LA DICHIARAZIONE DI GUERRA DELL’AUSTRIA-UNGHERIA CONTRO LA SERBIA IL 28 LUGLIO DEL 1914

L'Imperatore d'Austria - Ungheria Francesco Giuseppe d'Asburgo con nipote
L’Imperatore d’Austria – Ungheria Francesco Giuseppe d’Asburgo con nipote

Il 28 giugno del 1914 venne assassinato a Sarajevo in Bosnia Erzegovina l’arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo con la moglie morganatica Sofia de Hohemberg, un colpo di pistola che l’eco risuonerà per tutte le diplomazie europee del tempo in quanto questo colpo di pistola esploso dalla pistola di Gravrilo Princip, appartenente alla formazione paramilitare nazionalista serba Mano Nera, che si proponeva di poter rendere la Bosnia Erzegovina stato da annettere alla Serbia per via della vicinanza religiosa. Questo problema nasce esattamente nel 19°8 quando in seguito alla cacciata degli ottomani dall’Europa Balcanica, si era annessa questa regione dopo diversi annoi di amministrazione controllata per poi decidere in seguito di essere annessa alla Serbia o farla diventare nazione indipendente. All’inizio la reazione delle diplomazie europee fu abbastanza tiepida, anche perché non si teneva conto dell’azione indipendentista che nei vari paesi europei stava sfociando – l’Italia aveva il problema delle terre irredente di Trento e Trieste – tanto che l’ambasciatore britannico a Roma aveva commentato che, pur condannato il crimine, “la gente ha considerato quasi provvidenziale l’eliminazione del compianto arciduca.” Tranne la Germania, il quale Kaiser Guglielmo II, amico personale dell’arciduca asburgico ebbe una reazione bellicosa, tanto che venne informato da un telegramma a Kiel dove si trovava per lo svolgimento di una regata velica. L’Austria – Ungheria da questo capì che poteva contare sull’aiuto della Germania in caso di dichiarazione di guerra, il famoso assegno in bianco come venne definito poi dalla politica internazionale di quel tempo. Al di là delle manifestazioni e delle dichiarazioni politiche che troverebbero spazio per una trattazione in due volumi, il fatto rilevante da parte austriaca è che venne presentato al governo serbo di Belgrado un ultimatum il 23 luglio nella quale l’Austria accusò la Serbia di aver disatteso la dichiarazione d’intenti rivolta alle grandi potenze alla fine della crisi bosniaca,il governo di Vienna intimò a quello di Belgrado di farpubblicare sulla “Rivista ufficiale” serba del 26 luglio una nuova dichiarazione, di cui riportava il testo. Essa impegnava la Serbia a condannare la propaganda antiaustriaca, riconosceva la complicità di funzionari e ufficiali serbi nell’attentato di Sarajevo e impegnava Belgrado a perseguire per il futuro con il massimo rigore tali macchinazioni. Il governo serbo si doveva impegnare inoltre: Il governo austriaco attendeva la risposta del governo serbo entro le ore 6 pomeridiane di sabato 25 luglio. Il testo lasciava, come si vede, ampio margine d’azione all’Austria-Ungheria, benché tutto facesse pensare, in caso di inadempienza serba, alle estreme conseguenze.

Le reazioni all’ultimatum da parte delle diplomazie europee erano molto diverse, ma la risposta che diede il governo di Belgrado era molto significativa: il primo Ministro Nikola Pašić lavorarono giorno e notte tanto che la macchina da scrivere si ruppe e furono costretti a redigere il comunicato a mano. I serbi erano pronti ad accettare tutte le richieste fatte dal governo di Vienna tranne quella dell’arresto del nazionalista Milan Ciganović,  capo dell’organizzazione Mano Nera, fatto allontanare dallo stesso governo serbo. Intanto la Serbia si preparava alla mobilitazione generale delle sue forze armate il 25 luglio. Vedendo che le risposte del governo serbo non erano assolutamente sufficienti l’Austria – Ungheria decise di fare la guerra, consegnando la dichiarazione al governo della Serbia. Infatti Risoluto ormai ad entrare in guerra al più presto, il governo austriaco si trovò nella necessità di chiedere l’autorizzazione all’Imperatore Francesco Giuseppe, In un’istanza di Leopold Berchtold all’imperatore del 27 luglio, si osservò che la risposta serba, per quanto inutile nella sostanza, era stata redatta in modo conciliante e poteva suggerire all’Europa tentativi di soluzione pacifica se non si creava subito una situazione netta. Nel documento si fingeva anche la circostanza che truppe serbe da piroscafi sul Danubio avevano sparato su truppe austro-ungariche, ed occorreva dare all’esercito quella libertà d’azione che avrebbe avuto solo in caso di guerra. Francesco Giuseppe accolse l’istanza di Berchtold e alle ore 12 del 28 luglio un telegramma con la dichiarazione di guerra partì per Belgrado, l’Austria dichiarò ufficialmente guerra alla Serbia, confidando nell’appoggio tedesco nel caso in cui il conflitto si fosse esteso. Era iniziata la Prima Guerra Mondiale o la Grande Guerra, ma molti non ne fecero caso. Questa guerra durerà 1598 giorni, insanguinerà tutte le nazioni europee ed ci saranno campi di battaglia ritenuti impensabili per il coinvolgimento delle nazioni belligeranti nel conflitto, determinando la caduta degli Imperi centrali e ridimensionando la potenza germanica, preludendo con i trattati di pace che sverranno stipulati nel 1919 ad un nuovo conflitto mondiale che sarà alquanto sanguinoso. L’Italia parteciperà al conflitto solamente circa un anno dopo, ossia il 24 maggio del 1915.

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