Gaetano Scirea
Gaetano Scirea
Gaetano Scirea
Gaetano Scirea
Gaetano Scirea
Gaetano Scirea
Gaetano Scirea
Gaetano Scirea
Gaetano Scirea con la maglia della nazionale
Gaetano Scirea con la maglia della nazionale

Fare un tributo ad un  indimenticato campione di calcio che muore in un incidente è sempre doloroso, eppure il suo nome è sempre stato accostato al fair play, che in questi tempi moderni ogni hanno lo vincerebbe a mani basse, visto quello che si vede oggi sui campi di calcio. E’ Gaetano Scirea, che è stato il signore della difesa juventina e anche della nazionale italiana dove in Spagna nel 1982 in un Mondiale cominciato nel peggiore dei modi, la squadra azzurra seppe nella seconda fase mostrare gli artigli ed eliminare uno dietro l’altro Argentina, Brasile, Polonia e Germania in una memorabile sfida al Santiago Bearnabeu dove l’urlo liberatorio di Tardelli risuona ancora in quelle gradinate.

Ma con la Juventus vinse, e vinse molto, ed il suo palmares lo dimostra ampiamente:  7 scudetti, 2 Coppa Italia, 1 Coppa dei campioni (quella tragica dell’Hysel), 1 Coppa delle Coppe, 1 Coppa UEFA e 1 Coppa Intercontinentale.  Dopo il ritiro avvenuto nel maggio del 1989, stava cominciando, come era logico, da un signore del calcio come era lui, distinto ed elegante come era lui, che soltanto Franz Beckenbauer prima e dopo di lui Franco Baresi avevano interpretato il ruolo di libero in quella maniera (aveva esordito nell’Atalanta come centrocampista, poi decise di cambiare ruolo ed ispirandosi ad un altro grande difensore ossia a Mora), aveva cominciato ad allenare, perché aveva detto che aveva rubato i segreti ai suoi allenatori Trapattoni, Marchesi e Bearzot. Era in Polonia quel maledetto 3 settembre del 1989 quando si trovava a fare l’osservatore per conto di Zoff – Zoff era l’altro taciturno che con Scirea resero la Juve invincibile in Italia e in Nazionale – che in quell’anno era allenatore della Juventus. Doveva visionare il Lodz che era avversario di quel turno in Coppa Uefa, quando l’automobile che lo accompagnò per quel tragitto aveva preso l’autostrada, erano le 12,50, piena di buche e di insidie, al FIAT 125 doveva viaggiava era piena di quattro taniche di benzina  perché in quell’anno in Polonia c’era una crisi economica senza precedenti. Con una manovra azzardata l’autista, che aveva fretta, aveva sorpassato due TIR ma non aveva visto quel furgone Zuk davanti a lui, non c’era tempo di tentare di fare  nessuna manovra. L’urto è stato violento, l’auto è andata in fiamme e tutti sono morti sul colpo bruciati vivi. Quando è arrivato all’ospedale di Rawa Mazowiecka nono c’era nulla da fare, venne dichiarato clinicamente morto.

Nella Domenica Sportiva condotta in quell’anno da quel signore che corrispondeva al nome di Sandro Ciotti, la voce rauca del calcio, la commozione era evidente, era una notizia che lui non avrebbe mai voluto dare: Scusate, dobbiamo interrompere la selezione delle partite di Serie A che comunque verrà ripresa tra poco, per una ragione veramente tremenda. E’ morto Gaetano Scirea in un incidente stradale avvenuto in Polonia dove si era recato per seguire la squadra che sarà prossima avversaria della sua Juventus nella coppa. E’ inutile spendere parole per un uomo che si è illustrato da solo per tanti anni in tutti i campi del mondo e che ha conquistato un titolo mondiale con pieno merito e soprattutto era un campione non soltanto di sport ma soprattutto di civiltà.”

La Juventus poi nella settimana successiva passò il turno dedicando la vittoria a quel grande campione che era il suo Gaetano, la curva Scirea è un tributo a quel grande calciatore ed uomo che era.

Dissero di lui in quel giorno Boniperti, il mitico presidente vinci tutto: “Il mio fuoriclasse era Scirea. Parlava poco, eppure aveva carisma. Era un piacere stare con lui e in qualsiasi occasione, non soltanto sul campo, ti faceva fare bella figura. Il giorno in cui ho preso Scirea, per la prima e unica volta, Achille Bortolotti mi ha detto: «Gaetano te lo porto io a Torino. Perché questo ragazzo è diverso da tutti gli altri». Quando Gai ha smesso di giocare io volevo che diventasse un punto fermo della Juventus. Prima come osservatore, poi come allenatore, ma lo vedevo benissimo anche come uomo di pubbliche relazioni. Aveva qualità fuori dal comune e la sua splendida carriera ne era la conferma. Li riconosci subito i giocatori che hanno qualcosa in più: li vedi da come si muovono in campo e da come leggono il gioco un secondo prima degli altri; se poi sono dotati di spessore umano e pulizia morale hai davanti agli occhi un fuoriclasse anche nella vita. E Scirea lo era. Io gli volevo bene.”

E Gianni Brera, il signore del giornalismo milanese disse di lui bellissime parole: “Il povero Scirea era dolce e composto, di una moderazione tipica del grande artista. Non era difensore irresistibile né arcigno, era buono, ma completava il repertorio con sortite di esemplare tempestività, a volte erigendosi addirittura a match winner.

Grazie ancora, Gaetano, per quello che hai lasciato sui campi di calcio per tanti anni, valore assoluto e rispetto dell’avversario.

 

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