imagesQualche tempo fa a Paternò comune della provincia di Catania, centinaia di persone erano intente a passeggiare lungo le strade della cittadina, per festeggiare la patrona, Santa Barbara, poi presi dall’impegno, i capi gruppo decisero di deviare il loro percorso e dirigersi sotto casa di un noto esponente del clan Santapaola per fare un doveroso omaggio, all’importante personaggio attualmente detenuto. I portatori dei due cerei, con tanto di musiche del film “Il padrino”, eseguirono a turno la “annacata”, il doppio “inchino” e il dondolamento si svolse davanti al figlio del detenuto che in seguito riprese la scena con il telefonino, per poi mettere in rete le immagini, della durata di 25 minuti, con tanto di bacio finale nel corso della processione. A ‘omaggiare’ il boss, che abita vicino al Municipio, sarebbero stati due cerei, portati a spalla da alcuni portantini, e “l’omaggio” accadde tra le 12.55 e le 13.20: alcuni carabinieri in servizio, dopo aver constatato che due cerei si erano fermati davanti all’abitazione della famiglia mafiosa collegata al clan dei Santapaola, comunicarono tempestivamente l’accaduto al Questore di Catania Marcello Cardona, che su conforme orientamento del prefetto, disposero nei confronti dei due comitati organizzativi, il divieto di svolgere altre manifestazioni religiose simili nell’immediato futuro. Secondo la questura di Catania, tale episodio deve ritenersi una chiara manifestazione di forza intimidatrice, tipica del potere mafioso, che con una condotta pregiudizievole causa difficoltà al mantenimento dell’ordine e della sicurezza pubblica nell’ambito della festività in corso. Il risalto di questa notizia, creò sconcerto nel paese del catanese, in quanto la festa di Santa Barbara è l’appuntamento religioso più importante della città, dove ogni anno vi partecipano migliaia di persone. Non è la prima volta che si verificano casi del genere, anche in altre parti del Sud Italia sono accaduti, ma quest’ultimo episodio è giunto dopo la decisione di papa Francesco di nominare vescovo un prete di frontiera, Roberto Filippini, che nell’ultima omelìa aveva convinto i carcerati ad inginocchiarsi davanti a Dio e non davanti ai mafiosi. Il Presidente della Commissione Antimafia dell’Assemblea Nazionale della Sicilia ha inteso rilasciare queste dichiarazioni “mi chiedo come mai ce ne siamo accorti così in ritardo, visto che l’assurdo rito degli inchini si ripete da tempo e non solo a Paternò, i portatori hanno eseguito a turno il classico ‘dondolamento”, simulando un inchino riverenziale davanti al figlio del detenuto, e poi si si sono congedati con il rituale del bacio finale”.

Rino Sortino
Author: Rino Sortino

Giornalista e opinionista televisivo, nel passato ha partecipato in qualità di opinionista a trasmissioni quali "passione sport" presso lazio tv e gold tv

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui