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Ci sono persone che hanno più memoria di altre, la memoria dipende in parte dai geni e in parte dall’educazione, la capacità di ricordare gli eventi è legata al funzionamento di alcune aree del cervello in particolare dell’ippocampo, capace di immagazzinare i ricordi. E’ dimostrato che l’attività cognitiva ha un effetto protettivo sul cervello e quindi sulla memoria, così come praticare attività fisica, migliora la capacità di fissare i concetti nella memoria grazie al rilascio nel cervello di dopamina e noradrenalina, il fumo invece riduce la corteccia cerebrale molto più velocemente di quanto accada nel processo di invecchiamento “normale”. In ogni caso a tutti può capitare di non ricordare il nome di una persona che ci saluta per strada, di dimenticare all’improvviso il pin del bancomat o di non ricordarsi di dove si è parcheggiata l’auto, in questo caso non c’è da preoccuparsi in quanto si ritengono comuni “vuoti di memoria” e non sono il segnale di un declino cognitivo. Mentre nelle persone di mezza età e anziane in fase di ricordo si attiva la corteccia prefrontale mediale, nei giovani si attiva invece la corteccia visiva, non sempre i vuoti di memoria sono ascrivibili all’invecchiamento o alle malattie, secondo Stefano Cappa professore di neurologia all’Istituto universitario di studi superiori di Pavia, a seconda dell’età la nostra attenzione si concentra su differenti aspetti delle situazioni riservando meno attenzione al dettaglio e più al significato, quest’ultimo è il caso che succede sovente ai soggetti di mezza età. Se invece i vuoti di memoria diventano più frequenti e peggiorano nell’arco di pochi mesi tanto da pregiudicare la qualità della vita, in particolare dopo i 65 anni d’età, allora non devono essere sottovalutati in quanto potrebbero essere la spia di patologie importanti come l’Alzheimer. Gli studi di neuroscienze hanno individuato il ruolo sempre più importante del sonno nella fissazione della memoria, non esistono farmaci specifici per potenziare la memoria, ma è stato dimostrato che la dieta mediterranea ha un generale effetto protettivo sul cervello e quindi sulla memoria, da sfatare il falso mito del fosforo contenuto per esempio nel pesce. Uno studio dell’Università di Birmingham è riuscita a stabilire con l’aiuto della risonanza magnetica, che il ricordo di brutti ricordi può essere affievolito con il continuo richiamare alla memoria altri episodi positivi ed è un processo utile quando si cerca di superare qualcosa di negativo avvenuto nel nostro passato.
Rino R. Sortino

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