Ci sono stato, io, al Centro di accoglienza “Baobab” di via Cupa a Roma. Ci sono andato insieme a mia figlia di sei anni e poi da solo. Per portare cibo, giocattoli e latte. L’ho fatto perché credo nella solidarietà tout-court! Ho visto occhi grandi e sorrisi immensi, un via vai chiamato altruismo da far “paura” al qualunquismo individualista del nostro tempo. Ho toccato con mano il dolore, lo spavento e la disperazione. Ho visto, io, lo straordinario lavoro dei volontari. E, a mia figlia, ho insegnato ad amare il prossimo, sempre! Ho stretto mani ed ascoltato “thanks my friend!” ad emozionare l’anima. Ho, io, semplicemente lasciato parlare il mio cuore. Sì, je suis Paris, ma anche Baobab, perché nulla accade se non siamo noi a volerlo, nulla cambia se non siamo noi – in primis – a volerci cambiare. Sono entrato, in punta di piedi l’ho fatto, forse per timore di non voler disturbare o forse per rispetto dell’intimità altrui. Chi è altrui? Altrui è chi scappa da guerre assurde, altrui è chi non ha più nulla, altrui è coraggio, altrui è magnifica voglia – malgrado tutto e tutti – di continuare a vivere. Di sperare e non sparare o sparire! Je suis Paris, certo, mais je suis aussi Baobab! Ho respirato, io, nei mesi, un’aria pura. Ho percepito il desiderio di aiutare veramente, senza secondi fini o propagande elettorali. Je suis Paris. Ma anche Baobab, la cui accoglienza per chi arriva da lontano è fantastica. Il Baobab è una fiaba, esclusa dai tavoli del potere e circostanziata nei tavolini della fame. Il Baobab è una dolcissima e piccolissima bimba che – finalmente – può dormire serena, un ragazzo arrivato stanco e distrutto dopo chilometri di vita fatti di terrore, una mamma a cui l’orrore ha spento la luce. Il Baobab è “semplicemente” questo: solidarietà e amore. Je suis Paris. Ma anche Baobab…..

Riccardo Sanna

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