LA DICHIARAZIONE DI GUERRA DELL’ITALIA FASCISTA ALL’ETIOPIA

Soldati italiani in Etiopia
Soldati italiani in Etiopia
Il discorso di Mussolini del 2 ottobre del 1935
Il discorso di Mussolini del 2 ottobre del 1935
Benito Mussolini
Benito Mussolini

Mussolini non aspettava altro per vendicare la disfatta della politica coloniale della fine dell’Ottocento che l’Italia aveva miseramente fallito  basta ricordare la battaglia di Adua dove il nostro esercito venne massacrato dagli Etiopici il 1° marzo del 1896, stabilendo di fatto la fine politica di Crispi e l’ascesa definitiva di Giolitti come uomo politico di fine secolo. Mussolini nonostante gli aggiustamenti territoriali che aveva ricevuto negli anni precedenti come risarcimento del mancato riconoscimento delle giuste aspirazioni dopo le conferenze di pace del 1919, aveva però l’obiettivo di occupare l’Etiopia. Ma c’era un problema, ossia questa nazione faceva parte della Società delle Nazioni che di fatto tutelava le controversie internazionali a Ginevra, ma già si era dimostrata incapace di reagire all’invasione giapponese nella Manciuria. Per quanto riguarda l’Italia l’incidente che poi qualche mese dopo provocò l’intervanto militare in Etiopia fu l’incidente ai pozzi di Ual-Ual dove ascari eritrei vennero attaccate da truppe etiopiche dove nel presidio italiano ci furono 80 morti, Mussolini pretese delle scuse ufficiali e il risarcimento danni, ma il negus Hailé Selassie, che sottobanco finanziava questi gruppi che invadevano sistematicamente i confini italiani, aveva detto che già all’indomani della sconfitta di Adua L’Italia era pronta ad invadere il suo paese. Ma Mussolini non ci stava a questo gioco, anzi dopo aver assunto il Ministero delle Colonie il 16 gennaio, il 19 gennaio la Società delle Nazioni riconobbe la buona fede del governo italiano e si mostrò pronta a mediare tra le parti interessate: era chiaro che Inghilterra e Francia non volevano perdere l’appoggio dell’Italia in Europa. Ma poi l’Italia aveva insistito con le sue azioni, e forte anche dell’opinione pubblica il 2 ottobre del 1935 affacciatosi sul balcone di Palazzo Venezia a Roma fece un discorso memorabile e alquanto retorico sulla decisione di invadere la nazione etiope che ormai era una  necessità. Dopo l’invasione che non venne seguita da nessuna dichiarazione di guerra ufficiale, la Società delle Nazioni di fatto imposero delle sanzioni economiche contro l’Italia, che oltre a far reagire Mussolini imponendo il regime dell’Autarchia economica, di fatto moltissime nazioni che non erano aderenti alla Società delle Nazioni come gli Usa e l’URSS rifornirono di fatto l’Italia dei beni che aveva bisogno, rendendo inutili le sanzioni.

Ma qui riportiamo il testo del discorso di Mussolini del 2 ottobre del 1935:

“Camicie nere della Rivoluzione! Uomini e donne di tutta Italia! Italiani sparsi nel mondo, oltre i monti e oltre gli oceani: ascoltate.

Un’ora solenne sta per scoccare nella storia della Patria.

Venti milioni di uomini occupano in questo momento le piazze di tutta Italia. Mai si vide, nella storia del genere umano, spettacolo più gigantesco. Venti milioni di uomini: un cuore solo, una volontà sola, una decisione sola. La loro manifestazione deve dimostrare, e dimostra al mondo, che Italia e Fascismo costituiscono un’identità perfetta, assoluta, inalterabile. Possono credere il contrario soltanto cervelli avvolti nelle nebbie delle più stolte illusioni, o intorpiditi nella più crassa ignoranza su uomini e cose d’Italia, di questa Italia 1935, anno XIII dell’Era fascista.

Da molti mesi, la ruota del destino, sotto l’impulso della nostra calma determinazione, si muove verso la mèta : in queste ore, il suo ritmo è più veloce e inarrestabile ormai! Non è soltanto un esercito che tende verso i suoi obiettivi, ma è un popolo intero di 44 milioni di anime, contro il quale si tenta di consumare la più nera delle ingiustizie: quella di toglierci un po’ di posto al sole.

Quando, nel 1915, l’Italia si gettò allo sbaraglio e confuse le sue sorti con quelle degli Alleati, quante esaltazioni del nostro coraggio, e quante promesse. Ma dopo la vittoria comune, alla quale l’Italia aveva dato il contributo supremo di 670 mila morti, 400 mila mutilati, e un milione di feriti, attorno al tavolo della pace esosa non toccarono all’Italia che scarse briciole del ricco bottino coloniale.

Abbiamo pazientato tredici anni, durante i quali si è ancora più stretto il cerchio degli egoismi che soffocano la nostra vitalità. Coll’Etiopia, abbiamo pazientato quaranta anni! Ora basta!

Alla Lega delle Nazioni, invece di riconoscere i nostri diritti, si parla di sanzioni.

Sino a prova contraria, mi rifiuto di credere che l’autentico e generoso popolo di Francia possa aderire a sanzioni contro l’Italia. I seimila morti di Bligny, caduti in un eroico assalto che strappò un riconoscimento d’ammirazione dello stesso comandante nemico, trasalirebbero sotto la terra che li ricopre.

Io mi rifiuto, del pari, di credere che l’autentico popolo di Gran Bretagna, che non ebbe mai dissidi con l’Italia, sia disposto al rischio di gettare l’Europa sulla via della catastrofe, per difendere un paese africano, universalmente bollato come un paese senz’ombra di civiltà.

Alle sanzioni economiche opporremo la nostra disciplina, la nostra sobrietà, il nostro spirito di sacrificio. Alle sanzioni militari risponderemo con misure militari, ad atti di guerra risponderemo con atti di guerra. Nessuno pensi di piegarci senza avere prima duramente combattuto. Un popolo geloso del suo onore, non può usare linguaggio, né avere atteggiamento diverso!

Ma, sia detto ancora una volta nella maniera più categorica, e io ne prendo in questo momento impegno sacro davanti a voi, che noi faremo tutto il possibile perché questo conflitto di carattere coloniale non assuma il carattere e la portata di un conflitto europeo. Ciò può essere nei voti di coloro che intravvedono in una nuova guerra, la vendetta dei templi crollati, non nei nostri.

Mai, come in questa epoca storica, il popolo italiano ha rivelato le qualità del suo spirito e la potenza del suo carattere. Ed è contro questo popolo, al quale l’umanità deve talune delle sue più grandi conquiste, ed è contro questo popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di navigatori, di trasmigratori, è contro questo popolo che si osa parlare di sanzioni.

Italia proletaria e fascista. Italia di Vittorio Veneto e della Rivoluzione, in piedi! Fa che il grido della tua decisione riempia il cielo, e sia di conforto ai soldati che attendono in Africa, di sprone agli amici e di monito ai nemici, in ogni parte del mondo grido di giustizia, grido di vittoria!”

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