La ricorrenza di Aldo Pio Manuzio nel 500° anniversario della morte

Francobollo Aldo Manuzio
Francobollo Aldo Manuzio

La Fondazione Roffredo Caetani d’intesa con il Comune di Bassiano presenteranno al pubblico la ristampa anastatica del volume Vita di Aldo Pio Manuzio di Domenico M. Manni èdito a Venezia nel 1759, all’interno delle celebrazioni che Bassiano e Venezia hanno dedicato in onore di Aldo Manuzio il Vecchio nel 500° anniversario della morte (1515-2015). Aldo Manuzio nacque a Bassiano (LT) intorno alla metà del 1400 (la data di nascita non è certa) per morire a Venezia nel 1515. Celebre umanista, studioso di lettere antiche, è ricordato per aver introdotto un’assoluta novità nel campo dell’editoria: il libro moderno in ottavo, un volume dal formato più piccolo, circa 28 x 20 cm, portatile e maneggevole, pertanto più fruibile, e per i caratteri aldini, caratteri del tutto nuovi che riproducevano il carattere amanuense, oggi conosciuti come italici o corsivi. Il primo utilizzo dei caratteri aldini da parte di Manuzio fu la stampa de la Commedia di Dante nel 1502. L’invenzione del libro che si tiene in mano. Il libro da portare con se ovunque, per dare alla cultura agilità e movimento. Il colpo a sorpresa? Gli scritti del poeta latino Virgilio! Formato in ottavo con il grande foglio piegato tre volte, in modo da avere otto pagine per faccia: carta sottile, inchiostro di qualità; lettere chiare, strette e inclinate verso destra, caratteri inediti e mirabili per l’arte della stampa, inventati con l’incisore Francesco Griffo da Bologna e ispirati alla grafia dei cancellieri di corte italiana. Nasceva il volumetto moderno, era la rivoluzione del libro che si tiene in mano. (Cfr. Aldo o il sogno di un piccolo libro, Mattia Pacilli, Tipografia Marra, Latina, 2009) È grazie ad Aldo Manuzio che si vide il recupero di autori greci come Aristotele, Aristofane, Archimede per citarne alcuni e latini come Virgilio, grazie alle sue attente traduzioni e ad i rapporti che egli intessé con i dotti dell’epoca in una vivace e stimolante Venezia a cavallo fra XV e XVI secolo. Segno distintivo delle sue opere la marca tipografica che raffigurava un’ancora (la forza, la fermezza) attorno alla quale si avvolgeva un delfino (l’eleganza, la rapidità, l’intelligenza) con il motto: festina lente, affettati con calma. Ultimo ma non meno importante aspetto della produzione manuziana fu la ferma volontà di diffondere la lettura degli autori classici con il fine di emarginare la bestialità, la violenza e la barbarie dell’uomo date dall’ignoranza. Tema che torna oggi quanto mai attuale in un mondo sovraccarico di informazioni ma troppo veloci e di scarsa qualità, nel quale diventa difficile trovare spunti di riflessioni che portino ad approfondimenti ed interiorizzazioni, senza dimenticare la temibile abolizione dello studio delle lettere classiche di cui si parla nella scena pubblica. Alla giornata di presentazione del volume, oltre a gli interventi del Presidente della Fondazione Roffredo Caetani, Pier Giacomo Sottoriva e al Sindaco di Bassiano, Domenico Guidi, parteciperà il giornalista e scrittore Alessandro Marzo Magno autore de “L’alba dei libri. Quando Venezia ha fatto leggere il mondo”. Alessandro Marzo Magno_breve CV Alessandro Marzo Magno veneziano di nascita (1962) e milanese per lavoro, è stato per quasi dieci anni il responsabile degli esteri del settimanale “Diario”, diretto da Enrico Deaglio. Ora si dedica alla divulgazione storica e, grazie un’antica laurea in Storia ottenuta all’università di Venezia “Ca’ Foscari”, sa come orizzontarsi tra archivi e biblioteche. Ha scritto svariati libri, una quindicina, pubblicati prima con il Saggiatore e poi con Garzanti. Gli ultimi tre raccontano le storie di come l’Italia, tra la fine del medioevo e l’inizio dell’età moderna, abbia insegnato al resto del globo l’editoria, la finanza e la gastronomia. “Il genio del gusto. Come il mangiare italiano ha conquistato il mondo” è stato pubblicato nel 2014 e ha avuto una nuova edizione ampliata nel 2015. Nella primavera 2016 uscirà un nuovo libro, dedicato alla storia dello stile italiano, sempre edito da Garzanti. Alcuni suoi libri sono stati (o saranno) tradotti in inglese, spagnolo, giapponese, coreano, turco. Ha coordinato la tavola rotonda di apertura del Cnr a Expo 2015. Ha illustrato la storia di alcuni alimenti italiani in una serie di strisce andate in onda su Rai Tre Expo News. È finalista del premio letterario Bancarella cucina. Ha tenuto l’anno scorso, e tiene ancora in quest’anno accademico, un laboratorio di storia del cibo all’università Statale di Milano. Articolo su Aldo Manuzio su I Luoghi dei Caetani.Il volume Vita di Aldo Pio Manuzio è stato pubblicato a cura della Fondazione Roffredo Caetani in sole 500 copie numerate, con legatura simil originale. Nel corso della manifestazione sarà possibile acquistarlo al prezzo di € 15 fino ad esaurimento delle copie disponibili. Il Complesso monumentale Tor Tre Ponti – cenni storici Il sito di Tor Tre Ponti ha ricoperto in diverse epoche un ruolo di rilievo nel contesto territoriale pontino. L’antica Tripontium, così denominata per la vicinanza a un ponte romano a tre luci, fu importante stazione di posta all’inizio del Decennovium. Il successivo toponimo Tor Tre Ponti si ricollega a una torre medievale edificata in prossimità del suddetto ponte e distrutta nel 1780 durante i lavori di bonifica delle paludi pontine, avviati da papa Pio VI, che segnarono la trasformazione di Tor Tre Ponti in centro nevralgico delle operazioni di “disseccamento delle paludi pontine”. A questa stessa epoca (1785 – 1796) risale l’ideazione e la costruzione (su progetto di Francesco Navone) della chiesa dedicata a San Paolo – così denominata in memoria del passaggio dell’Apostolo, forse nel 51 d.C. – nonché dell’attiguo convento su progetto dell’ingegnere Gaetano Rappini. Ma già in epoca medievale il sito aveva accolto la chiesa e il monastero di Santa Maria Treponti (prime notizie su tali edifici sono ascrivibili al XII-XIII secolo). Nel 1799 inizia il degrado della chiesa di San Paolo e dell’annesso convento, utilizzati come guarnigione militare dall’esercito franco-polacco in marcia verso Napoli. La chiesa è oggetto di un primo restauro nel 1831, sotto papa Gregorio XVI. Negli anni Venti del Novecento, Gelasio Caetani – illustre rappresentante dell’antico Casato che, con circa sette secoli di presenza nel Lazio meridionale, aveva intrecciato la propria storia con quella del territorio pontino e lepino – destina il complesso di Tor Tre Ponti a centro per la raccolta dei prodotti agricoli provenienti dai poderi che egli aveva realizzato in Piscinara, precedendo la bonifica integrale. Venute meno queste ultime funzioni dell’edificio, la Fondazione Roffredo Caetani ne ha iniziato il recupero, nel rispetto dei suoi valori architettonici, d’intesa con la Soprintendenza ai Monumenti del Lazio e con il concorso della Regione Lazio.

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