Papa Albino Luciani
Papa Albino Luciani
La prima volta di Papa Albino Luciani
La prima volta di Papa Albino Luciani

Nasce il 17 ottobre a Forno di Canale (adesso chiamata Canale d’Agordo) Albino Luciani, destinato a diventare papa nel 1978 con il nome di Giovanni Paolo I. il padre, Giovanni Luciani, di idee socialiste, emigra ogni stagione in Germania e in Svizzera per lavorare in fabbrica, la madre Bortola Tancon è casalinga. Alla nascita viene battezzato lo stesso giorno dalla levatrice Maria Fiocco perché era in imminente pericolo di vita, ed è consentito ai cristiani farlo. Ma si riprende ed il 19 ottobre, alla presenza del padre viene completata la procedura battesimale dal vicario parrocchiale Don Achille Ronzon, ed il nome Albino deriva da un compagno di fabbrica del padre che lui aveva visto morire nell’altoforno. Nel 1918 va  a scuola nelle elementari e il 26 settembre del 1919 riceve la cresima dal vescovo di Feltre e Belluno mons. Giosué Cattarossi. Decide di diventare sacerdote sin da piccolo a 11 anni nel 1923, quando arriva a al seminario interdiocesano di Feltre con una valigia scassata. Il padre, contrario alla chiesa, gli aveva accordato il suo benestare per la scelta vocazionale che aveva fatto raccomandandogli questo: “Spero quando tu sarai prete che starai dalla parte dei poveri, perché Cristo era dalla loro parte”. Era una lettera che porterà sempre con se.

Finiti i studi delle medie superiori con ottimi risultati scolastici, entra nel seminario gregoriano di Belluno nel 1928, venendo ordinato diacono il 2 febbraio del 1935 ed il 7 luglio dello stesso anno consacrato sacerdote ed inviato nello stesso anno vicario parrocchiale nel suo paese natale. Nel 1937 diventa vicerettore del seminario gregoriano di Belluno dove rimarrà per dieci anni, il suo superiore era mons. Angelo Santin. Durante la guerra si esprimerà duramente contro i due che hanno scatenato l’inferno in Europa, cioè Hitler e Mussolini con questa definizione: “Siamo nelle mani di due pazzi”. Si prepara alla tesi di laurea in Teologia discutendo una tesi su Rosmini dal titolo“Origine dell’anima umana secondo Antonio Rosmini”,  nel 1947, e  nel 1948 viene nominato provicario generale della diocesi di Belluno. Nel 1954 viene nominato vicario generale della diocesi di Belluno e nel 1956 viene nominato canonico della cattedrale e in quell’anno soffre di una misteriosa malattia polmonare che all’inizio sembrava una forma di tubercolosi, poi andando in sanatorio scopre che era una brutta polmonite che verrà curata. Più volte verrà fatto il suo nome per una elezione vescovile, ma viene sempre bocciata per la salute cagionevole e per l’aspetto dimesso che ha. Dopo l’elezione la soglio pontificio di papa Roncalli, diventerà vescovo di Vittorio Veneto nel 1958 e in quella veste sarà presente ai lavori del Concilio Vaticano II aperti da papa Giovanni XXIII nello stesso anno. Nel 1969 papa Montini lo nominerà Patriarca di Venezia e nel 1972 diventa vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiana e nel 1973 diventerà cardinale.

Nel 1978, dopo il 6 agosto per la morte del papa Paolo VI, si indice il conclave dove viene eletto papa dopo 26 ore e quattro scrutini. Si affaccia alla finestra per il primo saluto papale  e dice alle persone di pregare per lui e spiega la scelta di aver scelto il doppio nome Giovanni Paolo perché: “ho fatto questo ragionamento: papa Giovanni ha voluto consacrarmi con le sue mani, qui nella basilica di San Pietro, poi, benché indegnamente, a Venezia gli sono succeduto sulla cattedra di San Marco, in quella Venezia che ancora è tutta piena di papa Giovanni. Lo ricordano i gondolieri, le suore, tutti. Poi papa Paolo non solo mi ha fatto cardinale, ma alcuni mesi prima, sulle passerelle di piazza San Marco, m’ha fatto diventare tutto rosso davanti a ventimila persone, perché s’è levata la stola e me l’ha messa sulle spalle, io non son mai diventato così rosso! D’altra parte in quindici anni di pontificato questo papa non solo a me, ma a tutto il mondo ha mostrato come si ama, come si serve e come si lavora e si patisce per la chiesa di Cristo. Per questo ho detto: mi chiamerò Giovanni Paolo. Io non ho né la sapientia cordis di papa Giovanni, né la preparazione e la cultura di papa Paolo, però sono al loro posto, devo cercare di servire la chiesa. Spero che mi aiuterete con le vostre preghiere”.

Nelle quattro udienze generali il suo motto Humilitas che ha scelto fin da quando era vescovo a Vittorio Veneto traspare nelle sue parole: nell’udienza del 6 settembre del 1978 parla dell’importanza di rispettare i comandamenti, perché i comandamenti sono un po’ più difficili, qualche volta tanto difficili da osservare; ma Dio ce li ha dati non per capriccio, non per suo interesse, bensì unicamente per interesse nostro.

La seconda udienza del 13 settembre parlerà dell’importanza di vivere la fede, la terza udienza della speranza e della misericordia di Dio verso l’uomo perché “ci si attacca a tre verità: Dio è onnipotente, Dio mi ama immensamente, Dio è fedele alle promesse. Ed è Lui, il Dio della misericordia, che accende in me la fiducia; per cui io non mi sento né solo, né inutile, né abbandonato, ma coinvolto in un destino di salvezza, che sboccherà un giorno nel Paradiso.” La quarta udienza l’importanza della carità e l’urgenza di aiutare i poveri del mondo come aveva suggerito il suo predecessore Paolo VI: Il catechismo traduce queste ed altre parole della Bibbia nel doppio elenco delle sette opere di misericordia corporali e sette spirituali. L’elenco non è completo e bisognerebbe aggiornarlo. Fra gli affamati, per esempio, oggi, non si tratta più soltanto di questo o quell’individuo; ci sono popoli interi. Tutti ricordiamo le grandi parole del papa Paolo VI: « I popoli della fame interpellano oggi in maniera drammatica i popoli dell’opulenza. La Chiesa trasale davanti a questo grido di angoscia e chiama ognuno a rispondere con amore al proprio fratello.

E’ sempre lui che in un angelus dice che Dio oltre che padre, è anche madre: noi siamo oggetti da parte di Dio di un amore intramontabile. Sappiamo: ha sempre gli occhi aperti su di noi, anche quando sembra ci sia notte. È papà; più ancora è madre.”

Papa Giovanni Paolo I muore improvvisamente la mattina di giovedì 28 settembre ritrovato sul letto cadavere dalla sua fedelissima suor Vincenza Taffarel, ma le congetture che si sono fatte sulla sua morte sono state veramente numerose ed alcune anche fantasiose tipo avvelenamento. Ma lui era malato e quindi sapeva di non poter sopravvivere a lungo, ma il Papa del sorriso, come è stato definito papa Luciani, amatissimo dalla gente, ha aperto la strada ad un altro grande papa, venuto dall’Est: il cardinale Karol Wojtyla.

Nella diocesi di Belluno nel 2003 si è aperto il processo di beatificazione di papa Luciani, il suo corpo riposa nella Basilica di San Pietro nelle Grotte Vaticane.

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