La posizione del collega di Cerciello si aggrava

CCerciello e Varriale

Ci sono stati degli errori di procedura, e versioni dell’accaduto che non tornano su tutta una serie di dettagli fondamentali. Su quanto accaduto nella notte tra il 25 e 26 luglio scorsi, con la morte del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega, sta indagando la Procura militare e si è complicata la posizione del collega che era con lui quella sera, Andrea Varriale. Le cui incongruenze nel racconto dell’incontro, fatale per Cerciello Rega, con i due giovani americani Finnegan Lee Elder (che ha colpito Cerciello con diverse pugnalate) e Gabriel Natale Hjorth (accusato di concorso in omicidio) rischiano di rafforzare la linea difensiva legale dei due stranieri a cominciare dalle discrepanze fra i racconti di Varriale. Il carabiniere in un primo momento aveva detto di avere con sé l’arma di ordinanza, ritrattando in seguito e ammettendo di non averla durante l’incontro con i due americani. Fino ai contatti telefonici con Sergio Brugiatelli, l’autore del “pacco” ai due giovani stranieri che lo avevano contattato per acquistare cocaina, e dopo essersi conto che gli era stata venduta tachipirina tritata, avevano rubato la borsa di Brugiatelli chiedendogli in cambio 100 euro e un grammo di coca e da lì il contatto fra il pusher-truffatore e i due carabinieri. Secondo quanto è stato accertato finora, la notte dell’incontro fra Cerciello, Varriale, Elder e Natale, i due militari intervenuti in borghese dopo il contatto con Brugiatelli si sarebbero presentati in borghese, senza arma né tesserino né manette, che per disposizioni precise devono sempre portare con sé quando sono in servizio. Il Procuratore, Antonio Sabino, vuole anche spiegazioni sul perché quella notte, i due carabinieri disarmati e in borghese non siano stati aiutati da altri uomini in divisa in numero congruo, come vogliono le procedure. Errori gravi, che minano l’attendibilità dei due carabinieri, come hanno già fatto notare i legali dei due americani e a cui si aggiunge la telefonata e poi la chat fra Cerciello, la centrale, il maresciallo Mauro d’Ambrosi e Varriale, a cui furono mandate foto di Brugiatelli e Natale, e in cui il vicebrigadiere poi colpito a morte da Elder ha detto chiaramente di aver identificato il mediatore fra i due americani e lo spacciatore Italo Pompei, e di essere a conoscenza della sola data ai due stranieri. I legali di Finnegan Lee Elder, accusato di omicidio, hanno ritirato la richiesta di scarcerazione: “Le indagini sono ancora in corso: in particolare quelle sugli abiti del militare o dei ragazzi, e altre di cui non sappiamo” ha detto avvocato Renato Borzone, rimarcando come le bugie nelle dichiarazioni di Varriale lo abbiano reso una “persona di opinabile attendibilità”. Craig Peters, avvocato americano dell’aggressore di Cerciello, ha detto che il ragazzo dopo l’accaduto ed essere stato dipinto come un assassino è andato in depressione. La Procura sta proseguendo nelle indagini, definendo “granitico” il quadro probatorio contro Elder e Natale, e descrivendo quest’ultimo come personaggio “carismatico e dominante” in un quadro criminoso pianificato “nei minimi dettagli in tutte le fasi della condotta delittuosa posta in essere unitamente a Finnegan Lee Elder nel corso di quella nottata”. Con l’arrivo dei due carabinieri in borghese, Elder che colpisce più volte Cerciello ai fianchi provocandole la morte e Varriale che non ha sparato perché non ha pistola ne ha potuto inseguire i due americani in fuga perché intento a soccorrere il collega in fin di vita. 

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