La battaglia di Arausio

L’invasione di Cimbri e Teutoni (due tribù germaniche), che nemmeno i Galli riuscivano ad arginare, mise in allarme Roma. I barbari avevano rinunciato a valicare le Alpi, ma scegliendo come obiettivo la Gallia, provocarono l’intervento romano. Dopo 5 anni di devastazioni, un esercito di Romani e loro alleati, guidato dai consoli Gneo Manlio e Servilio Cepione, li affrontò sul fiume Rodano, nei pressi di Arausio (oggi Orange, nel Sud della Francia) il 6 ottobre 105 a.C. I due comandanti erano però in pessimi rapporti. Cepione, invidioso del collega e ansioso di prendersi la gloria tutta per sé, schierò i propri uomini tra il nemico e Manlio, per tagliare fuori quest’ultimo dal combattimento. Fu un errore grossolano, che consentì ai Germani di affrontare, una alla volta, le due armate romane, spazzarle via con facilità ed espugnare entrambi i campi. Oltre ai legionari, morirono quasi tutti i civili al seguito (portatori e vivandieri) e i prigionieri furono impiccati. Soltanto 10 furono risparmiati, per portare la notizia a Roma. Solo Caio Mario riuscì a fermare l’invasione dopo qualche tempo.

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