La non realizzazione della Ferrovia Formia – Gaeta

I 25 ponti
I 25 ponti

Rifondazione Comunista, nella veste del circolo di Formia intitolato ad Enzo Simeone, attacca il presidente del Consorzio Industriale Salvatore Forte per quanto riguarda la realizzazione del tronco ferroviario Formia Gaeta, che mostra sempre ritardi ed inefficienze burocratiche alle quali il Consorzio Industriale sembra non farsene carico. Ed ecco il comunicato emesso da Rifondazione di Formia:

“Nel maggio 2015 abbiamo appreso – dagli organi di stampa – che il consorzio industriale del sud pontino, il cui direttore è il consigliere comunale di Formia Salvatore Forte, ha deciso di acquistare un certo numero di automotrici (e non locomotori) diesel tipo ALN 668 usati, motivo per il quale si chiedeva alle aziende interessate di far pervenire, a mezzo di raccomandata A/R, una propria manifestazione di interesse.

Successivamente si sarebbe proceduto all’acquisto con affidamento ai sensi del D.Lgs. 163/2006 e ss.mm.ii., invitando le ditte che avrebbe manifestato l’interesse. Il criterio di aggiudicazione sarebbe stato quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa.

Consultando il sito del consorzio industriale del sud pontino abbiamo potuto appurare che l’acquisto dei automotrici diesel non è ancora avvenuto.

Quello della ferrovia Formia-Gaeta, nota anche come metropolitana leggera, è una storia che dimostra la miopia della classe politica dell’intero comprensorio del golfo e l’incapacità di andare oltre il solito chiacchiericcio che abbonda sulle loro bocche.

Nel Maggio 2006 durante una conferenza dei capigruppo presieduta dall’allora sindaco Sandro Bartolomeo e dal presidente del consiglio comunale, Eleonora Zangrillo, venne presentato il progetto preliminare.

Alla riunione intervennero anche l’allora presidente del Consorzio Industriale sud pontino, Leandro La Croix, e il progettista, architetto Paolo Portoghesi.

Due le fermate previste: una a Formia, nella zona retrostante la clinica “Casa del Sole”, attigua alla località San Remigio, completa di un’area per la sosta e l’altra a Gaeta, nella zona di Bevano, dove è ubicato attualmente il Consorzio Industriale.

Previsti anche i lavori per il collegamento della ferrovia con il porto di Gaeta, per il trasporto dei prodotti agroalimentari verso la stazione di Formia.

Nel febbraio 2008 gli allora sindaci di Gaeta (Raimondi) e di Formia (Bartolomeo) illustrarono in una conferenza stampa congiunta i benefici che il comprensorio avrebbe ricevuto dalla realizzazione dell’opera. Venimmo, inoltre, a conoscenza anche di alcuni variazioni ( dei costi dell’opera: circa 8milioni di euro, divisi in due tranche: la prima di quattro milioni di euro già spesi e la seconda di tre milioni di euro che avrebbe dovuto stanziare la regione Lazio, dell’allora presidente Piero Marrazzo.

L’opera subiva inoltre della variazioni, con addirittura l’ipotesi di un prolungamento successivo fino a Suio Terme.

Nell’aprile 2008 la regione Lazio dava il via libera alla riattivazione della ferrovia, ma il costo dell’opera schizza a 26milioni di euro.

Il nuovo progetto prevedeva – secondo gli organi di stampa – il ripristino di un tracciato di circa 9 km a binario unico, la riattivazione della sede ferroviaria nella tratta centro intermodale – Gaeta centro con adeguamento del tracciato; la realizzazione della nuova stazione di Gaeta e di 3 fermate intermedie con relativi parcheggi di scambio; L’elettrificazione della linea da Gaeta centro a Formia e la realizzazione degli impianti di segnalamento e sicurezza. Sulla linea erano previsti 3 treni ogni ora per senso di marcia e una velocità commerciale di circa 60 km/h.

I lavori per riattivazione della linea ferroviaria Formia-Gaeta si sarebbero dovuti concludere nel 2010.

Peccato che siamo pronti a festeggiare l’arrivo del 2016 e la Formia-Gaeta si è persa nelle pieghe della storia e nell’incapacità di una classe politica (quella di allora e quella di oggi) di dettare le linee guida per uno sviluppo sostenibile delle città del golfo di Gaeta, in particolare per Formia e Gaeta, entrambe coinvolte direttamente nel progetto della linea ferroviaria che avrebbe dovuto unire le due città, che da occasione di sviluppo – o almeno così ci è stata venduta – per il nostro territorio diventa l’ennesima occasione di spreco.

Pare inoltre che dalla regione Lazio abbiano preso atto dell’incapacità dei nostri politici e abbiano spostato i soldi altrove.

C’è chi si è abituato a questo andazzo, noi no e, purtroppo per loro, continueremo a denunciare ciò che avviene.”

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