Umberto I re d'Italia assassinato
Umberto I re d’Italia assassinato
Gaetano Bresci
Gaetano Bresci

Inizio del nuovo secolo, siamo in piena belle Epoque, l’Italia, dopo aver capitalizzato Roma e Venezia, si prepara a costruire una nuova Italia, con Carducci a fare da vate, ma soprattutto con Crispi e Giolitti a determinare la politica italiana dopo la morte del re dell’unificazione Vittorio Emanuele II nel 1878. Salì al regno Umberto Di Savoia con il nome dinastico di Umberto I sposato con Margherita, una regina molto bella, affascinante e colta, una donna che tutta l’Italia ha amato tanto da essere tributato l’onore di una poesia da parte del Carducci e una specialità culinaria come la pizza Margherita creata appositamente per lei da Raffaele Esposito.

Ma il re Umberto era quello che aveva avuto come generale Bava Beccaris, il macellaio di Milano, che aveva sparato il popolo con i cannoni nel 1898, e per questo gli anarchici avevano giurato di uccidere il re tiranno, anche se le origini dell’anarchismo italiano avevano avuto nascita molto prima, ma era il gesto di Re Umberto che aveva ordinato di sopprimere la rivolta di gente che era colpevole solo di essersi rivoltata per via della fame e della crisi economica che l’Italia stava attraversando in quegli anni, infatti la popolazione aveva chiesto l’abolizione dell’ingiusta tassa sul pane.

Eppure proprio nella giornata del 29 luglio, una giornata molto caldo stando alle previsioni del tempo, il Re d’Italia Umberto stava vedendo la manifestazione di gioia che la cittadinanza monzese gli aveva tributato tanto che aveva esclamato che “era da molto tempo che non assistevo in mezzo al mio popolo a una dimostrazione di simpatia così cordiale.” Era a Monza in quanto invitato ad una manifestazione ginnica organizzata dalla società sportiva “Forti e liberi”  a cui aveva assistito con piacere. Nella via del ritorno alla Reggia di Monza una folla di ginnasti si accalca attorno alla carrozza reale, e in quel momento che esplodono dei colpi di pistola, tre per l’esattezza, due che colpirono il re uno alla gola e l’altro al cuore, mentre il terzo andò a vuoto. L’attentatore era Gaetano Bresci che in quel momento non riuscì a fuggire perché era stato subito preso dalla gente attorno alla carrozza e rischiava il linciaggio, se non fossero intervenuti i Carabinieri Reali che presero subito in custodia l’attentatore. Infatti stava esplodendo un quarto colpo contro il monarca quando il maresciallo dei carabinieri Giuseppe Braggi gli fece deviare il colpo, e preso insieme con un pompiere e consegnato ai suoi colleghi tra l’ira della folla, venne rinchiuso nella prigione di Monza in attesa di decisioni della magistratura.

Gaetano Bresci era di Prato, nato in quella città nel 1869, e fin da giovane si era accostato al movimento anarchico. Condannato nel 1892, nel 1895 venne confinato a Lampedusa (oggi facciamo fatica a capire che mentre oggi è un isola centro di accoglienza per immigrati, allora era un bagno penale). Liberato per amnistia nel 1896, riparò in America dove stava lavorando quando venne a sapere dei moti di Milano del 1898 e Bresci decise di vendicare la loro morte uccidendo il re. Durante l’interrogatorio gli viene chiesto se un certo tenete Bresci del Decimo Artiglieria di Caserta era suo fratello lui rispose affermativamente. Intanto venne avvertito tramite telegramma il Principe di Napoli ed erede al trono Vittorio Emanuele, a bordo del suo yacht con la moglie Elena principessa del Montenegro della famiglia Njegos, mentre la salma del re venne messa nella vasca da bagno con molto ghiaccio. Intanto si presuppone un complotto internazionale anarchico mentre Bresci aveva sempre affermato che aveva agito da solo e senza complici. Il 31 luglio arrivarono appena sono stati avvisati la principessa Clotilde, la sorella del re con sua figlia Letizia, la sorella Maria Pia regina del Portogallo, la duchessa di Genova sua suocera, il duca d’Aosta con la moglie duchessa Elena e il conte di Torino. Finalmente il primo agosto arrivò l’erede al trono Vittorio Emanuele III con la moglie, il quale entrato nella camera ardente, si inginocchiò e gli bacio la fronte.

I funerali si svolsero il giorno 4 agosto con la deposizione della Corona ferrea custodita a Monza con funerali solenni di stato, mentre il giorno 8 agosto su un treno speciale il feretro venne trasferito a Roma per essere tumulato nella cappella del Pantheon, dove suo padre il primo Re d’Italia Vittorio Emanuele aveva il riposo eterno dove ci furono nuovi funerali di stato con la benedizione apostolica di Papa Leone XIII attraverso la presenza del cardinale Ferrari.

Il processo contro l’attentatore Gaetano Bresci si svolse a Monza il 29 agosto, un mese dopo la morte del re ucciso per sua stessa mano. Il procuratore generale di quel processo era Ricciutti, mentre l’avvocato difensore dell’imputato era un ex anarchico di nome Saverio Merlino, che aveva accettato di difenderlo dopo che il socialista Filippo Turati si rifiutò per non compromettere il suo partito, il Partito Socialista. Dopo aver ammesso la premeditazione di voler uccidere il re e pertanto si dichiarava colpevole, nonostante la difesa appassionata del suo avvocato, il 3 settembre alle ore 18 venne condannato all’ergastolo nel carcere di Santo Stefano di fronte a Ventotene, dove morirà l’anno seguente il 22 maggio del 1901 per causa di un  pestaggio da parte delle guardie carcerarie ma simulato come un suicidio, infatti venne ritrovato impiccato nella sua cella.

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