LA MORTE DEL BARONE OLIMPICO PIERRE DE COUBERTIN

De Coubertin
De Coubertin
il barone de Coubertin
il barone de Coubertin

All’anagrafe Pierre de Fredy barone di De Coubertin, nato da una famiglia aristocratica di lontane origini italiane il 1° gennaio del 1863 a Parigi, quando era giovane rimase affascinato da una sua visita ai college americani ed inglesi e quindi cerò di impiantare il sistema educativo di questi paese nella Francia di fine Ottocento ottenendo la fama di insigne pedagogo. Questa sua caratteristica la trasferì prima nella fondazione del moderno scoutismo francese, ma soprattutto ebbe il merito di riuscire ad impiantare il sistema di educazione basato sulla centralità dell’attività fisica ed i valori umani, morali e educativi dello sport, riuscì a convincere alcuni membri di discipline sportive a ritornare ai valori delle olimpiadi dell’antica Grecia formando il primo Comitato Internazionale Olimpico nel 1894 con un convegno alla Sorbona di Parigi, stabilendo il primo presidente  nella persona del greco Demetrius Vikelas e come segretario venne eletto il barone. Le prime olimpiadi svolte in Grecia nel 1896 ebbero un enorme successo, ma dopo un periodo di flessione dovute all’introduzione delle altre due successive edizioni di Parigi e di St. Louis, le regole stabilite per le successive edizioni fecero si che le Olimpiadi divennero una kermesse dove tutti avessero il diritto di partecipare. Aggiunse nelle successive edizioni la bandiera olimpica a cinque cerchi rappresentati i cinque continenti e il giuramento olimpico di lealtà e sportività. Nel 1924 cedette la presidenza al belga Henri De Baillet –  Latour rimanendo presidente onorario fino alla sua morte avvenuta nel 1937. Il suo corpo riposa nella sede del CIO a Losanna, il suo cuore espiantato è sepolto nelle rovine della antica Olimpia dove ogni quattro anni si accende la fiaccola destinata a illuminare i giochi olimpici. La frase con cui è rimasto famoso è la seguente: “L’importante non è vincere ma partecipare. La cosa essenziale non è la vittoria ma la certezza di essersi battuti bene.”

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