LA MORTE DEL BARONE TENENTE GENERALE LUIGI AMATO A MOLA

Stemma araldico della Famiglia Amato
Stemma araldico della Famiglia Amato
La tomba di Piccolomini nella Cattedrale di Gaeta
La tomba di Piccolomini nella Cattedrale di Gaeta

Riceviamo da Daniele Iadicicco della associazione Terrarunca la segnalazione di un illustre militare che non ha avuto i natali nel nostro golfo, ma è voluto venire a morire qui, e anche le testimonianze storiche non riportano notizie in tal senso, comunque sicuramente sarà almeno passato dalle nostre zone quando imperversavano le truppe napoleoniche di Murat.

Parliamo di Luigi Amato, che calabrese di origine cosentina venne a morire qui a Formia ospite di un nobile suo amico, ma ne parleremo, prendendo come spunto il testo originale di uno storico dell’epoca che ha ritratto una serie di figure che si sono distinte nel Sud dell’Italia in imprese militari, che si chiama Mariano d’Ayala che ha scritto “Le vite dei più celebri capitani e soldati” della Stamperia dell’Iride del 1843, riportando anche i passi più significativi tratti da questo scritto, che riporta nel suo elenco anche un nativo di Gaeta, il capitano di vascello Giovanni Bausan.

Luigi Amato nasce ad Amantea in Calabria e come descrive il luogo di nascita dell’Amato L’antica Lampetra, famosa per tenacità di proposito nella devozione all’ Aragonese sventurato, e per ìsdegno alle lusinghe di re Carlo VIII, fu l’ albergo natlo di Luigi nell’anno della redenta salute 1753. Cristofaro Amato e Catterina Marincola de’ marchesi della Petrizia furon gli amorosi e nobili suoi parenti,…” Essendo di origini nobili nbon poteva non entrare prima o poi tra i cadetti militari, infatti fu cadetto nel nazional reggimento Messapia fin dal dicembre dell’ anno 1768, eravi pur nominato luogotenente all‘uscire ch’ei fece nel 1772 da quelle ricordevoli pareti dell’Accademia, in cui gentilmente e con sufficiente dottrina aveaci tolto militare educazione fra gli alunni del si palese battaglione Ferdinando , comechè da solo un anno ordinato , cioè nel settembre del 1771.” Essendo italiano del settecento qualcuno potrebbe far fatica. Entra nel servizio attivo militare nel 1772 venne promosso luogotenente, una sorta di tenente odierno. Sempre nello scritto di D’Ayala ei partiva col suo reggimento, governato dal colonnello Raimondo Arezzo, alla volta di Tolone, per aflorzar con gli altri nostri reggimenti pedestri, Re, Borgogna, real Napoli, real Macedone, e con le artiglierie ancora e col battaglione della marineria il presidio della munitissima fortezza di Tolone, e far questa con Lione ed altre città siccome grande base di militari operazioni a trarre forse innanzi in lunghe linee strategiche contro gli eserciti repubblicani, i quali minacciavano i troni di Europa e chiamavano i popoli tutti a generale rivolta.” Stiamo parlando della prima coalizione contro la repubblica francese che usciva dal regicidio di Luigi Augusto Capeto (Luigi XVI) e della regina di Francia Maria Antonietta d’Asburgo (non era la prima volta che un Borbone di Francia sposavano un Asburgo, è accaduto diverse volte nella storia di questo regno, ma la vezzosa Maria Antonietta dimostrò come sapevano morire le regine). Qui si dimostrò valente in combattimento e guadagno subito i gradi sia di capitano e poi di maggiore. Le truppe francesi avevano dimostrato di essere imbattibili perché combatterono con il cuore  raggiunsero risultati incredibili, e per quanto riguarda il regno di Napoli, il sovrano, che avendo il suo esercito subito una sonora sconfitta, si ritirò in Sicilia, era il tempo dei sanfedisti e del cardinale Ruffo di Calabria, della repubblica Partenopea, e qui il nostro maggiore Luigi Amato passò tra le file francesi dove nel corso degli anni fece una notevole carriera.La dichiarazione della repubblica partenopea il D’Ayala la descrive così: La repubblica era proclamata. Il primo monitore napoiitano sabato 2 di febbraio 1799, annunziava i venti cittadini per comporre la rappresentanza nazionale, comechè a venticinque avevano a sommare. Appresso poco di tempo è creata la municipalità nostra: Serra, Montemiletto, de Gennaro,Caraffa, Giuseppe e Diego Pignatelli , Bruno, Avella (Pagliuchella) , Ruggì, Daniele, la Greca, Roselli, Stile, Gargano, Dino, Coppola, Vitaliano, Piatti, Jazeolla, Carlomagno. Dividevasi ili reame in undici dipartimenti” Questi erano i civili. E i militari? Ecco che troviamo chi erano i comandanti militari della città: “Comandava la città di Napoli ed i forti sulle prime il general Busca , prode italiano a’servigi di Francia , poi Federici, e da ultimo il nostro Luigi Amato, innalzato a capo legione , cioè generale di brigata.” Dal Borbone di Napoli il nostro Luigi Amato è passato con le truppe repubblicane francesi di Napoleone Bonaparte. Dopo il 1799 essendo tornati i Borboni a Napoli, andò in esilio in Francia e da lì ritorno nel 1806 nominato colonnello della Gendarmeria. “Nell’anno 1808 che fu innalzato a general di brigata ed insignito addì 19 di maggio della commenda dell’ordine mìlitare delle Sicilie.” Divenne sempre in quell’anno comandante dell’armate della Calabria. D’Ayala mette l’accento sulle qualità di quest’uomo d’armi che all’occorrenza sapeva anche destreggiarsi bene come politico: “Destro nel maneggio delle pubbliche faccende, sostenitore zelantissimo della tranquillità, ma senza voler tirannicamente schiavo il pensiero, non entrava profano nel tempio augusto degli altrui; lari;e se un sospetto mai gli avessero suscitato le sempre facili e calunniose menti degli spregevoli deleteri ed iniqui, comandava si vigilare ed intercettare o lettere o scritture sospette, ma non bassamente rovistare e sconvolgere e rifrugare e porre anche in sequestro i preziosi depositi del pensiero, cui l’uomo di lettere la sua vita consagra, e pur le segrete nobilissime manifestazioni del Cuore di un amante di uno spese di un padre di un amico, ed anche i titoli che avea la modestia ne’l’orzieri seppelliti per sempre. Per la qual cosa, poi che di altre durezze credevasi aver celà bisogno nel massimo teatro del commercio di Sicilia e d’Inghilterra, venia il nostro Luigi tramutate al governo degli Abruzzi , dove per la ricchezza de’suoi pregi e l’importanza de’servigi toccò l’eminentissime posto di luogotenente generale all’apparire dell‘anno 1811, fatto eziandio con diploma onorando e con largo feudo nobil barone del regno.”

Si, divenne proprio un nobile sotto il regno napoleonico di Murat, perché aveva combattuto il brigantaggio (non dimentichiamo il Pezza, alias Fra Diavolo imprigionato e condannato a morte proprio sotto i napoleonici di quel tempo). Risparmiato il Murat dalla restaurazione seguita alla disfatta di Napoleone prima di Lipsia nel 1813 e poi successivamente di Waterloo nel 1815, e nonostante il tentativo poi di Murat di riprendersi il trono, temeva l’Amato di poter fare una brutta fine ed invece viene perdonato dai Borboni definitivamente ritornati al trono di Napoli sotto il titolo del regno delle Due Sicilie: “Dividevansi i pedoni in quattordici colonnelli per legge del di 18 di settembre 1816, cioè Re Regina Principe Principessa Borbone Farnese Real Napoli Real Palermo Leopoldo Corona e quattro leggieri, Marsi Sanniti Calabri e Bruzi, chiamandone supremo ispettore il tenente generale Luigi Adolfo di Resenheim. Si ricomponevano ad un’ora le equestri milizie sotto la disciplina del Fardalla , e maggior generale dell’esercito veniva eletto Minichini. Appresso due giorni,che furon dati novelli generali alle militari divisioni, il barone Amato fu di colà trasferito alla terza, composta dalle due provincie di Basilicata e del citerior Principato, nelle quali si stanziavano i due reggimenti Farnese e real Napoli governati dal marchese de Majo, pigliando il general Campana il comando delle armi in Salerno , il luogotenente colonnello del Carretto quello di Matera temporalmente.”

Infatti il Barone Amato compari nella costituzione dell’Ordine di san Giorgio della Riunione e promosso cavaliere di Gran Croce, ma non andò oltre il grado di generale, anche per i passati trascorsi nelle armate napoleoniche. L’ultimo incarico ottenuto fu quello di comandante del Reggimento della Prima Divisione a Gaeta, nella piazzaforte militare, ed aveva chiesto di andare lì perché considerava l’aria del Golfo un toccasana per la sua salute, Ma il D’Ayala riporta la cronaca della sua morte: Di si difficili tempestosi negozîi si sciolse da ultimo il barone Luigi Amato e con gioia vera e sentita; che non è alla fin fine da paventare la sorte del soldato che muore glorioso sotto i colpi delle armi nemiche, ma da lamentar forte su’ pericoli di vita e, che è più, di fama, quand’hannosi.a combatter orde di assassini e di corridori. Fu lietissimo adunque di esser chiamato al reggimento della prima militar divisione. E si per debito degli. offizi suoi, si  per dare un miglior ordinamento a’ militi gaetani, e si ancora per la speranza di trarrequalche vantaggio dalla bontà. dell’ acre, ci si stanziava nel vago delizioso paesetto di Mola di Gaeta, l’anticaFormia famosa. lmperocché, comunque già da alcun tempo ci fortemente patisse di stranguria,lfetà sua, al settantesimo anno all’incirca, a gran fatica vinceva oramai gli spasimi del male,sotto i quali, fra le braccia dell’egregio cavaliere Filippo Alvito Piccolomini, venne manco al fine la sua vita travagliata. ed inferma nell‘aprile dell’anno 1820, dopo i scavi confortì di religione, che gli ministrò il dotto e chiarissimo arcidiacono Sannitri.” Della sua morte fu informato il re che da Sessa Aurunca ne ordinò funerali solenni che si tennero nella Chiesa di San Giovanni a Formia alla presenza di tutto il comando di Gaeta e il giorno dopo fu trasportato a Gaeta via mare ed il suo corpo riposa nella Cattedrale di santa Maria Assunta in Cielo a Gaeta.

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