La forza degli interessi di partito

montecitorioIl cosiddetto Italicum è legge. La nuova legge elettorale è passata alla Camera. Cosa cambi è una questione da specialisti, ai semplici elettori cambia poco. Certamente non cambia la distanza abissale che passa tra politicanti e gente normale; distanza creata (volutamente) da una politica preoccupata più delle dinamiche di partito che di dare risposte ai cittadini e prendere provvedimenti realmente efficaci per i problemi quotidiani delle persone. La chiamano demagogia, che è un termine usato in maniera dispregiativa. Ma forse è meglio essere demagoghi che cinici indifferenti. La dimostrazione della logica delle dinamiche di partito si è avuta anche per quanto accaduto sul voto di questa nuova legge elettorale. Infatti oltre ad aver disposto il voto di fiducia gli onorevoli del Partito Democratico hanno fatto prevalere gli interessi del partito ai loro convincimenti personali. Più di qualcuno ha infatti storto il naso di fronte alla scelta di legare la legge elettorale al voto di fiducia, ma di fronte a questa ‘crisi di coscienza’ si è preferito mantenere al governo il proprio partito piuttosto che dissentire su ciò che si reputa sbagliato. In un’ottica del genere un’abile stratega può far approvare ai suoi amici di partito qualsiasi legge, anche quella che considerata la più sbagliata. In questo panorama non conta ciò che pensa il singolo politico: questi viene risucchiato nel vortice della massa. La cosa più sconvolgente è relativa alle motivazioni di tali scelte. Si è infatti convinti che mantenere un appartenente al proprio partito al governo sia sempre migliore di ogni critica alla legge di turno. È una mentalità profondamente fallace e pericolosa; infatti tradisce i meriti di ogni singolo provvedimento per mantenere e tutelare gli interessi di una setta partitica che serve solo a mantenere sé stessa piuttosto che affrontare le questioni per la quale è stata chiamata a ricoprire i ruoli che ricopre.

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