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Gianluca Mattioli è personaggio noto nella città di Latina, uno dei pochi in Italia ad essere nello stesso tempo neurologo e psicoanalista, dopo aver studiato Neurologia ed essersi specializzato in Psicoanalisi presso la facoltà di Medicina dell’Università “La Sapienza” di Roma, ha frequentato l’Istituto di Neuropsichiatria Infantile, Psichiatria Adulti, Istituto di Malattie Nervose e Mentali, e Dipartimento di Scienze Neurologiche. L’attività svolta è sempre stata quella di ricerca e sperimentazione in Laboratorio con animali ed in clinica con studi sul dolore e sul sogno, ha pubblicato due libri e centinaia di lavori sul cervello emotivo, epilessia e sentimenti, inoltre nel corso della sua lunga carriera ha partecipato a trasmissioni Rai e altre emittenti televisive. Sempre specifici e interessanti sono stati i suoi seminari presso l’Università di Roma e presso la Sala Conferenze dell’Ordine dei Medici di Latina, l’esperienza più importante è durata dal 1989 al 1995 con 150 insegnati della provincia di Latina in incontri e seminari annuali sulle prevenzione e lotta alla droga.
Dottor Mattioli ci illustra come si è sviluppato originariamente il suo interesse per la psicologia?
Cominciai fare il pilota militare in quanto non andavo d’accordo con la mia famiglia, per loro esisteva solo mio fratello, ero l’ultimo figlio, il terzogenito, quello non desiderato e non avendo un buon rapporto con mio padre e con il suo lavoro, preferii entrare in aeronautica dove incontrai un collega militare figlio di albergatori. Quando i suoi genitori si separarono, iniziò la lotta per l’eredità degli alberghi, lui e sua sorella ne diventarono vittime, al punto che a 18 anni decise di scappare di casa per fare il pilota militare ed è li che lo incontrai. Volavamo insieme, non ci faceva paura niente, si volava con un aereo di 600 cavalli di potenza, un caccia bombardiere, in quei luoghi in Sardegna nel 1969 non c’era nessuno e potevamo fare ciò che volevamo,se vedevamo una barca in mezzo al mare, gli passavamo sopra a 50 cm a 600 Km orari. Questo collega un giorno mi chiese se a me succedeva, io non riuscivo a capire cosa volesse dire, ma dopo mi raccontò che quando faceva le acrobazie, incredibilmente aveva l’orgasmo, è come se avesse avuto “un rapporto sessuale” con l’aeroplano, ne sono rimasto sconvolto di questa affermazione, ho continuato a fare il pilota l’ho fatto per tre anni, ma poi mi sono congedato ed iscritto a Medicina, in realtà mi incuriosiva studiare il cervello e la follia, ma era stato lui, il mio collega il responsabile di questa decisione epocale.
Nella storia antica come veniva affrontato il problema della follia?
Nel 1400 la follia era come un dente malato avvelenato nel cervello, uno andava a togliersi questo dente malato e di conseguenza la malattia spariva, la follia è sempre stata considerata in questo modo, nel 1475 un pittore che si chiamava Jeronimus Bosch, fiammingo, dipinse un folle seduto su una poltrona che veniva curato da un medico cerusico, questo quadro si trova al “Prado” a Madrid e descriveva la cura del folle in quegli anni. Il Cerusico nell’intervento è aiutato da un frate domenicano, un prete, perché Bosch intende dare valore al magico religioso, nel passato una delle prime funzioni della religione è stata quella di confondersi, mischiarsi con la magia, la religione è stata utile perché ha fornito dei modelli di interpretazione della vita che sono stati molto utili, noi pensiamo ad Adamo ed Eva, al Paradiso, alla mela a Caino ed Adamo (praticamente la stessa persona come ruolo).
Cosa ci può dire dei grandi Italiani che hanno lasciato una impronta nella storia?
Noi italiani abbiamo una sensibilità che ci caratterizza e per me il più grande italiano di tutti i tempi è stato Caravaggio, perché attraverso la sua semplicità è riuscito a capire i meccanismi della vita e spiegato da dove derivava la follia. Io quando parlo di Caravaggio mi si spezza il cuore, avevo otto anni quando mio padre nonostante frequentassi appena la quinta elementare, mi portò a vedere i musei a Roma. Caravaggio è stato il primo italiano ad affrontare il problema esistenziale dell’uomo e cioè la vendetta e la rabbia, noi come popolo siamo i maggiori esperti della materia e lui ce lo dimostra con il quadro che si trova nel museo di Palazzo Barberini a Roma dal titolo emblematico di Giuditta e Oleferne.
Quali sono state le sue prime scoperte nel campo scientifico?
Già al primo anno di medicina, si facevano esprimenti sui gatti perché sul piano emotivo questi docili animali sono quelli che comunicano meglio le emozioni, poi ho cominciato a leggere, a studiare e a farmi un’idea di come potesse funzionare il cervello umano, la prima scoperta che abbiamo fatto è stato il codice binario. Tutti i sistemi del cervello funzionano con un codice binario, tra loro antagonisti e integrati, il sistema più studiato è quello motorio dove si fanno due movimenti flessione ed estensione, poi c’è il sistema emotivo che è composto da due emozioni, uno è il dolore e l’altro è il piacere, se si satura un sistema si attiva quell’altro. Facciamo un esempio quotidiano: lo stato di precarietà (povertà ma non solo) satura il sistema del dolore, lo riempie e allora succede che uno stimolo doloroso trovando il sistema del dolore saturo attiverà l’antagonista ed allora i soggetto sperimenterà il piacere paradossale. La nostra scoperta è stata rivoluzionaria, lo stimolo doloroso attiverà il piacere istintivo ovvero la rabbia, l’odio la vendetta e la rivalsa, più uno è precario più è vittima del piacere paradossale, ma è un piacere paradossale istintivo che è diverso dal piacere affettivo: per es. nel piacere affettivo c’è la creazione dei legami mentre nel piacere istintivo il piacere è nel distruggere i legami. Nella situazione in cui ci troviamo oggi, con la crisi economica, il sistema del dolore è ovviamente saturo ed è facile attivare la ricerca del piacere paradossale per cui ecco gli omicidi eclatanti, il terrorismo, la gente che diventa terrorista parte da una condizione di precarietà e di conseguenza l’idea di farsi saltare in aria con una bomba ad esempio, gli procura piacere.
Cosa si può fare per non sconfinare nel piacere paradossale?
Si dorme per archiviare, il sogno invece ci informa del piacere paradossale ed è il primo campanello d’allarme della nostra rabbia, non si devono educare i nostri figli al piacere paradossale, perché altrimenti saranno figli che amano la rabbia, l’odio, la vendetta, e il rischio. Educhiamo invece i bambini a raccontare i loro sogni e a parlarne con i genitori: l’idea del suicidio per chi lo vuole fare è piacevole, chi si vuole suicidare prova un piacere paradossale, anche io ho avuto un fratello suicida, nel pensiero del soggetto vittima c’è l’attrazione per un’altra vita che lui immagina come se fosse il paradiso.
Lei ha una opinione ben precisa della fondazione di Littoria e delle altre quattro località.
Littoria la futura Latina da chi è stata fondata? Dall’Opera Nazionale Combattenti, che era un’assicurazione privata come l’Ina e le Generali e aveva fatto un contratto sulla vita a cinque milioni di soldati della prima guerra mondiale. In seguito con tutti quei quattrini, l’Opera Nazionale Combattenti si trovò a dover risarcire i parenti delle vittime e come fai a risarcire 700.000 persone che erano morte nella prima guerra mondiale? Allora comprò tutte le paludi d’Italia e le bonificò stabilendo di dare un podere e un pezzo di terra ai parenti della prima guerra mondiale dicendo loro “io ti do la terra però con un contratto di mezzadria, tu lavori con me per vent’anni a mezzadria e dopo vent’anni ti puoi compare la terra che hai lavorato”. L’Opera Nazionale Combattenti fondò Littoria, Aprilia, Sabaudia, Pontinia e Pomezia e in questo clima il fascismo intervenne perché vide grande successo, sul piano carismatico e un’occasione da non perdere, intervenne con il suo strumento privilegiato, il fanatismo, dicendo che i coloni non dovevano essere considerati più coloni ma “pionieri” facendoli diventare figure carismatiche e rivoluzionarie. Il pioniere è un modello americano e di questo fanatismo ancora oggi ne paghiamo le conseguenze per la mentalità mafiosa e fascista del pioniere. Questi si convinse: se il Fascismo ci dà questa carica carismatica allora noi possiamo rubare il 50% del grano che dobbiamo dare all’Opera Nazionale Combattenti. Io ho avuto il piacere di conoscere personalmente Saturno Piattella che mi disse: “io lavoravo la notte perché loro rubavano il grano all’Opera Nazionale Combattenti di giorno e non potevano andare in giro con il carretto carico di grano, perché se ne sarebbero accorti, quindi dovevano venire di notte per macinare il grano al mulino”. Quei coloni che impararono dal Fascismo la tecnica, quando sono diventati democristiani hanno fatto Tangentopoli, poi è arrivata la Cassa del Mezzogiorno e li i nostri genitori hanno fatto “carne da porco”. La Democrazia Cristiana persiste ancora nella mentalità di molti italiani e rappresentano il 65 per cento dei votanti che hanno votato No all’ultimo Referendum, che rappresentano la mentalità mafiosa e fascista italiana.
Qual è la sua opinione riguardo la sua città di Latina?
Noi di Latina di chi siamo figli? Del riscatto, La mentalità del latinense è purtroppo quella del parente della vittima della prima guerra mondiale che ha una sindrome, quella da risarcimento e i cittadini spesso“con una fava vogliono prendere otto piccioni”, per cui a Latina se ti compri una macchina nuova, ti possono passare vicino con la chiave, e rigartela, per il piacere di umiliarti. Io mi sono reso conto che Latina è la città d’Italia con la più alta percentuale di malattie psicosomatiche (perché c’è la sindrome da risarcimento), vuol dire che quando c’è il piacere paradossale il cervello manda dei segnali di pericolo. Se io vivo nella rabbia nell’odio e nella vendetta sono a rischio di ipertensione arteriosa, diabete, malattie della pelle come anche epilessia, sclerosi a placche, tutte queste problematiche non sono altro che segnali di pericolo nei confronti della rabbia. Qui a Latina la percentuale di cefalea (che è un segnale di pericolo che cerca di bloccare il fanatismo e la rabbia), arriva al 25%, mentre il resto d’Italia è al 12%, quasi il doppio, normalmente si viene a Latina in seguito ad una emigrazione, quindi si è in cerca di riscatto, ma il riscatto è pericoloso in quanto può portare a dei vantaggi ma anche alla follia. La rabbia è un segnale di pericolo che fa intervenire il piacere paradossale, pertanto bisogna cercare di evitarla altrimenti ci può portare l’infarto, l’ipertensione o il diabete.
Suo padre è stata una figura importante nella sua formazione, ce ne può parlare?
Mio padre è stato il primo giardiniere al Comune di Littoria e poi di Latina, contribuì a creare tutti i giardini della città, andava in giro in bicicletta con le pantofole e la maglietta, lui da operaio in seguito riuscì a trasformarsi in imprenditore ed era una persona attiva e dinamica. Le due statue a palazzo M le ha messe mio padre, a sue spese, raccolte dopo che erano state gettate in un campo. Queste statue sono l’eredità di mio padre, poi dopo tre mesi è morto, ha voluto far questo, per testimoniare che la città di Littoria era stata fondata dall’Opera Nazionale Combattenti e non dal Fascismo e quelle statue precedentemente stavano alla Casa de Contadino, costruita anche lei dall’Opera Nazionale Combattenti. “Il contadino” era il personaggio emblematico dei poveri, e rappresentava i parenti delle vittime della prima guerra mondiale, purtroppo mio padre è venuto a mancare in seguito ad un incidente stradale, dopo aver avuto una frattura della base cranica, è stato portato dalla polizia in ospedale e dopo tre ore, senza essere stato visitato da nessuno, è sopraggiunta la morte per edema cerebrale ( quando una fiala di cortisone lo avrebbe salvato). Per me quelle statue sono una questione d’onore, l’onore di appartenere alla terra dove veniva venerata Mater Matuta, la regina Romana del V Sec. AC venerata a Satricum, una donna che combatteva la schiavitù dei figli verso i padri egemoni. Satricum è l’attuale località che si trova a Le Ferriere il borgo tra Latina e Nettuno, noi di Latina ci dobbiamo considerare figli di un patrimonio storico unico, in quanto “Mater Matuta” in quei lontani tempi combatteva “il figlicidio” dei padri che uccidevano i figli e se li mangiavano e riuscì a combattere questo cannibalismo con la sessualità perenne, che professava questa divinità. A seguito di ciò si è riusciti a distogliere l’aggressività del maschio nei confronti dei figli ed a salvare l’umanità, noi abbiamo dunque un grande patrimonio culturale che deve essere ripreso e riattualizzato. Non è un passaggio banale, tutti gli animali (gatto, elefante, delfino ecc.) mangiano i figli e una volta combattuta questa modalità si è avuto lo sviluppo dell’umanità: la “Mater Matuta” è una tappa fondamentale di questo processo e oggi il nostro compito è quello di portare avanti questo percorso evolutivo.
Rino R. Sortino

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