LA MORTE DEL PRINCIPE ROMANO JUNIO VALERIO BORGHESE IL 26 AGOSTO DEL 1974 A CADICE

Junio Valerio Borghese che passa in rassegna i militari della Barbarigo
Junio Valerio Borghese che passa in rassegna i militari della Barbarigo
Junio Valerio Borghese
Junio Valerio Borghese
Borghese negli anni 40
Borghese negli anni 40
Borghese negli anni 70
Borghese negli anni 70

All’anagrafe con il nome altisonante di Junio Valerio Scipione Ghezzo Marcantonio Maria dei principi Borghese di Roma, ma passato alla storia con il nome di “Principe Nero” Junio Valerio Borghese, nasce a Roma il 6 giugno del 1906, una famiglia che ha antiche origini senesi e che nell’albero genealogico conta 4 cardinali, un papa e anche la parentela acquisita con i Bonaparte perché Paolina, la sorella di Napoleone, sposò un Borghese. Junio era il secondogenito del principe Livio Borghese di Sulmona, principe di Rossano, e la madre invece era la principessa Valeria Maria Alessandra Keun. I suoi genitori si separarono nel 1911 ed essendo Junio figlio di un ministro plenipotenziario (l’attuale ambasciatore) ed egli era sempre in viaggio. Lui sposò la contessa russa Daria Vasilievna Olsoufieva Schouvalova il 30 settembre del 1931 dalla quale ebbe quattro figli di cui due ancora viventi.

Entro nel servizio attivo militare come ufficiale di marina entrando giovanissimo nella Accademia Navale di Livorno, ma l’8 settembre mentre tutti erano sbandati e non sapevano cosa fare, lui fece immediatamente una scelta di campo che gli portò il triste nomignolo di “Principe Nero”, ossia aderì alla Repubblica di Salò con la sua flottiglia della decima Mas e diventando sottocapo di Stato Maggiore della Marina Nazionale Repubblicana. Infatti disse di questi eventi che stavano spaccando l’Italia in due quando dopo l’8 settembre venne firmato l’armistizio:  In ogni guerra, la questione di fondo non è tanto di vincere o di perdere, di vivere o di morire; ma di come si vince, di come si perde, di come si vive, di come si muore. Una guerra si può perdere, ma con dignità e lealtà. La resa ed il tradimento bollano per secoli un popolo davanti al mondo.” Ma comunque congedò tutti coloro che non si sentivano più in grado di continuare la guerra che comunque stava andando nella fase più cattiva, una guerra civile che insanguinò il nostro paese e che per molti anni lasciò degli strascichi che solo oggi si possono definire sanati. Si arrese il 26 aprile del 1946 alla presenza delle truppe alleate congedando tutti coloro che lo avevano seguito nell’avventura di Salò saldandogli cinque mesi di stipendio e venne messo in stato di arresto e poi venne trasferito a Roma sotto la custodia americana nel campo di concentramento di Cinecittà. De Felice, storico che ha studiato Mussolini scrisse: “Gli americani erano interessati alla Xª Mas perché pensavano di utilizzare i suoi famosi maiali per la guerra contro i giapponesi. Gli inglesi fecero di più: una nave (ma forse le navi furono due) che, a operazioni belliche finite, trasportava dalla Iugoslavia armi per gli ebrei in Palestina, fu fatta saltare dai maiali della Xª”

Nonostante fosse accusato di aver partecipato a numerose azioni di rappresaglia in particolare dell’uccisione di otto partigiani della Valmozzola, venne condannato prima all’ergastolo, ma per meriti di guerra poi ridotti a 12 anni, venne prosciolto da tutte le accuse e grazie anche al decreto Togliatti sull’amnistia generale, venne rimesso subito in libertà. In quel processo lui depose in questo modo: “L’epilogo di questo tragico episodio costituì uno dei capi d’imputazione al processo intentato contro di me dopo la fine del conflitto. Il colonnello Luigi Carallo, comandante del reggimento del quale facevano parte i due guardiamarina uccisi, dopo l’eccidio ebbe pronta reazione: ricercò i responsabili e li catturò. Su otto, sette, rei confessi, il 17 marzo furono passati per le armi. Che cosa si può dire a un comandante di reparto che viene a conoscenza del fatto che alcuni suoi uomini sono stati massacrati, non durante il combattimento ma in una vile imboscata? Si era in guerra e Carallo seguì le spietate leggi di guerra. Venni messo al corrente dei fatti a fucilazione avvenuta. Richiamaì Carallo perché, pur ritenendo legittimo il suo comportamento secondo il codice di guerra, egli aveva commesso una grave scorrettezza firmando “Principe Valerio Borghese” un manifesto che venne affisso nella zona. Ho sempre apposto il mio nome dopo il titolo del quale mi onoro, quello di “Comandante”.”

Nel dopo guerra aderì inizialmente al Movimento Sociale Italiano, poi per dissidi con Almirante, si avvicinò alla destra parlamentare, e qui si inserisce il tentato golpe del 1974 costituendo gruppi clandestini armati collegati con Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale. Intanto sua moglie morì in un incidente d’auto e tra la notte tra il 7 e l’8 dicembre del 1970 tentò un colpo di stato ma che venne subito interrotto perché scoperto per tempo. Lui affermò che il tentativo non riuscì per colpa della debolezza di coloro che avrebbero dovuto appoggiarlo e queste dovevano essere le parole che avrebbe dovuto pronunciare in caso di riuscita del golpe: “Italiani, l’auspicata svolta politica, il lungamente atteso colpo di stato ha avuto luogo. La formula politica che per un venticinquennio ci ha governato, e ha portato l’Italia sull’orlo dello sfacelo economico e morale ha cessato di esistere. Nelle prossime ore, con successivi bollettini, si saranno indicati i provvedimenti più importanti ed idonei a fronteggiare gli attuali squilibri della Nazione. Le forze armate, le forze dell’ordine, gli uomini più competenti e rappresentativi della nazione sono con noi; mentre, d’altro canto, possiamo assicurarvi che gli avversari più pericolosi, quelli che per intendersi, volevano asservire la patria allo straniero, sono stati resi inoffensivi. Italiani, lo stato che creeremo sarà un’Italia senza aggettivi né colori politici. Essa avrà una sola bandiera. Il nostro glorioso tricolore! Soldati di terra, di mare e dell’aria, Forze dell’Ordine, a voi affidiamo la difesa della Patria e il ristabilimento dell’ordine interno. Non saranno promulgate leggi speciali né verranno istituiti tribunali speciali, vi chiediamo solo di far rispettare le leggi vigenti. Da questo momento nessuno potrà impunemente deridervi, offendervi, ferirvi nello spirito e nel corpo, uccidervi. Nel riconsegnare nelle vostre mani il glorioso TRICOLORE, vi invitiamo a gridare il nostro prorompente inno all’amore: ITALIA, ITALIA, VIVA L’ITALIA!” 

Siccome era ricercato dalla polizia italiana, ed essendo libero ormai da vincoli coniugali, si rifugiò in Spagna e nonostante il ritiro del mandato di cattura nel 1973, egli rimase in Spagna fino alla sua morte avvenuta misteriosamente il 26 agosto del 1974. Il suo corpo riposa nella cappella Borghese di Santa Maria Maggiore a Roma.

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