpensanti, gli intellettuali, gli accademici, i professori, i titolati e simila? Dove? Cosa credono, che chiudendo gli occhi, le orecchie e la bocca il problema prima o poi passerà. Certo passerà, passa tutto, così come sono passate le follie nazista e comunista; ma la scia di morti che si porteranno dietro? Dawkins parla di immoralità; ma cos’è morale e cosa no? Su quali basi ha fondato le sue affermazioni? Perché se un cattolico parla di morale orde di (in)civili laicisti frignano di bigotte imposizioni, mentre se a farlo è un “illuminato” scienziato tutti tacciono? Non è una questione di credo, infatti, ma di civiltà, di umanità. Il mondo non ce l’ha. Si illude di averla dopo ogni inutile strage; ma dura poco, passa il tempo di qualche decennio e poi la bestialità umana riesplode e lo fa, sempre, sotto forma di legalità. Le coscienze di chi crede che prima viene la legalità e poi la moralità sono salve. Ma non si salvano le vite umane di chi passa sotto la mattanza di questi criminali in giacca e cravatta. Perché non serve una divisa per sterminare una popolazione, una razza o una categoria sociale. Il problema, forse, non lo risolveremo noi miseri comuni mortali, ma siamo almeno consapevoli di dove ci stanno portando e in che mondo, poi, i nostri figli (per chi ancora li fa e non li fabbrica) cresceranno? Una nota a margine: ci si riempie la bocca di giornate della memoria, di ricorrenze per non dimenticare e poi non ci si scandalizza e non si trema di fronte alle affermazioni di questo “luminare” della scienza. Se questa è la scienza è da preferirvi l’ignoranza.

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