Impianti di itticoltura

Dispiace ricordare quetse cose , ma quando Maria Rita Manzo, assessore della giunta Bartolomeo quarter, si era spesa in prima persona per quetsa battaglia appoggiata anche da qualche consigliere regionale, in quanto nel 2010 c’è stata una delibera che ha dichiarato l’area del Golfo “zona sensibile”, con tutte le implicazioni che questa delibera ha comportato. Ma in realtà, a parte qualche intervento in qualche convegno organizzato dalla Manzo invitando dei consiglieri regionali, che si sono preoccupati di rassicurare gli animi su questa questione, non c’è stato nessun pèrovvedimen to fattivo. E la recente decisione della Regione Lazio di delegare la questione ai Comuni con decisione pilatesca e non salomonica, rischia di far acuire un dibattito politico che perterà a mantenere lo status quo sulle acque interne del Golfo in tema di concessioni di itticoltura che verranno a breve rinnovate, nonostante siano in scadenza. Ma Maria Rita Manzo, che adesso fa parte del direttivo Art. Uno/Leu provinciale, nonché attivista da sempre su questa battaglia, non ci sta assolutamente a dichiarare bandiera bianca, e ha rilanciato con un comunicato inviato alla stampa, affermando che la battaglia politica continua sulla delocalizzazione, nonostante che tutto sembra essere contro questo tipo di discussione. Ecco quello che ha scritto la Manzo: “ Interveniamo per l’ennesima volta su un tema che è ormai un simbolo delle nostre battaglie in campo ambientale. Non molleremo mai la presa, ritenendo l’applicazione della ormai nota a tutti deliberazione regionale per l’istituzione dell’area sensibile del Golfo un punto fermo nell’ottica della tutela del mare e della sua salute. Nel nostro Golfo insistono, affacciandosi sul litorale di Vindicio di Formia, impianti di acquacoltura e pescicoltura , le cui ricadute in termini di inquinamento marino (pescicoltura in particolare) sono purtroppo anche esse note , rappresentando ormai da troppo tempo un ostacolo serio al decollo della nostra riviera sotto numerosi profili . La delocalizzazione degli impianti è prevista da una delibera regionale del 2010 e , nonostante le varie enunciazioni e sollecitazioni , nulla si è mosso finora . Rinnoviamo la necessità di mettervi definitivamente un punto e di intervenire , predisponendo lo spostamento off shore degli impianti. . Ribadiamo sempre – per chiarezza e per sgombrare il campo da ogni possibile strumentalizzazione o incomprensione – che tale intervento non andrebbe ad interferire o danneggiare le imprese. La difesa del lavoro e delle attività economiche legate alla itticoltura e pescicoltura è patrimonio importante del nostro Golfo e non c’è mai stata alcuna volontà di colpire un settore produttivo come questo. La proposta – risalente ad oltre 10 anni fa e mai applicata – prevede la DELOCALIZZAZIONE e non la eliminazione degli impianti .Eventualità questa che , a nostro giudizio, aiuterebbe questo settore anche a migliorare la qualità del prodotto ittico. Liberare il Golfo dalla impiantistica è un obbligo e ora che siamo in prossimità della scadenza delle concessioni , chiediamo si accelerino le procedure per lo spostamento. La novità, peraltro, secondo cui la materia delocalizzazione passerebbe ai Comuni renderebbe tutto più agevole e nel contempo consentirà di non nascondersi più “dietro il dito “ Se La competenza sulla concessione del demanio marittimo per l’acquacoltura è ormai dei Comuni, immaginiamo che la relativa documentazione sia già al vaglio degli Uffici comunali competenti. Non sarà il caso di informare la cittadinanza? Non sarà il caso di rendere noto a tutti quali decisioni si stanno predisponendo? Quali azioni congiunte sono state pensate affinchè si possa nei tempi brevi a nostra disposizione intervenire e finalmente avviare congiuntamente al rinnovo delle concessioni l’iter di spostamento degli impianti? Vorremmo essere a conoscenza degli atti amministrativi che si sono predisposti. Si era vagheggiata la possibilità di una rete di confronto tra enti e istituzioni per la tutela del mare, della quale non si intravvedono tracce. Temi di carattere ambientale come questi che segnano il destino della nostra città e del nostro comprensorio necessiterebbero di decisioni chiare ed anche partecipate. La partecipazione è invece sempre più una pratica politica solo declamata ma mai praticata e la cittadinanza e le associazionismo dei territori sono esclusi. Sarebbe auspicabile un tavolo di confronto politico- amministrativo aperto alle forze sociali e politiche del territorio. Art Uno , in un’ottica partecipativa e democratica, si fa promotore di un Comitato Area sensibile e delocalizzazione Impianti del Golfo di Gaeta , con una iniziativa aperta a chiunque voglia su questo tema dare un contributo e rafforzare la proposta di realizzare lo spostamento off shore degli impianti d pescicoltura e dare compiutezza all’area sensibile (Formia, Gaeta, Minturno) Il 31 dicembre scadono molte concessioni. Le nuove norme rendono protagoniste le amministrazioni comunali. Formia alzi la voce. Ovviamente la competenza regionale e la responsabilità dell’Ente rimangono – e sotto questo punto di vista lo sollecitiamo – in merito alla realizzazione dell’Area sensibile che coinvolge tutto il Golfo e che è stata istituita – lo ripetiamo – con una delibera regionale che non può essere ignorata. I Comuni oggi più direttamente coinvolti dalle nuove norme non potranno quindi prescindere – a nostro giudizio – da quanto stabilito dalla Regione Lazio.”

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