La relazione dell’architetto Salvatore Ciccone sullo stato d’abbandono delle mura poligonali di Formia

Ecco che Salvatore Ciccone, noto architetto formiano, ha voluto fare una dettagliata relazione sullo stato d’abbandono delle mura poligonali di Formia, di antica origine, pubblicata sul la pagina Facebook curata da Renato Marchese “Come eri bella Formia”:

“LE MURA POLIGONALI NEL DEGRADO DELLA COLLINA DI PAGNANO

di Salvatore Ciccone

Delle mura poligonali di Formia si è già esposto in merito all’intero territorio e alla tipologia (in questa pagina dal giorno 22 dicembre 2018), tuttavia puntuali osservazioni vanno fatte in alcuni esempi per particolari situazioni indotte anche dalle trasformazioni urbanistiche.  Le mura poligonali sulla collina di Pagnano, propaggine del monte di Mola, rappresentano forse il caso emblematico per l’interpretazione costruttiva e per lo stato dei luoghi raffrontabili oltre che ad un recente passato anche ad una più remota illustrazione. Questa arcaica testimonianza compare in un disegno eseguito nel 1847 da Pasquale Mattej, quale parte di un contesto ambientale e paesaggistico: il manufatto annotato come “mura ciclopee”, risalta sul limite di un tratturo (via Monte di Mola) che si spalanca in un’ampia visuale del panorama orientale della costa, evidenziando l’insieme viario e abitativo dalla chiesa di S. Teresa al borgo di Mola. Il luogo è infatti alla sommità di una balza rocciosa che scende precipite verso il canalone imbrifero di “Cascio” tanto da dare la sensazione di una terrazza sospesa.  Il muro in opera poligonale è integrato da successiva macera a contenere un bassa terrazza agricola. Si presenta con il tratto rettilineo illustrato rivolto a sud-est per circa m. 4,50, alto mediamente m. 1,60 ed è reciso in ambo gli estremi, essendo strettamente aderente alla strada “bianca” nella curva che volge ortogonalmente a monte.  L’apparecchiatura del muro è costituita di blocchi calcarei quadrangolari con dimensioni prevalenti attorno m. 0,90 e disposti con giunti a risega e faccia a vista lievemente bugnata senza bordo di risalto: nella parte retrostante, per effetto del dilavamento, il filare superiore fuoriesce tutto dal terreno mostrando la parte grezza dei blocchi. Il manufatto si presenta oggi ridotto se confrontato al rilievo e alle foto del luglio 1976, dove è evidente che la massicciata viaria più volte ripianata con misto di cava si è innalzata a nascondere circa m. 0,40 della parte basale del muro: in questa parte vi apparivano gli elementi distintivi, con maggiore complessità dei giunti prodotti dalla compenetrazione di blocchi più piccoli e oblunghi e con uso di tasselli.

Nelle immagini: le mura di Pagnano nella veduta orientale di Formia disegnata nel 1847 da Pasquale Mattej (Biblioteca Vallicelliana di Roma, fondo Mattej) confrontata a quella odierna e una veduta della collina di Pagnano dal porto con Individuazione del sito delle mura.

Dalla orientazione del muro rispetto alla strada si deduce la pianta originaria contrassegnata da tracce. Sul versante orientale, la presenza di un secondo tratto ortogonale al primo, lungo m. 2,50 e alto dove più m. 0,90 e reciso dalla svolta viaria, permette di raccordare i due tratti in angolo individuando quanto parte del muro è scomparso, ad oriente m. 4,60 e a meridione m. 5,20. Quindi seguendo la direzione rettilinea frontale verso occidente, si constata che la strada attraversa diagonalmente l’allineamento ipotetico sul quale, a circa m. 20 dalla terminazione occidentale del muro superstite e a m. 4 a valle del muro di calcestruzzo armato a sostegno della carreggiata, resta un blocco rimosso della stessa muratura su un cumulo di scaglie del riempimento posteriore. La fitta vegetazione non permette di verificare altri simili elementi.  Il blocco presenta due facce di un cantone e infatti sul lato monte della strada si presentano delle rocce che sembrano essere state il punto di connessione di un muro ortogonale, così come è disposto quello esistente sul lato nord-orientale; inoltre il terreno sezionato dalla via mostra ancora molte scaglie lapidee di un terrapieno.  Si delinea pertanto una terrazza quadrangolare con fronte di circa m. 30 e fianchi al più di m.15 in quello orientale, che rientra nel tipo e nelle misure tra quelle presenti sulla fascia pedemontana e collinare dei monti Aurunci, delle quali la più prossima, evidente e conservata, è quella alla sommità di via Solaro, a monte dell’orientale borgo di Mola. Questi elementi, una trentina tutti a matrice quadrangolare, nella loro concatenazione vanno a ricadere su tracciati viari esistenti con analoghe modalità di posizionamento. Il sistema, valido anche per una reciproca difesa attiva, appare funzionalmente interrelato al polo urbano, dove appaiono più stringenti i percorsi e concentrato il numero degli elementi, tra la collina di Pagnano e quella occidentale di Arvito.  La disposizione obbligata sui tratturi, esclude la pertinenza rispetto ad un fondo tipica delle fattorie di epoca romana, mentre invece ne fa risaltare la funzionalità dinamica adeguata a tragitti di pascolamento. A questo riguardo va presa in considerazione proprio l’assenza della chiusura del recinto su lato di monte, che doveva essere integrato da una palizzata e supporsi ben più esteso sul pendio a formare lo stazzo per il bestiame. Questa conformazione porrebbe in maggiore risalto la parte eseguita in una impegnativa muratura poligonale, da considerarsi attestazione di dominio di un gruppo familiare. Il muro si rivela motivato alla costituzione di una platea salubre a finalità abitativa espletata con costruzioni tutte o in parte effimere e complementare alla funzione difensiva, attestata negli esempi dotati di accesso anteriore con rampa e adatto al passaggio di una sola persona con occorrenti. Questo criterio di colonizzazione deve pertanto risalire anteriormente la romanizzazione del territorio di Formia avutasi nella seconda metà del IV secolo a.C.

Nelle immagini: le mura di Pagnano nel rilievo “alla lavagna” dei tratti esistenti e ricostruzione dell’ambito della terrazza originaria (S. Ciccone) e il tratto meridionale delle mura di scorcio e di fronte con il preponderante degrado.

Nell’esempio di Pagnano il tratturo rappresenta un elemento costante tra le caratteristiche situali e tipologiche di queste terrazze a muratura poligonale, dunque contestuale alla creazione dell’insediamento anche se oggi evidentemente spostato rispetto a quello originario.  Il percorso, che prosegue a mezzacosta sul monte di Mola è da ritenere molto antico, essendo l’unico tramite di questa zona collinare con terrazze in origine coltivate ad ulivi. Il sentiero si presenta nel disegno ottocentesco del Mattej, ma la coeva cartografia non specifica queste mulattiere; compare invece nella tavoletta IGM redatta nel 1942, classificato con il tratteggio semplice del sentiero e con lo stesso andamento nel tratto odierno interessato. Evidentemente, a seguito del crollo di larga parte del muro e dello smottamento del pianoro, il tratturo originario antistante e di accesso all’andito è stato spontaneamente ritracciato a monte, nella parte meno accidentata dai blocchi sconnessi, per poi ricongiungersi alla parte del percorso superstite, già inerpicata sul poggio roccioso; purtroppo oggi prepotentemente contrassegnato da opere di contenimento in calcestruzzo armato. La collina di Pagnano risente di una attività edificatoria consentita dagli strumenti urbanistici dalla scorcio degli anni 1980. Costruzioni di bassa qualità, nella forma, posizione e manutenzione non hanno fatto proprie le qualità dell’ambiente e del paesaggio snaturandoli come vero e proprio inquinamento; inoltre hanno prodotto i più deteriori fenomeni delle aree marginali delle città, con l’abbandono delle aree non edificate esposte allo scarico di ogni tipo di rifiuto. Quest’ultima situazione è proprio quella dell’area oggetto di osservazione, dove la presenza del monumento testimonianza di un remoto passato stride con quella di un drammatico presente. L’area è così compromessa da rendere impossibile un recupero dei valori ambientali che si godevano negli anni 1970, essendo lo stesso paesaggio del circondario, parte fondamentale della peculiarità del sito, notevolmente alterato dalla espansione della città sia in breve che in lunga distanza.  Si deve perciò constatare la perdita del contesto naturale in cui queste testimonianze sono connaturate e solo nell’ambito del quale continuare a comunicare il loro originale significato. Spettava quindi ad una diversa concezione culturale del territorio assicurare l’integrità di relazione di queste testimonianze, come la conservazione dell’uso agricolo del suolo, invece che farle ricadere come scomode presenze in un uniforme espansione strutturale. Purtroppo si devono ancora temere ulteriori manomissioni dell’area della collina che ha come punto di riferimento visuale il Castello Baldoni, dove anche qui vi sono tracce si simili mura ma anche di sepolcri monumentali di epoca romana.  La situazione relativa le mura di Pagnano è dunque sospesa tra un irreversibile stato dei luoghi, dove l’abbandono non potrà che aggravare lo stato di conservazione dei resti, e il possibile recupero obbligato ad una compiutezza delle opere di urbanizzazione.

Nelle immagini: le mura e l’ambiente come si presentavano nel 1976: parte frontale e parte orientale (S. Ciccone) e il blocco angolare della estremità occidentale delle mura a valle della via monte di Mola.

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