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E’ un articolo che è apparso sul quotidiano Repubblica il 31 ottobre sulle pagine di Roma a firma di Clemente Pistilli, e prima di citare cosa ha risposto la asl, vale la pena inserirlo per capire di che cosa si tratta.

Prescrive farmaco salvavita a un anziano, la Asl di Latina gli pignora lo stipendio: “Risarcisca le spese” di Clemente Pistilli

Il medico di base nel corso del tempo ha fatto diverse prescrizioni di un farmaco broncodilatatore a un settantenne con un’insufficienza respiratoria cronica e che proprio per tale patologia è deceduto tre anni fa

31 OTTOBRE 2020

Ha prescritto un farmaco salvavita a un suo paziente, un anziano che tirava avanti con una pensione modesta, e per tutta risposta la Asl lo ha condannato a risarcire parte delle spese sostenute per quel medicinale. Protagonista della vicenda un medico di base di Fondi, a cui l’Azienda sanitaria di Latina, al fine di recuperare le somme contestate, ha ora pignorato un quinto dello stipendio. Il dottor Vincenzo Cataldi, nel corso del tempo, ha fatto diverse prescrizioni di un farmaco broncodilatatore a un settantenne con un’insufficienza respiratoria cronica e che proprio per tale patologia è deceduto tre anni fa.

La terapia era stata assegnata all’anziano da uno pneumologo dell’Asl. Secondo l’Azienda però è sufficiente una somministrazione di quel farmaco due volte al giorno e non quattro come faceva l’anziano, che ricorreva con maggiore frequenza al broncodilatatore non riuscendo a respirare. Effettuati dei controlli sulle prescrizioni, l’Azienda sanitaria pontina ha quindi contestato al medico di base le spese per l’acquisto di confezioni del medicinale ritenuto in eccesso, ha inviato un’ingiunzione di pagamento al camice bianco e, nonostante le spiegazioni di quest’ultimo, lo ha condannato a pagare. Una decisione presa dal Comitato per l’appropriatezza prescrittiva, che ha pignorato lo stipendio mensile del dott. Cataldi per recuperare circa 1.400 euro”

“Se non avessi dato al paziente quel broncodilatatore gli avrei causato un’insufficienza respiratoria precoce – assicura il medico di base – e in in scienza e coscienza non mi sono sentito di negargli le prescrizioni”. A criticare la scelta fatta dall’Azienda sanitaria, rivolgendosi al dottor Loreto Bevilacqua che ha firmato il provvedimento, sono ora le stesse figlie dell’anziano nel frattempo deceduto, Katia e Loredana. “Nostro padre, che ormai non c’è più, non riusciva a respirare. Spesso era costretto ad usare la medicina in questione, prescritta dallo specialista pneumologo,anche quattro volte al giorno. Ma cosa doveva fare, morire soffocato? Lei – specificano rivolgendosi al dott. Bevilacqua – sicuramente avrebbe potuto comprarlo quel farmaco (circa 70 euro la scatola) ma un pensionato di 500 euro al mese non può, altrimenti non mangia. Il nostro dottore, oltre a curarlo amorevolmente, gli diceva sempre, nelle frequenti visite domiciliari, di cercare di limitarne il consumo, ma lui non poteva farne a meno”. Ancora: “Non serve sanzionare. Bisogna saper aiutare ed armarsi di buon senso. Annulli quel provvedimento vergognoso”. “Ho visitato un paziente positivo, ora ricoverato al “Goretti” di Latina – afferma il dott. Cataldi – e oggi sono in quarantena. L’Asl, nonostante Fondi sia stata zona rossa, non ci dà neppure i dispositivi protezione e poi ci fa pagare i farmaci che usiamo per poter salvare vite umane”.

Il medico ha fatto il suo dovere e per questa L’Azienda Sanitaria di Latina ha voluto rispondere a mo di replica a questo articolo facendo rpevalere le sue ragioni con una nota inviata alla stampa:

In relazione al contenuto dell’articolo apparso su Repubblica.it il 31 ottobre 2020, dal titolo “Prescrive far-maco salvavita a un anziano, la Asl di Latina gli pignora lo stipendio: “Risarcisca le spese”, la Direzione della ASL di Latina ritiene necessario precisare che allo scopo di contrastare il fenomeno dell’iperprescrizione far-maceutica, sono state poste in atto diverse strategie. Alcune di queste hanno riguardato l’organizzazione di momenti di confronto con i medici prescrittori, sia individuali che collettivi di natura formativa, che hanno determinato risultati soddisfacenti.

Oltre a questo, sono state istituite, in conformità dai contratti e dagli accordi collettivi nazionali, specifiche Commissioni paritetiche per la valutazione dell’appropriatezza alla quale partecipano, oltre ai medici della ASL, Medici di Medicina Generale, Pediatri di Libera Scelta e specialisti ambulatoriali che operano sul terri-torio.

Ai medici iperprescrittori, viene richiesto di motivare le scelte effettuate che, quando non giustificate da evidenze scientifiche e dalle buone pratiche cliniche, determinano l’adozione di sanzioni come accaduto nel caso di specie. È opportuno sottolineare che tutte le decisioni della Commissione per l’appropriatezza prescrittiva, sono state adottate all’unanimità o, in ogni caso, senza voti contrari.

Che la Commissione non abbia intenti di carattere persecutorio, ne sono prova la Composizione paritetica, la modalità di lavoro, basata sul contraddittorio, e l’approccio unanime nell’adozione delle decisioni conseguen-ti. Va inoltre rilevato che i parametri impiegati per l’individuazione di pratiche iperprescrittive, già include valori che considerano ampiamente la naturale variabilità dei comportamenti prescrittivi legati alle condizioni soggettive ed individuali degli assistiti.

Nessun desiderio, quindi, di penalizzare chi prescrive farmaci utili per la cura dei soggetti che ne hanno bisogno, ma il perseguimento dell’obiettivo di fornire segnali chiari laddove, attraverso la prescrizione di farmaci in notevole soprannumero rispetto al necessario, si rende necessario tutelare proprio la salute delle persone malate che potrebbero subire effetti collaterali, anche gravi, da un’assunzione eccessiva di farmaci. D’altronde, si comprende facilmente che non è aumentando la dose del farmaco, abbondantemente oltre la so-glia massima stabilita, che si può stabilizzare lo stato di salute di un paziente, ma attraverso l’adozione di stra-tegie terapeutiche alternative che, nel caso del medico in questione, non sono state prese in alcuna considerazione.

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