La convenienza dell’autodiscriminazione

discriminazione-gay-lavoro«Questa non sarà una Expo ‘gay friendly’ o che abbia un atteggiamento positivo verso le persone gay, lesbiche e trans» il perché, però, non è dato saperlo. Queste le parole di Flavio Romani, presidente di Arcigay. Nell’intervista rilasciata a Klaus Davi si capisce come manchino delle motivazioni e come in assenza di queste si ricorre alla prepotenza economica: «Tutte le ricette di mercato evidenziano come il pubblico LGBT abbia una forte capacità di spesa e sia assolutamente di tendenza nel settore del turismo e del commercio. Ma questo non sembra essere stato minimamente recepito e tradotto in fatti concreti. Al di là delle promesse e degli annunci, nessun segnale è stato dato alla comunità gay italiana e internazionale». Della serie: noi abbiamo molti soldi e siamo pronti a darveli in cambio della possibilità di sfruttare la vostra manifestazione per la nostra propaganda. Cosa c’entra lo stand gay a una manifestazione sul cibo, però, è un mistero. Questi signori dovrebbero capire (e lo hanno capito, ma gli conviene così) che non sottolineare le differenze significa molto spesso che queste differenze non vengono percepite, ergo che non c’è discriminazione, ma perfetta integrazione. Proprio per questo non c’è bisogno di creare riserve indiane per mostrare al mondo qualcosa così diverso quando non viene considerato come tale. Sono loro che si discriminano, che vogliono dimostrare una diversità anche laddove non esiste. E lo fanno per poi frignare in maniera teatrale che sono perseguitati e quindi devono essere tutelati più degli altri (quindi discriminati, cioè trattati diversamente). Questo è un ricatto, una strategia perfetta atta a ottenere un trattamento privilegiato. Ma questo trucco in molti non lo hanno capito. E costoro possono continuare a inculcare la loro ideologia a un Paese in mano a grembiulini complici e ignoranti. Sono così prepotenti che chiunque non ceda alle loro pressioni e ricatti viene messo alla pubblica gogna, reo di aver – nell’abusato e sbandierato panorama della libertà di parola – rifiutato le loro proposte. Al prossimo gay pride posso avere un carro o uno stand in cui inneggio alla famiglia? Se mi dicono di no posso sostenere che costoro sono familiofobi?

Articoli Correlati

- No Comments on this Post -

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *