Intervento del vescovo di Latina Mariano Crociata sul fine vita

il vescovo Crociata

C’è stato l’evento nel pomeriggio di venerdì 27 settembre, per i primi dieci anni di attività dell’Hospice San Marco. Nel corso delle celebrazioni che si sono svolte nella struttura sanitaria di Latina è intervenuto anche il vescovo Mariano Crociata che ha portato il suo saluto. Un intervento importante quello di monsignor Crociata che ha parlato anche di un tema di stringente attualità come quello del fine vita: “Porto volentieri il mio saluto per il decennale della istituzione dell’hospice S. Marco di Latina. Non si può non sentire gratitudine per la sua preziosa presenza nel panorama dei servizi su cui contare nel nostro territorio. La grave sofferenza a cui sottopongono alcuni tipi di patologie, chiede una cura e una attenzione che solo strutture attrezzate e personale specializzato riescono ad affrontare efficacemente. Impressiona in questo senso il numero di persone che hanno potuto usufruire di questo straordinario servizio. Un ringraziamento e un plauso, dunque, a tutti coloro che hanno permesso a questa struttura di essere fondata e di funzionare in maniera così efficiente come i dieci anni trascorsi mostrano. Nell’auspicio che questo servizio continui ad essere offerto con immutata competenza e dedizione, e non meno con il costante perfezionamento delle terapie e delle tecniche che la ricerca scientifica riesce a conseguire, non posso fare a meno di osservare una singolare coincidenza di questa ricorrenza con il dibattito in corso in questi giorni su un tema molto vicino ad essa. Non ho intenzione né interesse a esprimere valutazioni su interventi istituzionali o su opinioni formulate su tale questione; una riflessione soltanto mi pare opportuno svolgere sulla cultura e sul giudizio che sottostanno a tante dichiarazioni. In gioco sono due temi delicatissimi della vicenda umana:la sofferenza e la libertà. Sulla prima c’è poco da dire, se non che tutto quanto si fa per alleviarla è benedetto. Non sono soltanto io a ritenere che tanti pensieri e tante decisioni estreme sorgono soltanto dalla sofferenza e dalla paura della sofferenza. Vorrei dire con senso di ammirazione, proprio in questo luogo, che ci sono due cose assolutamente necessarie nella condizione estrema di chi è affetto da un male inguaribile: la terapia e la cura. Uso la parola cura in maniera distinta dalla terapia, perché essa riguarda la relazione personale, la cura della persona fatta di attenzione, accompagnamento, delicatezza, possibilmente affetto. Non solo la terapia è cura, ma la cura (della persona) in certi momenti diventa la terapia più efficace. Non posso dire molto, per ragioni di tempo, sul tema della libertà. Mi limito a chiedermi ad alta voce se per caso l’affermazione della libertà di porre fine alla propria vita non sia più la pretesa degli ideologi di una libertà sciolta da ogni limite e condizione, che non il desiderio di chi si trova al termine della propria esistenza. E ancora mi chiedo se la richiesta di porre fine alla propria vita da parte di persone in condizioni estreme non sia l’effetto di una desolazione e di un abbandono senza speranza, più che la lucida ponderata decisione di farla finita. Credo che finché ci saranno strutture come questa, si potrà dire che è facile capire che non abbiamo bisogno di una libertà che nega la stessa libertà, che annienta una persona libera. Il mio augurio è che l’hospice “S. Marco” possa continuare sempre più e meglio a svolgere il suo fondamentale servizio a favore di alcuni tra i più deboli della nostra comunità umana”.

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