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De Jouy

Daniele Iadicicco, in qualità di presidente dell’Associazione Culturale Terraurunca, se la notizia è vera, avrebbe individuato una nuova figura di un viaggiatore che sembra essere passato dalle nostre parti: si sta parlando di  Etienne De Jouy ( (Versailles, 1764 – Saint-Germain-en-Laye 1846) che è stato un incredibile autore francese. Militare, giornalista e scrittore. In Italia lo ricordiamo anche come librettista di molti autori celebri, come Rossini, per cui scrisse il libretto di “Guglielmo Tell “. Nel suo libro “THE HERMIT IN ITALY OR OBSERVATIONS ON THE MANNERS AND CUSTOMS OF ITALY” del 1825, descrive il passaggio e la visita del Golfo, toccando Itri, Mola e Gaeta, ne restò folgorato tanto da scrivere: ” i massimi sforzi della pittura combinati con quelli della poesia non potrebbero che dare una debole idea di questa visione squisita” Ma ecco la descrizione del Golfo: “Vicino Itri, l’antica Mamurra, ci sono i resti di un mausoleo ed un po ‘più in là sorge una torre a cui il popolo del paese ha dato il nome di tomba di Cicerone, circa un miglio da Mola di Gaeta siamo venuti in vista della città e della baia di Gaeta, con le isole del golfo di Napoli e il Vesuvio in lontananza, i massimi sforzi della pittura combinati con quelli della poesia non potrebbero che dare una debole idea di questa visione squisita. Scendendo alla locanda di Mola abbiamo apprezzato la deliziosa prospettiva, mentre a cena il vino di questo luogo è considerato come un discendente dell’antico Falerno e il pesce pescato nella baia è davvero rinomato tanto quanto l’abito del popolo, molto ordinato e anche elegante, le donne portano i capelli legati in una sorta di corona sulle loro fronti e una breve sottoveste blu con un corsetto rosso forma il resto del loro costume, le loro figure sono belle e nulla può essere più voluttuoso rispetto ai loro costumi, la loro carnagione è bruna e gli occhi scintillanti e neri espressivi pieni di sentimento o passione. Questo era il primo esemplare di  look e moda dell’antica Parthenope che seducente Syren diede il suo nome alla città di Napoli. L’interno della città di Gaeta non ha niente di interessante da vantarsi di meno che non sia la banchina che costeggia il mare, le strade sono generalmente strette storte e scure, al Duomo è un antico vaso sacrificale che per una curiosa conversione, non affatto rara in Italia, viene utilizzata  come fonte battesimale. Sulla collina sopra la città si erge una torre chiamata torre d Orlando, dovrebbe essere la tomba di Numatius Planco. Tra Mola e la città c’è una notevole quantità di rovine che si estendono in mare,  tali rovine passano sotto il nome di villa Formian di Cicerone, era nelle vicinanze di questa villa che il grande oratore fu assassinato ….”

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