LA MEMORIA DEL MARTIRE ANTIMAFIA DON PINO PUGLISI

Don Giuseppe Puglisi, sacerdote di Brancaccio
Don Giuseppe Puglisi, sacerdote di Brancaccio

San Giovanni Paolo II aveva detto nella Incarnationis Mysterium che “ il credente che abbia preso in seria considerazione la propria vocazione cristiana, per la quale il martirio è una possibilità annunciata già nella rivelazione, non può escludere questa prospettiva dal proprio orizzonte di vita. I 2000 anni della nascita di Cristo sono segnati dalla persistente testimonianza dei martiri.” Infatti un prete siciliano in una lettera si rivolge a colui che aveva  aperto le porte di Brancaccio con questa affermazione: Cosa resta di te e del tuo operato dopo un anno? È certo che Brancaccio è passata da territorio emarginato ad area geografica al centro dell’attenzione», ma «si sta impostando (o si è già impostato) un lavoro diverso da quello che avevi iniziato tu. Forse ai quattro famosi peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio ci sarebbe da aggiungere un quinto: rendere inutile la morte dei profeti”.

Un profeta che però non restò inascoltato, in quanto don Pino Puglisi, nativo proprio del quartiere Brancaccio, nato dal matrimonio di Carmelo Puglisi calzolaio e Giuseppa Fana sarta trasmisero l’amore del lavoro al loro figlio che poi decise di diventare sacerdote, un sacerdote con la S maiuscola. Nel 1953 entra nel seminario diocesano di Palermo e viene ordinato sacerdote dal cardinale Ruffini nel 1960. Vice parroco nella contrada di sette cannoli,limitrofa a Brancaccio diventa insegnante in vari istituti del capoluogo di regione siciliano. La sua carriera ecclesiale è costellata da vari incarichi sia parrocchiali che anche all’interno della diocesi come quella di vicerettore del seminario minore dell’Arcidiocesi di Palermo. Ma la svolta sacerdotale l’ebbe quando venne nominato parroco a Gidrano dove vive le drammatiche vicissitudini di una faida di mafia, ponendosi come conciliatore della due fazioni in guerra. Da sempre incline a seguire le problematiche sociali, si impegna molto in vari organismi della diocesi palermitana.

Il 29 settembre ebbe il suo ultimo incarico come parroco, la parrocchia di san Gaetano nel quartiere Brancaccio dove lui è nato e cresciuto. Anche qui si interessa di varie problematiche sociali ed in particolare dei ragazzi di strada e nel 1993, aiutato anche da un gruppo di suore la cui mente creativa era suor Carolina Iavazzo e dal vice parroco Gregorio Porcaro fonda un centro per l’aggregazione giovanile e familiare del quartiere Padre Nostro, denunciando dove ci fosse l’occasione malaffare e collusioni, ma ricevendo anche minacce e intimidazioni. Lui sapeva benissimo che era di fatto “un morto che cammina”, la famiglia che controllava il quartiere aveva deciso di ucciderlo. Il detto latino, fatto proprio dalle Brigate Rosse era questo: unum castigabis, centum emendabis, bisognava dare l’esempio. Il 15 settembre del 1993, giorno del suo compleanno, in piazzale Anita Garibaldi, la moglie di colui che combatteva per la libertà della Sicilia un secolo e mezzo fa, morì per mano di Salvatore Grigoli, ma i mandanti erano Filippo e Giuseppe Graviano capimafia di Brancaccio. L’esempio di Padre Pino Puglisi, il sacerdote che non aveva paura, ha scatenato si un esempio, ma un esempio di santità collegata al martirio, tanto che cinque anni dopo il terribile omicidio, il cardinale di Palermo Salvatore Di Giorgi aprì il processo che si concluse poi con il riconoscimento del suo martirio e la susseguente beatificazione avvenuta il 25 maggio del 2013 al Foro Italico Umberto I di Palermo. Come ha scritto Papa Francesco riferendosi ai carcerati in vista del Giubileo prossimo, “tante persone che, pur meritevoli di pena, hanno tuttavia preso coscienza dell’ingiustizia compiuta e desiderano sinceramente inserirsi di nuovo nella società portando il loro contributo onesto. A tutti costoro giunga concretamente la misericordia del Padre che vuole stare vicino a chi ha più bisogno del suo perdono.”

I mandanti dell’omicidio, i fratelli Graviano, vennero condannati all’ergastolo, Giuseppe nel 1999 e Filippo nel 2001. Gli esecutori materiali dell’omicidio, Salvatore Grigoli che adesso è collaboratore di giustizia, Gaspare Spatuzza, Nino Mangano, Cosimo Lo Nigro e Luigi Giacalone, anch’essi sono stati condannati all’ergastolo.

Come disse Pio XII nel novembre de4l 1946 nella beatificazione in Piazza San Pietro di 29 martiri cinesi “Unito al sangue di Cristo, il sangue dei martiri grida verso il cielo più altamente che il sangue di Abele, sale al cospetto del Signore come incenso di soave odore per far discendere sulla terra le grazie del Padre dei lumi e delle misericordie”.

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