Teatro Remigio Paone
Teatro Remigio Paone
Don Luigi Merola
Don Luigi Merola
Antonia De Franscisco con Don Merola, il Capitano De Nuzzo e il Sindaco Bartolomeo
Antonia De Franscisco con Don Merola, il Capitano De Nuzzo e il Sindaco Bartolomeo
I relatori al convegno al Remigio Paone
I relatori al convegno al Remigio Paone
Il Sindaco Bartolomeo con Don Merola
Il Sindaco Bartolomeo con Don Merola
Il Questore De Matteis con il Capitano de Nuzzo
Il Questore De Matteis con il Capitano de Nuzzo

Nell’ambito delle iniziative legate al mese della legalità che si sono svolte a Formia in marzo, il 10 marzo c’è stato un incontro con le scuole nel teatro Remigio Paone, dove sono stati invitati relatori d’eccezione: don Luigi Merola, parroco anti camorra di Napoli, il Questore di Latina Giuseppe De Matteis , il Capitano della Compagnia dei Carabinieri di Formia Giovanni De Nuzzo ed il sindaco di Formia Sandro Bartolomeo.

Un confronto, una lezione inusuale di legalità spiegata da chi questi problemi li affronta tutti i giorni, per far capire ai ragazzi che cosa è la criminalità organizzata e come riconoscerla.

Si comincia con il parroco di Napoli, don Merola, che già in diverse occasioni è stato invitato nelle terre del Sud Pontino per parlare e di far capire cosa bisogna fare per affrontare il problema, anche perché questo sacerdote vive una realtà a contatto con i ragazzi di strada nei quartieri di Napoli, e lo stesso sacerdote nel suo esordio introduttivo a detto ai ragazzi presenti di non perdere tempo perché con una occasione come questa la scuola si apre al territorio, si apre ai testimoni, ed essendo anche un insegnante lo stesso prelato ha avuto qualche problema con le alte istituzioni, in quanto è sotto procedimento giudiziario per aver attaccato l’allora ministro Maria Stella Gelmini ( Ministro dell’Istruzione nel governo Berlusconi). Lui viene dalle realtà dei quartieri di Scampia prima e della sanità adesso come insegnante, e per lui è inconcepibile far applicare dei regolamenti scolastici quando lui stesso nella prima ora è impegnato a far entrare i ragazzi che non hanno nessuna intenzione di entrare a scuola, quindi un ora che è bruciata comunque., e quindi la sua situazione non è come quella di Roma o di Milano ma è diversa. Come è impensabile far seguire dei programmi scolastici quando non si hanno neppure le palestre per fare scienze motorie (una volta si diceva ginnastica), e quindi di conseguenza non c’è più il gusto e la volontà di andare a scuola, e quindi ha invitato i ragazzi a vivere la propria scuola, ad essere le sentinelle del proprio plesso scolastico, perché la scuola è di tutti, non è del preside o di un determinato insegnante, ma è di tutti i cittadini, devono essere i ragazzi i primi carabinieri della propria scuola. La legalità è un abito che abbiamo cucito ogni giorno addosso, non può essere l’abito della domenica, non è solo il rispetto delle regole in quanto ci sono stati parlamentarti che si sono creati delle leggi ad personam. La legalità per Don Merola è quello che fa ogni giorno con la sua A’ voce de’ creature, cioè togliere i bambini dalla strada ma in modo ordinario, cioè facendolo tutto il giorno, e per questo motivo si è fatto anche tanti nemici, tanto da finire sotto scorta. Per lui non è possibile che un bambino sia già segnato al momento della sua nascita come gli capita di avere l’87% dei bambini che hanno i genitori in carcere, un bambino non nasce già con la volontà di delinquere, ma lo si diventa. La prima medicina da utilizzare per sconfiggere le mafie è lo studio, e non cercare di guardare programmi come Uomini e Donne di Maria De Filippi, che lui considera come peccato mortale (ma è un prodotto della odierna società massimalista e consumistica). E il sacerdote ha voluto lasciare la platea, proprio perché doveva andare a Roma per questa causa, leggendo un brano dell’ultimo libro scritto con Raffaele Cantone “Legalità e camorra”, di una bambina di sette anni: “Caro Don Luigi, mi chiamo Paoletta, tengo sette anni, faccio la seconda elementare, mi piace assai assai andare a scuola, si imparano un sacco di cose, si fanno anche un sacco di giochi. L’altra mattina la maestra l’altro giorno ci ha fatto ripetere i ritornelli di Natale, perché viene Natale e dobbiamo ripetere le poesie. A me la maestra mi ha messo dentro al coro perché dice che ho una bella voce e quando mi farò grande diventerò pure una cantante, chissà, io spero di si. Ci stavamo così divertendo all’improvviso nel mio quartiere, nella mia scuola abbiamo sentito delle botte, dei rumori forti, a Capodanno a Scampia sparano sempre queste botte che fanno tanto rumore e fanno spaventare noi bambini. Però questa volta la maestra ha fatto la faccia bianca bianca ha detto “Bambini, non vi muovete, vado a vedere che cosa sta succedendo.” E’ uscita dalla classe la maestra ed è andata a vedere che cosa stava succedendo. Nel cortile della scuola a terra c’era un pupazzo, un pupazzo curioso come quelli di Halloween. Il bidello è salito sopra le scale per prendere una scopa, ed ha fatto una cosa importante, è salito sopra in presidenza, è andato a prendere dei fogli grossi di carta, ha preso questi fogli, è sceso giù nel cortile e gli ha messo sopra questi fogli di carta, ma i piedi uscivano fuori, da sotto il pupazzo ha cominciato a scorrere l’acqua rossa, pareva sangue, allora mi sono venuti i ricordi, ho capito che a terra non c’era un pupazzo, a terra ci stava una persona vera e le botte che avevamo sentito non erano l botte di Natale, mi sono spaventata, me ne sono andata in classe e mi sono messa a piangere, e ho pensato a quello che è successo l’anno scorso, mi portarono via e da qual giorno non ho visto più il mio papà. La mamma dice che è partito per un paese lontanissimo, che presto ritornerà, ma io non ci credo. La maestra è tornata, ci ha fatto uscire dietro la scuola, c’erano tutte le mamme ad aspettarci, c’era anche la mia mamma, mi sono aggrappato a lei e sono andata a casa senza dire una parola. Io e mia mamma abitiamo a Scampia, un palazzo grandissimo, al diciassettesimo piano, dove non posso scendere perché giù si spaccia la droga, mi è venuto un mal di testa, non ho voluto mangiare e non ho fatto neppure i compiti, ho pensato ai grandi che si odiano, che adesso sono arrivati a spararsi pure dentro la mia scuola. Io non ho fatto niente di male per meritare tutto questo, io sono solo una bambina.”    

E il sacerdote napoletano dopo aver letto questo passo ha fatto capire come il primo cancro che bisogna sconfiggere è l’ignoranza, solo una solida educazione può sconfiggere altri cancri come le mafie, ma se uno si comporta bene sempre, prima o poi ha delle soddisfazioni nella vita, anche perché una persona non si deve sentire padrone della vita o della morte di qualcun altro, e quindi l’illegalità è un male da combattere. E poi l’arrivo di Papa Francesco non da più alcuna scusante, un papa che dice buongiorno o buonasera alle persone che incontra, nel modo con cui si è presentato senza la croce d’oro che i suoi predecessori hanno portato, un papa che fa tutto da sé, anche portarsi la borsa quando scende dall’aereo, è un segno forte di servizio. Quindi avere delle scuse per non far niente non è buono per la nostra vita, perché poi dà il senso del non rispetto delle regole.

La storia di Paoletta che è stata letta, non è altro che un esempio di come Don Luigi Merola affronta il problema dei ragazzi nei quartieri a rischio con la sua associazione che ha fondato nel quartiere Arenaccia, una struttura dove i bambini possono scegliere di essere qualcosa di diverso, il loro destino  non è segnato in partenza, quindi il sacerdote ha dato gli strumenti primari per dare ad ogni ragazzo presente nel teatro la capacità di scegliere quello che si vuole diventare.

Ma come riconoscere il male, ma soprattutto cosa è il male? Questa è la domanda posta al Capitano De Nuzzo. Il male è una parola che purtroppo fa parte della nostra vita, della nostra esistenza, ed il male ha varie accezioni, non c’è una sola accezione di male. Per la sua visione di militar impegnato il male coincide con l’illegalità e riconoscerlo è una cosa molto importante per tutti., quindi bisogna da subito avere le idee chiare su ciò che è lecito e su ciò che non è lecito fare. Non è semplice come sembra perché le cose illegali sembrano semplici, ma andando in profondità così non è. Anche perché imparare le regole basilari che impartiscono i genitori, gli insegnanti e gli educatori è cosa molto importante, ci sono delle regole che sono stabilite dal vivere civile, dalla religione, quindi sono tante e non sempre facili da rispettare. Per cui se non si rispettano la prima volta magari non succede niente perché non sarete scoperti e magari non ci sarà il vigile urbano che vi potrebbe fare una contravvenzione perché non si è parcheggiato come si deve, oppure il carabiniere che in quel momento non vi ha visto assumere una sostanza stupefacente, ma nel medio e lungo termine l’illegalità non ha futuro, perché prima bisognerà fare i conti con la propria coscienza e poi con la legge. E quando succede la persona avrà dei problemi, una persona che in questa società non troverà posto, ed allora fin da subito bisogna scegliere il campo su cui giocare questa partita della vita e della legalità, perché noi facciamo parte di una società, che ha delle regole ed alcune di queste regole vanno osservate senza nessuna interpretazione. Il tema della camorra spiegata ai ragazzi è un argomento abbastanza importante, e quindi per aiutare i ragazzi a  dare una percezione del problema, la moderatrice De Francesco ha letto un brano del libro di Marcello D’Orta “Io speriamo che me la cavo”, da cui è stato tratto anche un film con l’attore Paolo Villaggio: “La camorra è facile entrare, ma difficile a uscire. Uno ci può entrare perché è disoccupato e ha bisogno di soldi e subito li trova perché nella camorra c’è sempre da fare. Poi se trova un posto di lavoro se ne vorrebbe uscire, ma non lo fanno più uscire. Solo uno che se ne voleva uscire lo hanno picchiato pure con i caschi ed è rientrato nella camorra. Una moglie se la sera vede un fil sulla camorra non può neanche parlar se il marito è un camorrista, per uscire dalla camorra l’unica cosa che si può fare è non entrarci proprio.”

La concezione che un ragazzo del Golfo di Gaeta non può essere la stessa che possono avere i ragazzi che abitano nelle provincie di Napoli e di Caserta, in quanto la Campania è una regione che storicamente questo fenomeno si è radicato come quando vengono reclutati giovanissimi che servono a far di vedetta per i boss o farli spacciare la droga o persino usarli come killer in quanto non possono esser imputabili in un processo. Ma è un processo che si è esteso oltre il confine Regionale della Campania, purtroppo il fenomeno è trasversale geograficamente, perché la camorra assume altre facce e quella più difficilmente individuabile è quella che si annida nei soldi. Falcone, nella sua lotta contro la criminalità organizzata diceva che bisognava seguire i piccioli, perché sono appunto i soldi che fanno il più grande interesse della camorra. Il capitano continua la sua conversazione con i ragazzi dicendo che a Formia la camorra non c’è in quanto tale, ma dalle risposte dei ragazzi si sente la percezione che questo fenomeno comincia a prendere piede anche nelle nostre zone perché prendendo esempio dalla sua esperienza trascorsa in Calabria dove è presente in modo massiccio la criminalità organizzata, si evince che le organizzazi0oni malavitose hanno dei tratti più o meno comuni che sono la presenza di un territorio dove nasce e si sviluppa la criminalità organizzata, per esempio la camorra in Campania o della mafia in Sicilia, ma come si diceva prima, queste organizzazioni hanno allargato i propri confini espandendosi sia in Italia che al di fuori dei confini nazionali. Per quanto riguarda ulteriori distinzioni, si può dire che una famiglia o un clan controlla un determinato territorio, e per quanto riguarda Formia che si trova nelle vicinanze della provincia di Caserta dove opera il clan dei casalesi è una realtà che è stata evidenziata dalle relazioni che vengono fatte semestralmente dalla Direzione Investigativa Antimafia e che nella parte del Sud Pontino ci potrebbe essere una influenza dei casalesi che si manifesta in diversi modi, perché essi come le altre organizzazioni criminali, sono uno stato dentro lo stato, con una organizzazione di tipo gerarchico e che ogni membro ha dei compiti o responsabilità a seconda dell’incarico che gli viene affidato dal capo clan, che ha a disposizione un vero e proprio esercito e con una propria organizzazione finanziaria. Se il potere economico della camorra inizialmente poggiava sull’agricoltura e i mercati agricoli, oggi non è più così perché il potere economico della camorra si è adattato a quelle che sono le esigenze contingenti in questo momento, ed anche la crisi economica in atto ha un grosso ruolo negli investimenti della camorra. Se l’usura e le estorsioni rappresentavano le entrate principali della camorra, attualmente la stessa ha dovuto rivedere il proprio meccanismo finanziario perché le attività commerciali hanno risentito pesantemente della crisi, per cui le entrate adesso provengono da altri versanti come il traffico delle sostanze stupefacenti, che anche nel basso Lazio hanno avuto una graduale espansione. Ma non solo droga, anche il giro delle scommesse illegali, video poker e tutto ciò che comprende questo mondo, in quanto è la nuova frontiera della camorra sulla quale ci ricava milioni di euro, ma anche la prostituzione e il traffico illecito di rifiuti tossici, un nuovo versante dove la camorra ricava molto denaro.

A questo punto interviene il Questore di Latina Giuseppe De Matteis, il quale comincia anche lui a spiegare ai ragazzi cosa significa la camorra, esordendo nel dire che a circa 100 km di qua, ma anche meno, fatti come l’accoltellamento di un ragazzo a Gaeta succedono tutti i giorni, rapine, omicidi, ma che un ragazzo abbiamo un coinvolgimento emotivo diretto qui nel Golfo non c’è perché appunto la distanza impedisce questo sconvolgersi per un fatto negativo che succede a 100 km, in quanto il nostro sistema cerebrale ha questo tipo di dinamica reattiva. Perché la camorra si chiama così?  Sulla sua nascita ci sono molte leggende, e quando ero a Milano interrogando un collaboratore di giustizia, costui aveva raccontato la leggenda di tre cavalieri di nome Osso, Mastrosso e Castagnosso che partendo dalla Spagna ed arrivati in Italia avevano dato origine alla Camorra, alla Mafia e alla ‘Ndrangheta, perché questi signori delinquenti vogliono nobilitare le proprie origini. Per quanto riguarda la Camorra, la sua origine semantica deriva dalla parola araba Al- Kamar che significa Pizzo. Queste storie sono state inventate ad arte per far avvicinare i giovani in particolar modo all’organizzazione criminale. Il Questore, come il prima il Capitano, quindi invitava ciascuno dei ragazzi presenti per affrontare la famosa scelta di campo della vita dopo la fine degli studi. La Camorra come funziona? Essenzialmente essa chiede appunto il pizzo a quei commercianti che prende di mira altrimenti essi fanno azioni di distruzione del locale ed altro, dopo di che chiede gli appalti, ma il business principale è lo spaccio degli stupefacenti. Che deriva dalla coltivazione della coca, la Cocaina (questa sostanza si trova anche nella Coca Cola, un tempo questa bevanda alla fine del XIX secolo era stata utilizzata come sciroppo per la tosse), una sostanza che anche molte persone usano, perché essa costringe il cervello a funzionare più velocemente. La pianta in Sudamerica non costa nulla perché nasce spontanea, anzi addirittura negli anni precedenti si è intensificata la coltivazione di questa pianta, da cui si estrae il principio attivo, che è la Coca. Da questo traffico il guadagno è di circa 170%, cioè da un euro si guadagnano 170 euro circa. Giocoforza se una persona compra una dose a 25/30 euro, si può capire il guadagno che ne deriva. Dal guadagno della droga, la camorra ovviamente deve investire questo enorme surplus di denaro e lo investe nella compravendita di negozi, di case, di palazzi, di alberghi, cioè riciclaggio di denaro illecito. E specialmente in un momento di crisi economica come questo quando si aprono attività che non c’è nessuno, quanto meno il sospetto è lecito. Quindi c’è un impatto devastante della camorra nella società, non ti lasciano in pace se non intervengono le forze dell’ordine perché la camorra vuol far vivere nella paura e nella povertà le persone. La camorra va odiata, perché essa è male e perciò non bisogna accettare soprusi da chicchessia ma fidarsi delle istituzioni, e quindi quando succedono queste situazioni andare immediatamente dalle forze dell’ordine perché la camorra rende schiavi chi ci entra.

La camorra bisogna soprattutto temerla e poi odiarla, tenerla a distanza utile di sicurezza, non accettare prevaricazioni da queste persone malvagie che ci possono obbligare ad accettare cose che non vogliamo e soprattutto non si possono accettare persone che scelgono al posto nostro. Ed il Capitano dei Carabinieri De  Nuzzo è intervenuto in questo senso dicendo che fare finta di niente è controproducente. E lui personalmente è intervenuto in alcune circostanze quando ha saputo che un figlio di tal …. voleva far pesare il suo cognome solo per prevaricare, questi comportamenti poi sono sati denunciati e stroncati sul nascere.

Il sindaco Bartolomeo è intervenuto a sua volta dicendo che Formia ormai ha assunto a livello culturale una dimensione allargata rispetto alla origine della stessa città in quanto cittadini e cittadine di provincie come Napoli o Caserta che si sono stabiliti qui stanno creando un tessuto sociale diverso, un esperimento come lo definisce lo stesso sindaco di Formia. Per quanto riguarda la presenza della camorra nella sua città, ha esordito che cognomi di certe famiglie di malavita stabilite qui è una presenza che non si può negare, in quanto residenti di questo comune, ma soprattutto ci sono stati investimenti importanti da parte di personaggi legati alla camorra che poi una volta scoperti sono stati confiscati e consegnati alla municipalità per utilizzarli a scopi sociali, come otto appartamenti, una villa, un ex albergo (che però è in condizioni che a dir pietose è senz’altro un complimento), più altri investimenti che sono sotto l’osservazione diretta della magistratura. Ma questo non vuol dire che Formia è una città di camorra, ma semplicemente che utilizzano denaro guadagnato in modo illegale per investire, come fanno le persone che hanno guadagnato dei soldi e vogliono comprarsi una casa o un’attività. Lo stesso sindaco Bartolomeo ha comunque chiarito che atti intimidatori contro l’amministrazione non ce ne sono stati, anche perché li avrebbe denunciati immediatamente. Così come alcuni di questi soggetti cercano di impiantare certe abitudine diverse dalle nostre, come quello che è successo a Piazza Santa Teresa un po’ di tempo fa che ha determinato anche la chiusura di un bar aperto recentissimamente. Quindi il pallino è nelle mani dei ragazzi che frequentano le scuole in questa città, che loro possono decidere di cambiare la loro vita in meglio.

Un altro intervento del questore De Matteis ha potuto chiarire la dinamica della trasversalità della criminalità organizzata. Lui, quando era un giovane commissario, era stato destinato a Domodossola, paesi ai confini con la Svizzera, e si era accorto che in quel paese erano residenti moltissimi calabresi che avevano instaurato lo stesso sistema di vita delle loro zone di residenza, e solo una indagine accurata aveva portato all’arresto di numerosi affiliati alla ‘ndrangheta che avevano fatto numerosi investimenti nella Val d’Ossola già nel 1985, e lui ha introdotto un concetto che si chiama negazionismo, cioè per molto tempo si è negata l’infiltrazione della criminalità in tante zone d’Italia, ma solo oggi finalmente ci si rende conto del problema e si sta cercando di combattere la situazione, e lo stesso concetto è stato ribadito dal Capitano De Nuzzo che ha parlato anche della commistione tra criminalità organizzata e politica anche alla luce dei fatti avvenuti a Roma (Mafia capitale è un esempio di questo concetto), perché alla criminalità organizzata non interessa combattere lo stato, ma con esso ci vuole fare affari e nient’altro, infatti l’errore fatto nell’uccidere i giudici Falcone e Borsellino determinando la reazione dello stato che arrestò uno dopo l’altro i più pericolosi latitanti di mafia come Totò Riina, non lo faranno mai più. Questa lezione di legalità con le scuole ha dato molti spunti di riflessione sulla vita e soprattutto sul problema “camorra”, che i relatori invitati supportati dalla moderazione preziosa di Antonia De Francesco ha avuto sicuramente nella mente dei ragazzi un motivo per riflettere.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui