Torquemada
Torquemada

Scrisse di lui Klein: “Quando appariva il carro della morte di Torquemada, le porte delle città si spalancavano, le risorse venivano poste a sua disposizione e i magistrati gli giuravano devozione”. Per dire chi è questo personaggio veramente singolare nella storia della Chiesa Cattolica. Nato a Valladolid nel 1420, divenne in gioventù un frate domenicano, e passò alla storia come il grande Inquisitore, colui che inventò di fatto l’Inquisizione in Spagna e nello stesso contempo priore del convento domenicano di Segovia, divenendo anche il confessore dei re Cattolici di Spagna Ferdinando ed Isabella. Ma andiamo ad esaminare che cosa era la Inquisizione nel periodo del completamento dell’unificazione del Regno di Spagna. In realtà Torquemada era figlio di due conversos, ossia di ebrei che per paura delle persecuzioni che attuavano i cristiani nei loro confronti, ma che erano preziosi per l’economia della penisola iberica in quanto il commercio e la finanza, due attività che la Chiesa cattolica aborriva in quanto non erano consone allo spirito cristiano, gli ebrei convertiti che esercitavano queste attività erano ben considerati sia da parte della monarchia spagnola e da parte dei califfi, infatti i conversos costituivano la spina dorsale dell’economia e della politica amministrativa della Spagna; “riflettendo la magnificenza dei loro signori erano stati gli ebrei più eruditi e più famosi che mai fossero esistiti per ricchezza, per virtù e per scienza”.

Questo idillio si interruppe alla fine del XIV° secolo con la completa unificazione dei territori spagnoli sotto le corone dei regni di Castiglia e di Aragona. Nonostante che i conversos avevano fornito le risorse finanziarie per due imprese importanti come la conquista di Granada del 2 gennaio del 1492 e l’immediata partenza di Cristoforo Colombo per le allora Indie Occidentali (le odierne Americhe) nell’agosto del 1492 non risparmiarono persecuzioni a coloro che prima del 31 luglio del 1492 dovevano convertirsi al cattolicesimo pena l’espulsione dalla Spagna. In questo contesto Torquemada conobbe i due sovrani già dal 1479, e dal 1483 ebbe l’incarico di Primo Inquisitore Generale della Spagna e d elle colonie. Infatti se in Spagna l’Inquisizione già funzionava dal 1471 e celebre l’episodio del primo auto da fe spagnolo che si è avuto in data 6 febbraio 1481 in cui morirono diverse personalità tra cui il ricchissimo Diego De Susan tradito dalla figlia Susanna che intendeva salvare il suo amante. Le nomine degli inquisitori erano direttamente responsabili dei re di Spagna e Roma le ratificava, e fu così che dopo essere stato nominato Inquisitore, Torquemada riusciva a farsi nominare Primo Inquisitore dei regni spagnoli, in pratica il presidente che con l’aiuto degli altri inquisitori rivolse la sua cura verso i marranos, ossia gli ebrei convertiti che si erano convertiti per paura delle torture dell’Inquisizione, ma in realtà continuavano di nascosto a praticare i riti della religione ebraica. Tra il 1484 e il 1488 egli riorganizzò il sistema attraverso le Ordinanze o Istituzioni: “A lui si devono il coordinamento giuridico e l’ordinamento processuale che costituiscono la base della serie di disposizioni che convertono il decreto inquisitoriale in un monumento processuale. Un poderoso senso di realismo guidava il suo spirito: questo realismo si traduce vigorosamente nella compilazione legislativa che costituisce il codice legale dell’Inquisizione, frutto della sua iniziativa e della sua intelligenza”.  In realtà divennero dei veri e propri massacri perpetuati in nome di Santa Romana Chiesa calcolando la media di 18 processi al giorni egli portò alla morte circa 2000 sospettati di eresia. Una testimonianza dello zelo che aveva dimostrato nell’Inquisizione ci viene da uno scritto piuttosto lontano dal tempo: “Ma non solo nel perseguitar le persone Torquemada mostrava il suo ardente zelo; i libri anch’essi divennero l’ oggetto della sua sorveglianza. Quantunque esistesse già una commissione composta di vescovi e del presidente delle macellerie, incaricata di tutto ciò che concerneva l’esame, la censura, la stampa, l’ introduzione  e la vendita de’ libri, pure Torquemada profittava di tutte le occasioni per estendere i suoi diritti e la sua giurisdizione sui prodotti tipografici. Cominciò nel 1490 dal far bruciare parecchie Bibbie ebraiche in un Atto-di-fède ch’ebbe luogo a Salamanca, sotto pretesto ch’erano infette degli errori del giudaismo .Poco dopo celebrò un altro atto-di-fede nel quale furono distrutti dalle fiamme più di seimila volumi, che i qualificatori del concilio della Inquisizione avevano dichiarati pericolosi , fra i qualli v’ erano molte opere stimabili, il cui solo difetto era il non essere intese da essi. L’insolenza di Torquemada fu spinta si lungi, ch’egli consecrò alla distruzione tutta la biblioteca di don Enrico d’ Aragona, principe del sangue reale, inviluppando di questa maniera nella sua proscrizione vandalica la letteratura, le scienze e le arti , con la teologia e le pratiche superstiziose della stregoneria.”

Proprio per questa brutalità che lui e gli altri inquisitori, proprio un papa spagnolo, Alessandro VI Borgia, che non brillava certamente di virtù cristiane, sospese l’indipendenza dell’Inquisizione spagnola avocando l’amministrazione di questo settore direttamente alle direttive papali. In pratica Papa Borgia aveva deciso che Torquemada doveva ritirarsi nel convento domenicano da lui fondato ad Avila, ma anche da lì riuscì ad ottenere l’espulsione degli ebrei dal regno di Spagna, concentrando le sue energie sui moriscos, ossia i musulmani convertiti al cattolicesimo dopo la Reconquista spagnola. Aveva rifiutato di farsi nominare vescovo di Siviglia per seguire meglio la sua creatura  inquisitoriale, e all’etra di 78 anni morì e fu sepolto ad Avila il 16 settembre del 1498, nella città che nel 1515 ebbe i natali una grande santa religiosa carmelitana, Santa Teresa D’Avila.

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