La questione del dissalatore di Ventotene secondo il sindaco Santomauro

Gerardo Santomauro

Un articolo apparso su LatinaTu mette in evidenza la situazione del dissalatore di Ventotene dove la parola del sindaco Gerardo Santomauro il quale evidenza che l’apparecchiatura è vecchia e inquina:

“DISSALATORE DI VENTOTENE, SANTOMAURO: “REGIONE LAZIO CAPISCA CHE QUESTA TECNOLOGIA È VECCHIA E INQUINA”

19 Settembre 2019

di Alessandranna Nocella

La recente intervista del Sindaco di Ventotene Gerardo Santomauro a Teleambiente, un’emittente televisiva del centro e nord Italia, ha riaperto il dibattito sul problema del dissalatore provvisorio installato da Acqualatina. Di quest’estate la vicenda dell’acqua scura che usciva dai rubinetti ventotenesi che ha fatto infuriare gli isolani impossibile utilizzare l’acqua “del Sindaco” per qualsiasi uso domestico così che i cittadini sono stati costretti a comprare casse d’acqua in bottiglia. “Questo dissalatore produce acqua che quando esce dagli impianti è perfettamente pura, troppo pura oserei dire. Quindi, un’acqua distillata talmente priva di minerali che, passando nelle tubature che sono qui da molto tempo, richiama tutti i minerali che sono incrostati nelle tubature questo di fatto causa una corrosione delle stesse” ha dichiarato il Sindaco Santomauro al microfono dell’inviato di Teleambiente. Un problema, quello delle vecchie tubazioni, che in realtà cagiona perdite e disagi un po’ in tutta la provincia. Ma c’è dell’altro.

Per la realizzazione dei due futuri dissalatori permanenti ad osmosi inversa (quello sull’isola di Ventotene e un’altro su Ponza), la Regione Lazio ha stanziato ben 6 MLN di euro che ha messo a disposizione ad Acqualatina, in qualità di esecutore e di promotore di questo particolare tipo di dissalatore. Raggiunto al telefono, Gerardo Santomauro dice “Se la Regione Lazio capisse che la tecnologia è vecchia potrebbe far cambiare idea ad Acqualatina. In teoria, questa possibilità esiste. La Regione dice solo che c’è la necessità di realizzare un dissalatore, ma non specifica quale tipo di impianto”. Il dissalatore provvisorio sull’isola di Ventotene funziona anch’esso ad osmosi inversa, una tecnologia che oltre al grande consumo di energia elettrica per produrre un litro di acqua dolce dà luogo ad uno scarto di un litro e mezzo di una soluzione acquosa dall’altissimo gradiente salino. “Dietro ai frangiflutti si scarica la salamoia con assoluta mancanza di rispetto per l’habitat e l’alta concentrazione di sale potrebbe condurre un giorno, temiamo non molto lontano, alla morte di molte specie di pesci o di vegetali”, dice Santomauro a Teleambiente, aggiungendo che “Purtroppo, spiace dirlo, ma ancora una volta la logica del profitto ha prevalso sulla logica della tutela ambientale, visto e considerato che Ventotene è anche una riserva marina protetta.

Insomma, una tecnologia vecchia quella dell’osmosi inversa che è stata spacciata da Acqualatina per la panacea della crisi idrica delle isole pontine, giocando sulla posizione pilatesca della Regione Lazio che non fornisce alcun parametro ma mette a disposizione a scatola chiusa 6 milioni di euro per la realizzazione di due impianti. Come sono, sono. La Regione, in aggiunta, pare che non abbia nulla da dire neanche su dove Acqualatina abbia deciso di posizionare il tubo dell’impianto provvisorio che cattura l’acqua da destinare alla distillazione e, poi, agli usi civili: nel porto di Ventotene.

Se è vero che alla critica dovrebbe sempre seguire una proposta alternativa, bisogna dire che in effetti esistono altri tipi di soluzioni. Ad esempio, esiste un procedimento chiamato dissalazione (o distillazione) con membrana, una tecnologia più recente che, al momento, risulta leggermente più ingombrante ma che riduce i consumi energetici rispetto alla dissalazione ad osmosi inversa. La dissalazione con membrana si attua mediante calore a bassa temperatura, circa 70 °C, che può essere fornito da anche da un semplice pannello solare termico: acqua salmastra scaldata che genera vapore acqueo, il quale passando attraverso la membrana si libera di sali e minerali. Un’altra soluzione potrebbe essere quella di inserire la salamoia, contestualmente alla dissalazione, in un circuito di economia circolare: sali, metalli e altri elementi presenti nella soluzione ipersalina in percentuali significative (magnesio, gesso, cloruro di sodio, di calcio, di potassio) sono sostanze che, una volta recuperate dalla salamoia possono essere successivamente rivendute e generare ulteriore economia per l’isola. Migliorando le tecnologie, in qualche tempo, potrebbero essere recuperate anche altre risorse importanti per l’industria dello I.o.T. (Internet of Things), dell’automazione e della robotica, come litio, stronzio, rubidio, uranio, il cui recupero oggi è ancora economicamente non competitivo.

Chissà se la Regione Lazio ora avrà qualcosa da dire.”

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