Una ricerca del cultore di storia locale Daniele Iadicicco mette al corrente di una pandemia avvenuta tra il 1836 e il 1837 nel Golfo di gaeta, una prima grande pandemia che il nostro paese si trovò ad affrontare fu la diffusione del Colera avvenuta tra il 1836 ed il 1837. Tutto partì dall’India per diffondersi inesorabilmente in tutto il mondo. Gli strumenti e le conoscenze mediche di allora non erano neanche paragonabili a quelle di oggi e così questa piaga portò via milioni di vittime. Lo scrittore e giornalista Gigi Di Fiore sta per far uscire un libro sull’argomento dal titolo “PANDEMIA 1836” per la UTET. Se l’atteso libro del Di Fiore si concentrerà sulla capitale Napoli vorrei, Iadicicco ha voluto trattare il tema soffermandosi sulle tragiche conseguenze della diffusione di questo virus nel Golfo di Gaeta. Il periodo preso in considerazione per la diffusione del virus va dal 2 ottobre 1836 all’8 marzo 1837, ma era già in via di estinzione a fine dicembre del 1836; e la seconda terribile ondata epidemica che si ebbe dal 13 aprile al 24 ottobre 1837. Intanto l’approccio nel Golfo alla malattia fu tragico. Alcuni dottori dell’epoca propagarono una pericolosissima versione negazionista e questo, pare, per evitare di venire a contatto con i pazienti. La cosa ebbe effetti talmente gravi che in tre furono sospesi dall’esercizio della professione medica, un fatto gravissimo ed infamante per i protagonisti. I dottori di Gaeta Salvatore Buonomo, Raffaele Albani e Nicola Antonucci ne furono protagonisti. A Mola di Gaeta si dovette ricorrere ad un medico forestiero. I residenti avevano perso qualsiasi fiducia nel medico curante, dopo i fatti successi a Gaeta. Nel Golfo c’è da dire che la diffusione del colera fu particolarmente veloce nella seconda fase, quella della tragica estate del 1837 ed il periodo che va dal 15 giugno al 3 settembre. Questo per avere un dato di riferimento uguale per tutti i Comuni, dove ovviamente la pandemia non si accese e non si spense nello stesso momento. Essendo presente da Aprile ad Ottobre, va da se che purtroppo i dati che seguono sono solo indicativi e fortemente a ribasso. Moltissimi i morti nei bambini sotto i dieci anni. Nell’ attualeComune di Formia ci sono stati 359 morti in quei due mesi e mezzo. Così suddivisi per zone,Castellone e Mola – 268 morti; Maranola 46; Castellonorato 45 persone. A Formia quella tragica estate assieme a tanti altri concittadini venne a mancare per il colera anche Lucia Merola, prozia e madre adottiva del pittore Pasquale Mattej. La scomparsa è ricordata da una lapide visibile presso nella Chiesa di Sant’Erasmo posta proprio per volere del nipote Pasquale.Peggio accadde a Gaeta. L’attuale Comune di Gaeta ebbe un un totale di 814 Morti, così divisi: Gaeta 260 morti e Borgo di Gaeta ben 554 morti. Per avere un’idea dei numeri proposti basta pensare che cinque anni prima nel 1832, a Gaeta (escluso il Borgo) negli stessi mesi si erano registrati appena 45 morti. Dato molto significativo per Traetto ( oggi Minturno) che in quei due mesi e mezzo dovette seppellireben 666 morti. Più di 1800 morti in due mesi e mezzo, nel Golfo di Gaeta. Per leggere questi dati occorre tenere a mente due cose. Prima cosa, occorre ricordare che la pandemia in maniera sparsa andò avanti ancora per un paio di mesi, quindi i morti sono tanti tanti di più. La seconda è che i dati presentati sono tratti dai registri civici, e non c’è modo di dividere i morti per Colera dai morti “naturali”. Il colera, stando a questi dati, ha rappresentato un fatto assolutamente unico per il nostro territorio. Mai nessun evento riuscì a portare tanta sofferenza.

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