Magnini

La Procura nazionale Antidoping che ha chiesto 8 anni di squalifica per l’ex campione del mondo Filippo Magnini si arricchisce di nuovi indizi stando a quanto pubblicato sulle pagine de Il Resto del Carlino, negli atti della Procura sportiva sono finite anche delle intercettazioni shock dove l’atleta parlava in codice delle sostanze vietate. “Non vedo l’ora di provare la nuova integrazione – E la plus? Comunque portami più cose possibili dei prodotti nuovi – Non te la ciucciare la plus! Ci serve sennò non partiamo più”. I sospetti sembrano trasformarsi di ora in ora in qualcosa di più grave. Il nuotatore parla spesso di “integrazione”, “plus”, ma anche di “funghi”, “esercizi alla spalla” o “scheda”, e la Procura Antidoping si dice sicura di averci visto bene. Secondo la Procura sportiva Magnini ha pagato le sostanze vietate direttamente a Guido Porcellini, suo medico nutrizionista. Questo, a sua volta, si sarebbe procurato i medicinali grazie alla collaborazione di Antonio De Grandis, socio in affari che riusciva a farsele spedire dall’estero. A riprova dell’avvenuto saldo di 1200 euro da parte del campione ci sarebbe anche un sms, datato 23 novembre 2015. In questo il medico Porcellini informava De Grandis di aver ricevuto il pagamento da parte di Filippo Magnini: “Filo mi ha pagato 1200 euro”. La consegna del denaro, stando alla ricostruzione, potrebbe essere avvenuta in autostrada: “È meglio fare quella cosa là in autostrada”. Magnini, stando alle indiscrezioni pubblicate da Il Resto del Carlino, avrebbe supplicato di avere quegli integratori. “Mi ha chiamato distrutto, piangendo dalla stanchezza”, ha detto Porcellini a De Grandis nel raccontargli la telefonata. Le esigenze del campione pesarese ricadevano anche su Emiliano Farnetani, fisioterapista perugino che aveva il compito di analizzare le sostanze e verificare l’eventuale presenza di tracce dopo l’assunzione. Farnetani per questo si sarebbe poi a sua volta lamentato con Porcellini: “Non dovrebbe rompere, la roba è alla dogana, è una cosa di cui non parlare. Un chilo e mezzo di roba”.

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