Missione di Lancio Grande
Missione di Lancio Grande
Statua di Frà Jupinero
Statua di Frà Jupinero
Missione di San Juan
Missione di San Juan
Missione fondata da Frà Jupinero
Missione fondata da Frà Jupinero
Frà Jupinero
Frà Jupinero
Junipero Serra
Junipero Serra

Perché una canonizzazione di un frate francescano avvenuta nella prima volta nel suolo degli Stati Uniti d’America  ha fatto così scalpore? Miguel José Serra Ferrer nacque a Petra nell’isola di Maiorca il 24 novembre del 1713,  il 14 settembre del 1730 entrò nell’Ordine dei Frati Minori prendendo poi il nome di Jupinero (Ginepro in Italiano) in onore di uno dei primi compagni del Poverello d’Assisi, Ginepro. Era molto abile nello studio in particolare in filosofia, e dopo essere stato ordinato sacerdote si dedicò all’insegnamento, ma non tralasciando il suo ministero di predicatore come insegnava la regola dei Francescani. Aveva un ardente spirito missionario che dopo alcuni anni, e precisamente quando ebbe 33 anni decise di partire per le Americhe ad evangelizzare gli indios delle regioni spagnole del Nord America, e il Messico fu la sua destinazione. Giunge in Messico dopo otto mesi di navigazione e cento leghe a piedi, nonostante la ferita ad una gamba che lo accompagnerà per il resto della sua vita. Dopo una decina d’anni trascorsi come predicatore itinerante nelle dicesi messicane, per frate Jupinero arrivò una nuova sfida. Nel 1767 i Gesuiti vennero espulsi dalle diocesi spagnoli, erano gli anni dove I Gesuti ebbero il loro scioglimento decretato poi qualche anno più tardi, e qualcuno doveva prendere il loro posto e quindi le loro missioni passarono ai Francescani ed il re di Spagna dette il beneplacito a questo passaggio anche perché temeva l’arrivo dei russi che si erano stabiliti nella Alaska (che poi nel corso dell’Ottocento divenne americana per via di una compravendita). Fra’ Jupinero si rimette in cammino insieme al suo compagno inseparabile fra’ Francisco Palou, e con lui riesce ad evangelizzare tutta l’Alta California, amministrando oltre seimila battesimi ed avendo avuto il permesso di conferire le Cresime, quindi una sorta di vicario generale, conferì oltre cinquemila cresime andando sempre a piedi, tanto da meritarsi il titolo di El Gran Caminante, nonostante l’ulcera che aveva nella gamba ferita riuscendo a fondare in quel territorio nove missioni tra le quali ricordiamo Jalpán (dedicata a san Giacomo), Conca (a san Michele Arcangelo), Landa de Matamoros (all’Immacolata Concezione), Tilaco (a san Francesco d’Assisi) e Tancoyol (a Nostra Signora della luce). Da tener presente che questo lavoro lo svolse come superiore dei francescani in questa regione. Queste missioni erano in territorio indiano, con una passione e una dedizione verso costoro da padre, tanto che con alcuni governatori spagnoli ebbe spesso momenti di scontro, tanto che la sua presenza fu talmente ingombrante che riuscì a far rimuovere un governatore dalla sua carica perché da buon padre spirituale non sopportava soprusi e vessazioni verso la sua gente che egli amava come figli, dando loro la dignità di uomini e non considerati come schiavi quali erano sotto il dominio spagnolo, per cui le accuse che prima della canonizzazione sono state fatte verso questo nuovo santo che i Francescani possono annoverare nelle loro file di santi e beati sono assolutamente infondate, anche se Fra’ Jupinero Serra era figlio del suo tempo, perché molti missionari si comportavano secondo i dettami imposti dalla legislazione coloniale e non secondo i dettami di Santa Romana Chiesa. Il 28 agosto del 1784 egli morì nella missione di Carmel dopo essere stato morso da un serpente velenoso. E proprio un  professore americano contesta coloro che hanno avuto il coraggio di contestare questa canonizzazione: Non è legittimo fare di Serra un sostituto per tutti e 65 gli anni dell’esperienza missionaria in California», commenta Robert Senkewicz, professore di storia alla Santa Clara University. «Se si vuole parlare di genocidio contro i nativi della California, accadde durante la corsa all’oro, dopo il 1850. Nonostante i loro errori, nessun missionario in California fece proprio il ritornello “il solo indiano buono è quello morto”. E nelle missioni californiane non vi fu nulla che si possa connettere a stragi come Sand Creek o Wounded Knee».

San Giovanni Paolo II lo beatificò il 25 settembre del 1988 e delle missioni che lui fondò rimane in piedi ai giorni nostri la missione di San Juan de Capestrano costruita nel 1782 e qui il frate francescano vi officiò la cresima di 213 persone nellottobre del 1783). Papap Francesco lo ha canonizzato il 23 settembre, e si ricorda che una statua di questo frate in aspetto eroico si trova nel parco del Golden Gate a san Francisco, ma anche una sua statua si trova come rappresentante della California, lo stato in cui egli divenne un grande evangelizzatore nella sala dei Congressi della Capitale. Il suo motto era “aavnti, sempre avanti”, e quello che ha detto Papa Francesco nell’omelia riguardo questo nuovo santo è sicuramente edificante: “Ed oggi ricordiamo uno di quei testimoni che ha saputo testimoniare in queste terre la gioia del Vangelo: Padre Junipero Serra. Ha saputo vivere quello che è “la Chiesa in uscita”, questa Chiesa che sa uscire e andare per le strade, per condividere la tenerezza riconciliatrice di Dio. Ha saputo lasciare la sua terra, le sue usanze, ha avuto il coraggio di aprire vie, ha saputo andare incontro a tanti imparando a rispettare le loro usanze e le loro caratteristiche. Ha imparato a generare e ad accompagnare la vita di Dio nei volti di coloro che incontrava rendendoli suoi fratelli. Junipero ha cercato di difendere la dignità della comunità nativa, proteggendola da quanti ne avevano abusato. Abusi che oggi continuano a procurarci dispiacere, specialmente per il dolore che provocano nella vita di tante persone. Scelse un motto che ispirò i suoi passi e plasmò la sua vita: seppe dire, ma soprattutto seppe vivere dicendo: “Sempre avanti”. Questo è stato il modo che Junipero ha trovato per vivere la gioia del Vangelo, perché non si anestetizzasse il suo cuore. E’ stato sempre avanti, perché il Signore aspetta; sempre avanti, perché il fratello aspetta; sempre avanti per tutto ciò che ancora gli rimaneva da vivere; è stato sempre avanti. Come lui allora, che noi oggi possiamo dire: sempre avanti.”

 

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