La moria di delfini in Toscana non si ferma

Delfino sulla spiaggia

Una moria che non si ferma in toscana, sulle sue coste si trovano delle carcasse di questo nobile animale marino:  altri due esemplari di tursiope sono stati avvistati privi di vita al largo di Viareggio, in Versilia (Lucca) dove l’altro giorno, sulla spiaggia della Lecciona, era stato rinvenuto un altro delfino morto. Da inizio dell’anno salgono così a 40 i delfini deceduti in Toscana. Lo ha reso noto l’agenzia regionale Arpat. Ad effettuare i primi rilievi, gli uomini della Capitaneria di Porto di Viareggio che arrivati sul posto, a seguito della segnalazione telefonica di un bagnante, non hanno potuto che constatare una scena già vista quest’estate e avviarele procedure per smaltire le carcasse dopo aver informato gli enti che stanno monitorando il fenomeno dei ripetuti spiaggiamenti di delfini. Proprio qualche giorno fa la Regione Toscana ha reso noto i risultati delle analisi su 4 delfini che si sono spiaggiati tra giugno e luglio scorsi, in base ai quali sembra che sia il Morbillivirus dei cetacei (CeMv ) la causa dei decessi. E proprio in Toscana già nel 2013, e ancora nel 2016 “si è assistito ad importanti epidemie di tale virosi tra i cetacei, che però hanno interessato principalmente la specie Stenella striata”. Leindagini istologiche ed in parte quelle batteriologiche sulle carcasse risultano ancora in corso ma i dati preliminari sembrerebbero confermare il sospetto diagnostico per CeMv. La relazione della Regione conclude ricordando che “ulteriori indagini di epidemiologia molecolare, per stabilire una eventuale correlazione tra le epidemie del 2013 e del 2016, sono in corso sugli stipiti virali isolati”. Per l’assessore toscano all’ambienteFederica Fratoni, “è una risposta che in qualche modo ci aspettavamo, ma che non può certo rallegrarci visto che nel 2013 il Morbillivirus CeMv causò la morte di molti delfini. Si tratta di un virus pericoloso esclusivamente per i cetacei, che i delfini si trasmettono attraverso il contatto fisico. Dunque al momento non sembrano esserci pericoli ambientali. Attendiamo l’esito della altre quattro autopsie effettuate e delle analisi ecotossicologiche portate avanti dall’Università di Siena su richiesta della Regione Toscana, ma le analisi del primo gruppo effettuate dall’unità operativa Toscana nord dell’Istituto zooprofilattico sperimentale Lazio e Toscana non lasciano spazio a molti dubbi”.

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